Il mese di luglio è stato da dimenticare per la Siberia, l’immensa regione che costituisce l’Oriente della Federazione Russa e che è stata colpita a inizio mese da un’ondata di maltempo per poi finire flagellata, nelle settimane successive, da una serie senza precedenti di roghi boschivi. Nonostante sia associata soprattutto alla desolazione e alla rigidità dei suoi inverni, la Siberia è una regione caratterizzata da una biodiversità molto complessa, incentrata su uno dei più grandi polmoni verdi della Terra (la foresta boreale denominata taiga) e intervallata da alcuni dei fiumi più lunghi del pianeta (Amur, Enisej, Ob, Lena e Irtys sono tutti lunghi tra 2.800 e 4.200 chilometri). E nei periodi più problematici questa diversità può essere fonte di eventi estremi.

La Siberia, terra scarsamente antropizzata e dalla demografia debole, sfugge al controllo dell’uomo in diverse occasioni. La Russia fatica a controllare e sviluppare il suo oriente, e al tempo stesso a gestire i flagelli delle ultime settimane. A inizio luglio, quando la Russia siberiana è stata colpita da violenti temporali e piogge torrenziali che hanno provocato inondazioni, smottamenti e crolli, gli abitanti dell’oblast di Irkutsk, città di 600.000 abitanti vicina al confine con la Mongolia, si sono sentiti abbandonati dal governo centrale. A esondare numerosi fiumi e persino il Lago Bajkal, il lago dalla maggiore portata al mondo: la conta delle vittime (diciotto) è stata fin troppo poco severa, considerato quanto visibile in certe immagini che mostrano l’acqua raggiungere il terzo o il quarto piano delle abitazioni dell’oblast.

La tempesta di fuoco sconvolge la Siberia

Ma il peggio doveva ancora venire. La combinazione tra temperature anomale (spesso sopra i 30 gradi) e alte concentrazioni di umidità causa di temporali e tempeste di fulmini ha costituito il terreno di coltura ideale per i massicci incendi che da giorni mettono in ginocchio la Siberia. Causati spesso da fulmini, circa 450 roghi di ampia proporzione hanno colpito nella parte più profonda della Siberia, tanto che oltre 300 non sono stati raggiunti dalle squadre di soccorso.

Si tratta, come fa notare l’Agi, di “un disastro che, secondo gli ambientalisti, contribuirà ad accelerare lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico”. Nella giornata di lunedì 29 luglio “più di 3,2 milioni di ettari erano preda delle fiamme, soprattutto nelle regioni della Jacuzia, la vasta regione russa nella Siberia nordorientale, a Krasnoyarsk e a Irkutsk”. Gli incendi della Siberia contribuiranno a rendere il 2019 un anno nero sul fronte del riscaldamento globale. “Alcuni scienziati hanno pubblicato immagini satellitari della Nasa che mostrano le nuvole di fumo che raggiungono le aree artiche”. Grigory Kuksin di GreenePeace Russia ha affermato che “la fuliggine e le ceneri accelerano lo scioglimento del ghiaccio artico e del permafrost – lo strato permanentemente congelato che ha iniziato a sciogliersi – rilasciando gas che rafforzano il riscaldamento globale”.

Medvedev coordina i soccorsi

Di fronte alla grande proporzione dei roghi il governo russo ha puntato a porre in essere una campagna di contenimento, coordinata dal premier Dmitry Medvedev con l’ausilio degli alti esponenti della Difesa e del ministro delle Risorse naturali, Dmitry Kobylkin, che ha disposto uno stanziamento di circa 180 milioni di euro per coordinare i soccorsi e le operazioni di 10 aerei Il-76 e altrettanti elicotteri di trasporto destinati al monitoraggio della Siberia.

La Siberia è al tempo stesso un ecosistema vitale per il pianeta e una terra di difficile controllo la cui storia è la storia della lotta di un popolo contro la natura e i suoi fenomeni cataclismatici. Mosca nella risposta ai disastri in Siberia si gioca una fetta grossa del suo status di potenza: in particolare, la credibilità nel controllo del fronte interno e nella coesione dell’impero multietnico e sconfinato che rappresenta l’ossatura territoriale della Federazione Russa. Perchè in Siberia la Russia si gioca il suo futuro: gli oblast orientali sono la culla delle principali proteste contro il governo e le roccaforti dell’opposizione comunista, che governa numerose regioni, mentre sull’est del Paese la Cina non finisce di esercitare la sua pressione politica, economica e demografica. La capacità di reazione ai disastri sarà il metro con cui i siberiani fonderanno, in futuro, buona parte del loro giudizio verso l’attuale governo centrale.