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Ambiente

Il prezzo del cibo cresce in tutto il mondo: le sfide della politica e le tensioni sui mercati

I mercati alimentari sono su un terreno scivoloso come mai dal 2022, e se anche se ad oggi gli shock di allora non sono stati raggiunti.

I dati emersi nelle ultime settimane spingono analisti e osservatori a guardare con attenzione ai prezzi dei beni alimentari nei mercati internazionali, con diversi indici che mostrano un aumento di diversi indicatori. Innanzitutto, la Food and Agricultural Organization (Fao) delle Nazioni Unite ha segnalato che il suo indice dei prezzi alimentari è salito ad agosto dell’1,9% su base mensile, toccando 133,3 punti, un livello mai così alto da novembre 2022 quando si era nel pieno del riflusso del boom dei prezzi emerso con lo scoppio della guerra in Ucraina e i timori di una crisi alimentare globale. Dallo zucchero ai cereali, dalla carne ai derivati del latte, l’aumento è generalizzato in tutte le fasce del paniere monitorato dalla Fao.

Come cambiano gli scenari del prezzo dei beni alimentari

Cambiamenti di mercato, scenari dettati da cambiamenti geopolitici complessi come la compressione dell’offerta cerealicola proveniente dal Mar Nero per l’acuirsi degli scontri tra Russia e Ucraina, problematiche alla produzione causate da stagionalità avverse e l’impatto crescente dei cambiamenti climatici contribuiscono, secondo lo scenario dell’analisi Fao che monitora una situazione in continua evoluzione, ai rincari dei vari generi.

La situazione ad oggi non è ancora sopra il livello di guardia e, se anche in un altro report la Fao che segnala sul fronte della produzione dei cereali si prevede un calo della produzione mondiale del 2% per il 2026 a 2.980 milioni di tonnellate, il raccolto sarà il secondo più ricco di sempre e i dati sulle riserve a disposizione “indicano comunque una situazione di approvvigionamento globale relativamente confortevole da una prospettiva storica”. Ciononostante, il fatto che il dato sia al massimo da quasi quattro anni mostra che una ciclicità da attenzionare, anche alla luce delle prospettive climatiche e dello sdoganamento degli effetti di un ciclo notevolmente rilevante di El Niño e delle continue crisi geopolitiche globali.

I dati, riportati da Trading Economics, della serie storica del valori dell’indice Fao dei generi alimentari mostrano che il picco raggiunto nel 2022, quando l’indice superò i 160 punti, è ancora lontano. Ma parimenti non si può ignorare che i mercati rischino di scontare, in prospettiva il prezzo dell’incertezza.

Le sfide del mercato alimentare

In particolare, Bloomberg segnala che il suo indice Bloomberg Agriculture Spot ha conosciuto un aumento del 13% ad agosto, e in un’analisi dedicata al mercato americano ha segnalato che l’intera filiera di produzione ne risentirà citando le preoccupazioni degli operatori del settore. Un fattore di attenuazione temporanea delle problematiche è stata una riduzione dell’allarme per la disponibilità e il prezzo dell’urea, elemento fondamentale per i fertilizzanti, nettamente rientrato dopo il boom del prezzo legato allo scoppio della guerra in Medio Oriente e al blocco delle forniture tramite Stretto di Hormuz. Il rischio di prospettiva resta quello di una prolungata e logorante crisi capace di sommare elementi climatici, geopolitici e commerciali in una crescente incertezza.

In quest’ottica, da monitorare sarebbero tanto gli impatti sui prezzi del cibo quanto quelli dell’accessibilità e disponibilità per le persone più in difficoltà, specie nei Paesi in via di sviluppo. In tal senso, il World Food Program (Wfp) dell’Onu nota che il ciclo di El Nino rischia di portare circa 50 milioni di persone in condizioni di crescente insicurezza alimentare e ha lanciato un duro allarme sul rischio che una fase prolungata di parallela minaccia alle rotte commerciali (Mar Nero, Hormuz e, ora, anche Mar Rosso/Bab-el-Mandeb insegnano) e di alti prezzi dell’energia può comportare.

Sul piano energetico, nota il Wfp, “il carburante alimenta i sistemi di irrigazione, la produzione di fertilizzanti, la raccolta, la trasformazione e il trasporto degli alimenti. Quando i costi dell’energia aumentano, spesso aumentano anche i costi di produzione e trasporto del cibo“. La minaccia della disruption commerciale, l’allungamento dei tempi di viaggio delle navi cariche di cibo, le questioni energetiche creano ulteriori pressioni inflattive che andranno tenute in considerazione nei prossimi mesi e che rischiano, se non controllate, di giocare un ruolo nell’insicurezza alimentare complessiva, specie nelle aree meno sviluppate del pianeta.

Scenari complessi

Questa tensione impatta in un contesto i dati delle agenzie Onu indicavano per il 2025 un calo per il secondo anno consecutivo, al 7,8% della popolazione mondiale (645 milioni di persone), di coloro che soffrono la fame e anche un calo di coloro che soffrono una qualche forma di insicurezza moderata. Andrà capito se questo risultato sarà consolidato o invertito col consuntivo del 2026, in una fase in cui la questione alimentare sarà decisiva in vari contesti: nelle economie avanzate, per capire il peso del trascinamento della perdurante crisi dei prezzi dell’energia ad altri settori e per analizzare quanto un’inflazione viscosa e fastidiosa per molti cittadini impatterà come fattore economico e, potenzialmente, politico; nel contesto diplomatico, per capire se esiste la possibilità di coordinamenti diplomatici tra nazioni per evitare che i rischi percepiti si concretizzano (una ricerca dell’European Council on Foreign Relations presenta un’interessante analisi a riguardo); nei teatri di crisi e di guerre perduranti (Sudan) o riaccese (Yemen) già colpiti in passato da gravi e cronici problemi alimentari, andrà capito l’impatto di eventuali shock climatici o geopolitici futuri sulle disponibilità, così come altri teatri critici saranno da osservare da vicino specie sul fronte dell’accessibilità economica delle materie prime e del cibo. I mercati alimentari sono su un terreno scivoloso come mai lo era stato dal 2022, e se anche se ad oggi gli shock di allora non sono stati raggiunti, la mole di sfide è tale da suggerire un’attenzione costante ai loro sviluppi da parte di decisori e operatori economici.

Fonti

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