Sarebbe interessante chiedere a Greta Thunberg cosa ne pensi dell’India. Se quei cattivoni dei politici occidentali hanno rubato l’infanzia e i sogni della giovanissima attivista per il clima, quali parole al vetriolo saranno scagliate dalla baby ambientalista all’indirizzo di Narendra Modi e del suo esecutivo di inquinatori incalliti? Al momento non risulta che Modi sia mai stato attaccato da Greta, al contrario ad esempio di Donald Trump, issato come esempio da non seguire. La piccola svedese ha giusto inviato al primo ministro indiano un videomessaggio in cui, molto educatamente, gli chiede di attuare politiche green per dare un netto taglio dell’inquinamento. Evidentemente il messaggio, risalente allo scorso febbraio, non è mai arrivato a destinazione, perché proprio in questi giorni la capitale dell’India, Nuova Delhi, è avvolta da una spessa coltre di smog. “È come stare in una camera a gas” spiegano gli esperti, alle prese con una vera e propria emergenza ambientale.

Situazione critica

I quasi 22 milioni abitanti di Nuova Delhi tossiscono da giorni e sono ormai abituati a svegliarsi ogni mattina con gli occhi arrossati e lacrimanti per la nube tossica che sta inghiottendo la loro città. Il governo ha preso provvedimenti, ma come spesso accade in questi casi lo ha fatto in maniera molto approssimativa e fuori tempo massimo. Chiuse scuole e cantieri; voli cancellati o dirottati altrove; mascherine per tutti; limitato il traffico per le strade. In poche parole, nella capitale dell’India è scattata un’emergenza sanitaria. Le cause dell’inquinamento sono le solite da anni: ogni inverno un massiccio inquinamento circonda Nuova Delhi per via degli scarichi dei veicoli, del fumo proveniente dagli incendi appiccati negli Stati limitrofi all’India, delle emissioni industriali fuori controllo. Il guaio è che la crisi attuale è la peggiore degli ultimi anni, tanto da spingere le autorità a parlare di “inquinamento insostenibile”. La descrizione di ciò che accade per le strade di Nuova Delhi è apocalittico: “Le persone non riescono a respirare. Tossiscono tutte: anziani, bambini, giovani. Nessuno riesce a salvarsi. C’è fumo dappertutto”.

Auto e contadini

Secondo quanto riportato dalla Cnn, lo scorso venerdì Nuova Delhi ha toccato pericolosissimi livelli di inquinamento, superando le 743 particelle di Pm 2,5 per metro cubo. Per capire la gravità della situazione basti pensare che ogni livello superiore alle 100 particelle è considerato malsano. Sono state distribuite 5 milioni di mascherine agli studenti della capitale, mentre gli automobilisti, per la prima volta dal 2016, devono fare i conti con la regola delle targhe alterne. Chi infrange la legge dovrà pagare una multa di 4 mila rupie, pari a circa 56 dollari. Considerando che a Nuova Delhi ci sono poco meno di 9 milioni di veicoli a motore immatricolati – il record per quanto riguarda l’India – anche lasciando nel garage la metà dei mezzi stiamo comunque parlando di 4 milioni di motori non proprio green oriented pronti a pompare gas di scarico nell’aria. Già, perché uno studio del 2006 e citato nel 2016 da un rapporto ufficiale del governo si scopre che il 72% dell’inquinamento di Nuova Delhi è provocato proprio dalle automobili.

Un incubo senza fine

Le ultime rilevazioni non lasciano presagire niente di buono, visto che ieri l’indice globale di qualità dell’aria (Aqi) è rimasto al di sopra degli 800 in molte parti di Nuova Delhi. Eppure, oltre alle auto, gran parte della “colpa” va anche ai contadini che vivono nelle aree limitrofe alla capitale, i quali sfruttano la stagione bruciano erbe e sterpaglie. Il governo indiano ha schierato circa 300 squadre per far rispettare le restrizioni, ma potrebbe non bastare. Nel frattempo tutto questo ha trasformato l’India in un Paese tossico. Secondo la classifica delle città più inquinate al mondo stilata da Airvisual, sette dei primi dieci centri urbani più inquinati al mondo sono indiani. Non proprio un bel biglietto da visita.