Potrebbero volerci decenni a riparare al disastro ambientale che si profila nell’Artico. Un serbatoio di carburante, in una centrale elettrica nei pressi di un impianto del gigante dei metalli Norilsk Nickel di Norilsk, è collassato venerdì scorso, liberando oltre 20.000 tonnellate di gasolio nel fiume Ambarnaya nella regione di Krasnoyarsk contaminando, per ora, un’area di 135 miglia quadrate: il presidente Vladimir Putin ha dichiarato lo stato di emergenza.

La furia di Putin

Il Comitato Investigativo Russo ha avviato un’inchiesta per negligenza e danni ambientali chiedendo l’arresto del capo dell’officina della turbina della caldaia dell’impianto. Si tratterebbe del secondo più grave incidente del genere nella storia della Russia moderna, in termini di volume di sostanze tossiche fuoriuscite, dopo il disastro legato alla fuoriuscita di greggio verificatasi per diversi mesi nel 1994, nella regione di Komi.  Al momento, si stima che 15.000 tonnellate si sono riversate nel fiume Ambarnaja e le restanti si sarebbero già infiltrate nel terreno.

Norilsk è stata costruita sul permafrost e la sua infrastruttura è suscettibile allo scioglimento dei ghiacci causato dai cambiamenti climatici. Una volta informato sull’accaduto, Putin si è scagliato in diretta tv contro il governatore regionale di Krasnojarsk, Alexander Uss, che aveva dichiarato di aver scoperto la fuoriuscita solo domenica, due giorni dopo che le prime immagini allarmanti avevano iniziato a circolare sui social media (ora ripostate su The Siberian Times). Poi, è stata la volta del capo della Norilsk-Taimyr Energy Company (NTEK), una controllata della Norilsk Nickel che gestisce l’impianto, Sergei Lipin al quale Putin ha chiesto con veemenza perché ci sia voluto così tanto tempo per informare le autorità.

Danni incalcolabili e cambiamenti climatici

Il portavoce dell’Agenzia federale della pesca russa, Dmitry Klokov, ha dichiarato che il danno non è ancora noto, ma che è possibile “affermare che il ripristino dell’equilibrio ecologico del sistema idrico Norilo-Pyasinsky interessato richiederà decenni”.  Le stime dei costi variano, sia dal punto di vista finanziario che ambientale, con Greenpeace Russia che afferma che il tipo di fuoriuscita e la geografia del fiume renderanno difficile ripulire e bonificare. I boom, ovvero le barriere di contenimento galleggianti che verranno installate, permettono di raccogliere solo una piccola parte dell’inquinamento. Il costo dell’intera bonifica potrebbe, invece, arrivare a 100 miliardi di rubli (1,5 miliardi di dollari).

Immediatamente è stata aperta un’inchiesta per appurare le cause della rottura del serbatoio del carburante. NTEK ipotizza che il serbatoio potrebbe essere collassato perché il permafrost sottostante potrebbe essersi scongelato dopo un inverno eccezionalmente caldo che ha lasciato a secco di neve numerose regioni. Negli ultimi anni, la zona ha assistito ad una serie di incidenti che hanno affondato costruzioni o ne hanno compromesso la stabilità poiché, essendo spesso costruite senza fondamenta e sul terreno ghiacciato, hanno subito le conseguenze dello scongelamento degli strati superiori del permafrost.

Norilsk, una bolla di ghiaccio e inquinamento

Norilsk fu fondata alla fine degli anni 1920 e nel 1935 divenne il centro del gulag chiamato Norrillag. I depositi di nichel di Norilsk-Talnakh sono i depositi di nichel-rame-palladio più grandi al mondo, formatisi 250 milioni di anni fa. Ogni anno le industrie di Norilsk emettono quasi 2 milioni di tonnellate di gas nell’atmosfera, tra i quali c’è il biossido di zolfo, uno dei principali responsabili delle piogge acide, che hanno devastato 100.000 ettari di tundra attorno alla città: non a caso, i residenti hanno un’aspettativa di vita inferiore di 10 anni rispetto agli altri abitanti della Russia.

Il minerale di nichel è fuso nel sito di lavorazione ed è direttamente responsabile del grave inquinamento, che generalmente si presenta sotto forma di pioggia acida e smog. Secondo alcune stime, l’uno per cento delle emissioni globali di biossido di zolfo proverrebbe proprio dalle miniere di nichel di Norilsk. L’inquinamento da metalli pesanti qui ha raggiunto livelli tali da indurre ad estrarre dal suolo superficiale, poiché quest’ultimo ha ormai acquisito concentrazioni talmente elevate di platino e palladio.

Norsilk non è solo la città più inquinata della Russia (dati del Servizio Statistico Federale della Russia) ma è nella lista dei dieci luoghi più inquinati della Terra: particolato, radioisotopi stronzio-90 e cesio-137, nichel, rame, cobalto, piombo e selenio e da gas hanno trasformato questa remota e semisconosciuta città siberiana in un vero e proprio inferno in terra; una condizione aggravata dal progressivo scioglimento dei ghiacci che “liberano” nell’ambiente i peggiori inquinanti del pianeta.

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