Vuoi diventare giornalista d'inchiesta?
ULTIMI POSTI

È difficile prevenire le sue mosse, quasi impensabile prevederle. Non ha una forma fisica, ed è dunque impossibile tratteggiarne i contorni o sperare di sconfiggerlo utilizzando missili o bombe. Non stiamo parlando né degli Stati Uniti né di altre nazioni. Il nemico più pericoloso della Cina si chiama clima, o meglio, clima estremo. Ondate di caldo record, siccità, alluvioni e conseguenti frane: oltre la Muraglia, l’estate appena trascorsa è stata a dir poco travagiliata.

Sia chiaro: la Repubblica Popolare Cinese non è certo l’unico Paese ad essersi ritrovato a fare i conti con fenomeni metereologici del genere; basti pensare al Pakistan, in ginocchio a causa delle alluvioni, o anche, più banalmente, all’Italia, dove nelle Marche la situazione resta critica. Il Dragone è tuttavia particolarmente sensibile ad eventi climatici che rischiano di mettere in discussione tre pilastri del suo sistema politico: la sicurezza alimentare (leggi: produzione agricola), energetica ed economica.

Tralasciando in questa sede i danni provocati alle persone – e dunque i morti, i feriti e i dispersi – è importante ripercorrere quanto accaduto in Cina negli ultimi mesi per farsi un’idea dei rischi che sta correndo la seconda economia più grande del mondo.



Caldo e siccità minacciano l’economia della Cina

Il binomio mortale formato da caldo record e siccità ha dimostrato di possedere il potenziale per minacciare la Cina. Secondo quanto riportato dall’agenzia cinese Xinhua, il Ministero cinese dell’Agricoltura e degli Affari Rurali, il Ministero delle Risorse Idriche, il Ministero della Gestione delle Emergenze e l’amministrazione meteorologica cinese sono particolarmente preoccupati per l’impatto che le folli temperature, raggiunte tra luglio e agosto, avranno sul raccolto di grano di questo autunno.

In alcune aree, come nella provincia del Sichuan, il termometro ha toccato il tetto dei 43 gradi celsius. L’ondata di caldo ha colpito circa il 64% della popolazione. Tutte le province del nord-est del Paese, tranne due, hanno emesso allarmi per temperature elevate. Le autorità hanno quindi sollecitato misure mirate per alleviare gli effetti della siccità, nel tentativo di garantire un buon raccolto.

Gopal Reddy, fondatore del gruppo Ready for Climate, ha spiegato che, di fronte alla carenza d’acqua, il Partito Comunista Cinese si è trovato costretto a scegliere se tagliare l’acqua per l’agricoltura o per la produzione di energia. Il dilemma è serio, perché togliere l’acqua al settore agricolo per destinarlo al funzionamento delle centrali idroelettriche, indispensabili per produrre energia, comporta il rischio di rovinare gran parte dei raccolti. Fare l’inverso, rischierebbe invece di lasciare un non irrilevante numero di aziende, soprattutto quelle impegnate nel settore manifatturiero, a secco di energia.

Alluvioni e inondazioni

Il suddetto Sichuan, ad esempio, si basa principalmente sull’energia idroelettrica. In questa provincia, situata sul fiume Yangtze, il più lungo della Cina con i suoi 6.300 chilometri, ad agosto la capacità idroelettrica è diminuita del 50% a causa del prosciugamento dei bacini idrici. Per compensare, è stato necessario rivolgersi al carbone, con il risultato che le centrali elettriche in tutta la Cina hanno bruciato 8,16 milioni di tonnellate di carbone durante le prime due settimane di agosto, il 15% in più rispetto a un anno fa, secondo i dati riportati dal Global Times.

Le conseguenze del clima estremo sono facilmente prevedibili: se non c’è abbastanza elettricità, le industrie chiudono e i prezzi salgono, con l’ombra di disordini sociali sempre più incombente. La Cina vuole e deve evitare tutto questo. Solo che, accanto al caldo record, Pechino ha dovuto fronteggiare anche alluvioni e inondazioni.

Lo scorso giugno, ha ricordato la Cnn, le precipitazioni estreme hanno battuto i record storici nella provincia costiera del Fujian e in parti delle province del Guandong e del Guangxi. Nel frattempo, gli analisti di Morgan Stanley hanno affermato che i danni causati dalle inondazioni urbane potrebbero costare alla Cina 77 miliardi di dollari nel 2030, e più di sei volte di più nel 2080. Nello stesso periodo, la percentuale della popolazione colpita da fenomeni simili potrebbe più che raddoppiare, passando dallo 0,5% all’1,1%. La Cina deve insomma trovare un modo per sconfiggere, o quanto meno fermare, il “nemico invisibile” del clima impazzito.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.