Il monitoraggio delle dighe è la chiave per far correre l’idroelettrico nella transizione energetica

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In un mondo che subisce sempre di più la pressione di un cambiamento climatico incipiente e non privo di pressioni per un’ulteriore accelerazione, come la tendenza al rialzo delle temperature globali, il monitoraggio delle infrastrutture critiche per la sicurezza energetica diventa importante non solo a livello di rete ma anche a un piano più connesso alla generazione. E tra le infrastrutture che mostrano i profili di rischio più elevati segnaliamo, in particolar modo, le grandi dighe  la cui tenuta strutturale e operativa è sfidata da una serie di grandi cambiamenti: precipitazioni intense e violente che si alternano a fasi prolungate di siccità, picchi estremi di temperature, cambiamenti geomorfologici.

Questi temi appaiono fondamentali in un contesto in cui il mondo ha fame di energia idroelettrica: i dati del 2024 del World Hydropower Outlook dell’International Hydropower Association (Iha) parlano di un aumento, l’anno passato, di capacità installata di 24,6 GW, per un totale globale di 1.436 GW, e soprattutto di un +10% di produzione rispetto al 2023, per 4.578 TWh totali. L’Iha stima che l’idroelettrico copra oltre il 14% della domanda mondiale di energia e che le grandi dighe possano giocare un ruolo fondamentale nella transizione dell’economia mondiale verso la neutralità climatica, anche se la mole di investimenti richiesta stimata è colossale: 3.700 miliardi di dollari entro il 2050, da concentrare nei Paesi in via di sviluppo.

Chiaramente, di fronte a un quadro che vede questi fenomeni imprevedibili agire condizionando lo sviluppo e il comportamento futuro degli invasi e delle strutture delle dighe idroelettriche, la loro messa in sicurezza è fondamentale per preservare una fetta importante della transizione verso un’economia segnata da un minor impatto ambientale e da una maggiore sostenibilità energetica. Di conseguenza è ancora più strategico, oggigiorno, il ruolo delle imprese e dei centri di ricerca che contribuiscono alla resilienza e alla sicurezza di queste importanti infrastrutture. Tra queste spicca un gruppo italiano: CESI, multinazionale basata a Milano e specializzata nella consulenza per i grandi progetti energetici che ha una divisione, ISMES, con sede a Seriate, in provincia di Bergamo, che lavora alla sicurezza strutturale delle grandi infrastrutture, all’analisi delle criticità e alle verifiche del rischio sismico e geologico, con una grande attenzione a importanti dighe in Italia e nel resto del mondo.

Ismes, forte di un team di 63 professionisti, opera sull’intero spettro di gestione delle soluzioni per la tutela del territorio, monitorando nel contesto delle grandi dighe ogni variabile, dallo studio del rischio frana all’analisi delle modalità ottimale con cui garantire la sicurezza delle comunità vicine alle grandi infrastrutture. Sulle dighe, così come in altri contesti con viadotti, ponti, ferrovie e grandi opere del passato, ISMES coniuga un’analisi tecnica strutturale approfondita all’uso di strumentazioni innovative per il monitoraggio avanzato e in tempo reale, analizzando il rischio sia in forma puntuale che in maniera dinamica

ISMES ha monitorato oltre 300 dighe in totale, compresi alcuni dei bacini più importanti del mondo, come la Diga di Itaipu, posta al confine tra Brasile e Paraguay, dove sono stati installati sistemi di monitoraggio digitale, strumenti di assistenza da remoto e un’architettura di controllo avanzata tecnologicamente. Tra i suoi clienti figurano clienti come Edison e HDE. Inoltre, Alperia Greenpower ha indicato CESI-ISMES come attore chiave per il monitoraggio del suo sistema di dighe da quella del Gioveretto a quella di Vernago, sulle Alpi centro-orientali. In Lombardia, Ismes ha contribuito ai lavori di monitoraggio delle dighe di San Giacomo, Fusino e Cancano in Valtellina, a quelle del Lago Truzzo e della Villa di Chiavenna (impianti gestiti da A2A). A tutto campo, l’azienda garantisce continuità e sicurezza a apparati chiave per la transizione energetica: di competenze di questo tipo ci sarà sempre più bisogno mano a mano che il mondo, sempre più affamato di energia, si rivolgerà all’idroelettrico per soddisfarne una parte crescente.