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Ambiente

Indonesia, corsa contro il tempo per contenere la contaminazione nucleare

L’Indonesia è entrata in una fase di allarme ambientale dopo la scoperta di tracce di cesio-137 in alcune spedizioni di gamberetti e chiodi di garofano esportate negli Stati Uniti. La Food and Drug Administration (FDA) americana ha individuato la presenza...

L’Indonesia è entrata in una fase di allarme ambientale dopo la scoperta di tracce di cesio-137 in alcune spedizioni di gamberetti e chiodi di garofano esportate negli Stati Uniti. La Food and Drug Administration (FDA) americana ha individuato la presenza dell’isotopo radioattivo in agosto, durante controlli di routine su prodotti alimentari provenienti da Giacarta, e a fine settembre ha confermato una seconda rilevazione. Anche se entrambe le quantità risultavano al di sotto della soglia di sicurezza stabilita dall’agenzia statunitense (1.200 becquerel per chilogrammo), le autorità hanno imposto un blocco precauzionale sulle importazioni di due aziende indonesiane: PT Bahari Makmur Sejati e PT Natural Java Spice.

La notizia ha innescato un’ondata di ispezioni nel Paese e portato alla scoperta di dieci punti contaminati da radiazioni nella zona industriale di Modern Cikande, nella provincia di Banten, a circa 68 km da Giacarta. Al centro dell’indagine si trova PT Peter Metal Technology (PMT), una fonderia di metalli non ferrosi di proprietà di investitori stranieri, individuata come epicentro della dispersione radioattiva. L’impianto è ora sotto “stato di incidente speciale”, con un perimetro di sicurezza di 5 km, presidiato da polizia, militari e squadre tecniche di decontaminazione.
Le autorità indonesiane hanno inoltre avviato scansioni a tappeto su container e camion, verifiche su oltre 1.500 residenti e lavoratori e un programma di sorveglianza sanitaria per i nove individui risultati esposti, ora sotto cure mediche specializzate.

L’origine della contaminazione e il ruolo del cesio-137

Secondo i primi accertamenti, la contaminazione sarebbe stata causata da rottami metallici importati, contenenti cesio-137, che sarebbero entrati nella catena produttiva della fonderia di Cikande. Il materiale radioattivo – utilizzato in passato in apparecchiature industriali o sanitarie – può contaminare l’ambiente se non smaltito correttamente. L’isotopo è lo stesso rilevato in incidenti come Chernobyl e Fukushima e rimane attivo per decenni, accumulandosi nel suolo e nell’acqua.

Il Ministero dell’Ambiente indonesiano ha confermato che il materiale contaminato è stato localizzato e trasferito in un magazzino sigillato di PT PMT, mentre due dei dieci hotspot sono già stati bonificati, ma ad ogni modo il risanamento completo richiederà mesi. Monitor di radiazione portatili e barriere di sicurezza sono stati installati in tutta l’area per impedire la dispersione del contaminante e l’uscita di merci potenzialmente pericolose.

Le autorità stanno collaborando con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e con gli Stati Uniti per verificare i livelli di contaminazione e monitorare i rischi per le esportazioni agroalimentari. La Modern Cikande Industrial Estate – che ospita oltre 270 aziende locali e straniere su un’area di più di 3.000 ettari – è ora soggetta a controlli continui su aria, suolo e acque sotterranee. Il ministro Hanif Faisol Nurofiq ha dichiarato che l’area resta sotto osservazione ma “stabile”, mentre squadre di emergenza visitano casa per casa informando i residenti su come proteggersi dalle radiazioni.

Il governo ha dichiarato che, pur essendo la situazione sotto controllo, la priorità resta impedire che il cesio-137 si diffonda nel suolo o nelle acque superficiali.

Effetti economici e commerciali di una crisi radioattiva

L’allarme nucleare ha colpito uno dei settori più vitali dell’economia indonesiana: le esportazioni alimentari e di spezie. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione per il pesce e i prodotti agricoli del Paese, e il blocco temporaneo delle importazioni ha generato preoccupazione tra gli esportatori. Il governo ha reagito rafforzando i controlli portuali e le procedure di tracciabilità, tentando di rassicurare i partner commerciali sulla sicurezza dei prodotti.

La FDA ha confermato che nessuna delle spedizioni contaminate è entrata nei supermercati americani, ma ha inserito le aziende coinvolte nella lista di allerta per le importazioni, imponendo verifiche preventive su tutti i futuri carichi. Gli esperti ritengono che la crisi non solo evidenzi la vulnerabilità del sistema di gestione dei rifiuti industriali, ma ponga pesanti dubbi sulla trasparenza dei flussi di materiali metallici importati. L’Indonesia, che non possiede né centrali né armamenti nucleari, si trova così ad affrontare un’emergenza atomica senza infrastrutture dedicate, dipendendo dal supporto tecnico di organizzazioni internazionali.

La contaminazione ha inoltre un impatto reputazionale: Paesi come Giappone, Corea del Sud e Singapore hanno chiesto informazioni supplementari sulle misure di sicurezza adottate da Giacarta per evitare la diffusione radioattiva nelle catene di fornitura globali.

Un test per la governance ambientale indonesiana

Il caso di Cikande rappresenta una prova di credibilità per le istituzioni indonesiane, chiamate a bilanciare la crescita industriale con la sicurezza ambientale. L’episodio mette in luce i limiti della regolamentazione sui rifiuti pericolosi e la necessità di una maggiore tracciabilità delle importazioni di rottami metallici, spesso provenienti da Paesi terzi con standard di controllo più bassi.

Il consulente governativo Bara Khrishna Hasibuan ha avvertito che la contaminazione può essere trasportata anche dall’aria, spiegando che l’impianto di confezionamento dei gamberetti si trova a meno di due chilometri dalla fonderia. Il ministro coordinatore per gli Affari Alimentari Zulkifli Hasan ha ribadito che il Paese mantiene “pieni standard di sicurezza alimentare” e che i protocolli di emergenza sono stati aggiornati per rispondere a futuri rischi. Tuttavia, gli analisti locali temono che la mancanza di controlli strutturati e la presenza di investitori esteri non identificati nella fabbrica di metalli complichino la gestione della crisi.

Per ora, la priorità rimane quella di completare la decontaminazione, assicurare la sicurezza della catena alimentare e ricostruire la fiducia dei mercati. Ma l’incidente potrebbe avere conseguenze più durature: dalle revisioni legislative sul commercio dei metalli riciclati fino a una maggiore supervisione internazionale sulle politiche ambientali dell’Indonesia.

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