Il pipistrello è divenuto ormai un grande protagonista dei nostri tempi. Quando abbiamo intervistato David Quammen, il giornalista scientifico ci ha detto che “i pipistrelli sono i portatori di un gran numero di pericolosi virus. Noi li chiamiamo “animali ospiti”, vale a dire animali in cui il virus vive per un lungo periodo di tempo, senza che però gli animali si ammalino”. Sulla presenza di un “virus del pipistrello” nella sequenza genomica del Covid-19 esistono ormai pochi dubbi. Ma dobbiamo avere paura di questi animali? Per comprendere qualcosa di più, abbiamo intervistato chi ha speso parecchio tempo per tutelare i pipistrelli. Alessandra Tomassini è uno dei membri del Gruppo italiano ricerca chirotteri. La ricercatrice in questione, già dottoranda alla Sapienza ed ora insegnante, è anche la fondatrice di Tutela Pipistrelli, un’associazione specializzata in una serie di azioni anche pratiche.

Lei ha dedicato almeno una parte della sua vita ai pipistrelli. Ci racconti qualcosa della sua attività.

Mi occupo di pipistrelli da più di vent’anni. La specializzazione è nata quasi per caso. Quello che avevo sempre desiderato era occuparmi di animali, in specie di mammiferi. Questa determinazione mi ha condotto prima a studiare Scienze naturali, poi a diventare volontaria nel centro recupero animali selvatici della LIPU di Roma. Proprio con questa ultima attività, ho constatato che nessuno sapeva quali procedure seguire con dei cuccioli speciali. Questi mammiferi, quando nascono, sono di piccolissime dimensioni. I neonati delle specie più frequentemente ricoverate in Italia, infatti, sono lunghi circa 1,5 cm e pesano circa 1 grammo. Con il tempo è nata l’esigenza di avere un’associazione ad hoc per i chirotteri. Così, insieme ad alcuni amici con le più disparate competenze, è nata Tutela Pipistrelli, un’associazione non a scopo di lucro, che divulga informazioni sui pipistrelli per far conoscere al pubblico le peculiarità di queste specie così particolari e che supporta i cittadini in caso di curiosità, di ritrovamento di pipistrelli in difficoltà e nel caso di convivenze più o meno felici con i pipistrelli. 

E cosa fate nello specifico?

Numerosi cittadini ci contattano ogni giorno. Non solo quando sono infastiditi dalla presenza di questi animali (a volte il guano che si accumula può essere un disagio), ma anche quando vogliono facilitare la convivenza. Spesso, infatti, le consulenze sono per coloro che vogliono avere una piccola colonia di pipistrelli nella bat box (rifugi costruiti appositamente per i pipistrelli) che hanno appeso al loro muro di casa, e in moltissimi ci chiamano e chiedono aiuto quando ritrovano un pipistrello a terra. Tutela pipistrelli quindi, a seconda della motivazione che ha portato i cittadini a contattarci e, nonostante le molte lacune statali, (ricordo che ogni provincia dovrebbe avere il proprio centro recupero possibilmente adeguatamente formato per le specie che ricovera, mentre invece, ancora oggi, molte province non hanno centri recupero adeguati), a seconda della problematica e del luogo in cui si trovano, offre le indicazioni più opportune per risolvere eventuali problemi e per supportare la cittadinanza.

Cosa è cambiato con il Covid-19?

In realtà, per i pipistrelli non è cambiato nulla, mentre per noi è cambiato molto! Oltre alle abitudini di vita che si sono modificate per tutti, noi chirotterologi, oltre al lavoro quotidiano, dobbiamo occuparci di esposti e querele nei confronti di molti articoli giornalistici che, evidentemente, invece di fornire notizie, diffondono paure infondate nei confronti dei pipistrelli che troppo spesso vengono visti come la causa di questa pandemia, cosa che invece non è.

Che pipistrelli abbiamo in Italia? Sono gli stessi della Cina? Dobbiamo averne paura?

In Italia ci sono diverse specie di pipistrelli (circa 35, dati che sono ancora oggi in aggiornamento, visto che con le analisi genetiche si scoprono ancora nuove specie, anche qui in Italia). Alcune di queste sono le stesse che ci sono in Cina, ma non dobbiamo temere nulla. Anche la convivenza con colonie dietro le grondaie, dentro le cantine o nei sottotetti non sono un rischio sanitario per esseri umani o animali domestici, tanto che anche l’ISPRA (l’Istituto Superiore Per la Ricerca e l’Ambiente) si è espressa per tranquillizzare la cittadinanza. Io poi direi che anche il fatto che sia io, che mi trovo quotidianamente a contatto con i pipistrelli, sia i volontari e gli speleologi che conosco siamo vivi e vegeti e senza nessuna conseguenza legata ai pipistrelli, possa tranquillizzare i cittadini. 

In Cina stanno studiando per comprendere se i pipistrelli nascondano altri coronavirus. Dobbiamo tremare?

Tantissime specie animali possono essere ospiti di coronavirus (in tutto il mondo, non solo in Cina), che ricordo essere una tipologia di virus, e ne esistono tantissimi diversi tra loro (anche il nostro banale raffreddore è dovuto ad un coronavirus). Noi non dobbiamo temere nulla dai pipistrelli; io sarei morta già da un bel po’, vista la quantità di animali con cui sono in contatto, occupandomi di recupero e riabilitazione e facendo speleologia e monitoraggio delle specie presenti in grotta. Il problema non sono i coronavirus dei pipistrelli: fino a quando si trovano nel pipistrello per noi non rappresentano dei rischi; non dobbiamo temere nulla, dovremmo, piuttosto, evitare di avere situazioni a rischio. Voglio anche ricordare che non è la prima volta che un virus passa da alcuni animali all’uomo: già in passato è capitato più e più volte, come per il vaiolo, la rosolia, gli orecchioni. Tutti virus di origine bovina che si sono adattati alla nostra specie; questo è avvenuto durante il periodo della domesticazione.

Ora però sembra persistere qualche differenza…

La differenza tra allora e ora è che le diverse malattie che ho nominato si sono diffuse lentamente, di paese in paese. Ma le morti sono state comunque molte. Ora noi assistiamo allo stesso fenomeno accelerato dalla globalizzazione che ha comportato una velocizzazione di un processo del tutto naturale in certe condizioni: lo spillover. Lo spillover, cioè il passaggio di un virus da una specie all’altra, si può evitare solo rispettando maggiormente l’ambiente e non riducendo gli spazi vitali degli animali selvatici. Solo in questo modo i virus continueranno a vivere nelle specie di appartenenza.

Sulla base della sua esperienza, come crede che il Covid-19 abbia fatto il noto salto di specie?

Me lo chiedo anche io: sembrerebbe, dagli ultimi studi, che il virus sia passato da una specie di pipistrello del genere rinolofo al pangolino e da quest’ultimo all’uomo. Ecologicamente parlando, sono specie che hanno abitudini diverse, frequentano luoghi diversi. Quindi non riesco ad immaginare uno scenario ‘naturale’ per un passaggio del genere che piuttosto potrebbe (ma è una ipotesi) essere avvenuto in situazioni forzate, presumo causate dall’essere umano che ammassa grandi quantità di animali di specie diverse in spazi ristretti e senza rispettare le necessità minime degli spazi vitali dei singoli individui. 

Perché questa passione per i pipistrelli?

La mia fortuna è stata che venti anni fa in Italia c’erano veramente poche persone specializzate sui pipistrelli, e questo mi lasciava la possibilità di indagare un campo, senza la pressione della competizione: poteva permettere di scoprire qualcosa di nuovo. Ho scoperto che i pipistrelli sono animali strabilianti. Rispetto a venti anni fa sono cambiate molte cose: ora le persone, se dico che mi occupo di pipistrelli, non fanno più letteralmente tre passi indietro per allontanarsi. Ora c’è più curiosità, che è giusta. 

Sì ma perché proprio i pipistrelli?

I pipistrelli sono animali sbalorditivi. Si pensi alla loro lunga vita: ritengo straordinario che un mammifero così piccolo possa arrivare anche a 40 anni di vita; Poi c’è la loro intensa socialità: vivono in gruppi a volte molto numerosi, si riconoscono e probabilmente si organizzano tra loro. E ancora la loro generosità: è proprio in una specie di pipistrello che, per la prima volta, è stata studiata e confermata la capacità di essere altruista da parte di una specie diversa dall’Homo sapiens. Può essere citata anche la loro organizzazione: le mamme solitamente lasciano i piccoli nel rifugio per andare a cacciare, ma non li lasciano da soli, bensì alcune femmine rimangono a fare da balia, e io mi chiedo sempre come facciano a mettersi d’accordo. Infine le loro capacità fisiologiche: sono gli unici mammiferi capaci di volare. Ma non solo: emettono ultrasuoni e possono capire come è fatto il mondo dal loro eco. Tutte queste caratteristiche li rendono animali unici al mondo.. Uno zoologo, un etologo e un evoluzionista non potrebbero desiderare altro che studiare pipistrelli per quante cose ancora possiamo capire e scoprire grazie a loro. 

Lei è mai andata in cerca di pipistrelli nelle caverne? Ci sono rischi?

Sono una speleologa e vado in grotta sia per studiare pipistrelli sia per diletto. Non ci sono rischi per gli speleologi, ma per precauzione nei confronti dei pipistrelli l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) consiglia di non fare attività di monitoraggio almeno per quest’anno, e di evitare di andare in grotta. Proprio qualche anno fa, in America le popolazioni di pipistrelli hanno subito un drastico calo dovuto a una malattia la WNS (White Nose Syndrome): la sindrome del naso bianco. Questo fungo, con buone probabilità, è stato veicolato involontariamente dall’uomo che è entrato in grotta con abiti contaminati. Quelli che hanno rilasciato le spore che poi hanno attaccato i pipistrelli che sono morti a milioni, non tanto per il fungo quanto per il prurito che non permetteva loro di entrare in letargo. Dunque sono morti di fame. Date queste premesse, la IUCN vuole tutelare specie così importanti a livello eco-sistemico come i pipistrelli, che ultimamente hanno anche subito drastici cali nel numero di individui presenti e con estinzioni locali.

E dell’ebola cosa ci dice? Anche in quel caso sembrano giocare un ruolo i pipistrelli…

Già, poveri pipistrelli, d’altronde è più facile dare la colpa ad animali che sono sempre stati bistrattati soprattutto perché misteriosi e notturni. Quindi, anche per l’Ebola i pipistrelli sono stati accusati e anche per l’Ebola, fino ad ora, non ci sono prove: non è mai stata dimostrata l’origine diretta del passaggio di un virus tra pipistrello e uomo, questo passaggio è solo ipotizzato tanto che nessun virus uguale a quello che si è adattato all’uomo e che provoca l’ebola è mai stato isolato nei pipistrelli. 

Infine, c’è la questione del disboscamento. I pipistrelli che vivono in Amazzonia o nelle foreste asiatiche differiscono da quelli “cittadini”? 

Il problema non è tanto la differenza tra animali cittadini ed animali che vivono in ambienti meno antropicizzati. Il problema è lo spazio che hanno a disposizione le specie. Ridurre lo spazio significa ammassare più specie in spazi ristretti: quindi ogni animale può entrare in contatto molto più facilmente con un altro, e i virus, il cui scopo è infettare tanti animali, non uccidere, può più facilmente trovare un’altra specie come ospite. Le leggi che regolano la natura e l’universo non sono semplici. O meglio: rispettarle sarebbe naturale. Noi però, per le nostre necessità e grazie alle nostre capacità, abbiamo iniziato a iper-sfruttare l’ambiente intorno a noi.

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