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Ambiente

Il Bio fa bene all’ambiente? Parliamone

Quando si parla in modo critico dell’agricoltura biologica si rischia di essere additati come disfattisti nei confronti di un settore molto avanzato e proficuo in Italia. Partiamo da un aspetto, quanto vale il mercato del Biologico nel mondo? Secondo FederBio,...

Quando si parla in modo critico dell’agricoltura biologica si rischia di essere additati come disfattisti nei confronti di un settore molto avanzato e proficuo in Italia. Partiamo da un aspetto, quanto vale il mercato del Biologico nel mondo? Secondo FederBio, nonostante un rallentamento legato all’inflazione e alle preoccupazioni per la sicurezza alimentare in termini di approvvigionamento, aspetti che dipendono dalla complessa situazione geopolitica in corso, il mercato del biologico è in crescita in tutto il mondo e negli ultimi 10 anni è più che raddoppiato. Infatti, attorno ad esso ruotano 191 paesi con un giro d’affari di circa 170 miliardi di euro.

La Nascita del Biologico

La sua invenzione risale alla prima metà del novecento in contrapposizione alle coltivazioni intensive su larga scala. Nasce quindi come sistema agricolo più vicino alla natura traendo ispirazione da sistemi di coltivazione tradizionali provenienti da varie culture nel mondo. Ma se volessimo meglio inquadrare il biologico, si pone non soltanto come somma di buone pratiche agricole, ma come parte integrante di un modello sociale più sano rispetto al crescente sistema industriale. Una visione, per l’epoca, all’avanguardia che già aveva consapevolezza di molte delle cause di degrado che oggi affliggono l’ambiente. Dobbiamo tener conto che fino a quel momento le rivoluzioni scientifiche avevano permesso una rapida progressione di tutti i settori tecnologici, compreso il settore agricolo che poteva contare sull’uso di nuovi fertilizzanti e pesticidi, ma anche mezzi meccanici che efficientavano le pratiche agricole. Insomma il biologico sembrava voler portare sul piano del dibattito tematiche significative come l’aumento della popolazione e la connessa esponenziale necessità di sfamarla. Negli anni Ottanta i governi nazionali ricevono grosse pressioni da svariati membri della comunità degli agricoltori ma anche da consumatori affinché il biologico venisse regolamentato. Tuttavie le normative arrivano negli anni novanta e solo negli anni 2000 il mercato mondiale del biologico decolla.

Le pratiche del biologico

Ma esattamente quando parliamo di agricoltura biologica a cosa facciamo riferimento? I primi aspetti che possiamo evidenziare sono che nell’agricoltura biologica non si utilizzano fertilizzanti chimici e che negli allevamenti di animali non si utilizzano antibiotici. Un altro principio cardine dell’agricoltura biologica è la scelta delle colture e della rotazione (in questo modo si riescono a regolare le proprietà della terra) il tutto rispettando le risorse con cui si produce il cibo. Ma sebbene il biologico, sui sistemi locali sia meno impattante lo stesso non può essere detto sui sistemi di scala.

Il Biologico è davvero meglio?

La produzione biologica nasce e si sviluppa come sistema di protezione della piccola produzione in contrapposizione all’espansione dei grandi produttori. Ad oggi però, del mercato dei prodotti biologici fanno parte, con diverse linee di prodotti, anche grandi produttori. Nel corso del tempo il beneficio dei piccoli produttori è andato via via scemando e il loro margine si è ridotto. A oggi diamo per scontato che il biologico sia più rispettoso dell’ambiente, ma è davvero così? Al biologico è associato un sistema produttivo con minor impiego di energia per la produzione di cereali e latticini, nonché minori emissioni di gas serra per la frutta. Se invece consideriamo altre produzioni il biologico avrebbe un impatto equivalente o superiore alle produzioni convenzionali. Se è vero che l’intento del biologico è quello di opporsi alla produzione intensiva che sfrutta le zone coltivate, è anche vero che la produzione biologica, per potersi mantenere tale, richiede una maggiore estensione di terreno. In sostanza per produrre la stessa quantità di prodotti abbiamo necessità di più terra coltivabile. Quindi potenzialmente, su scala globale, il suo impatto potrebbe essere maggiore.

Quali direzioni?

Una cosa è certa, la tendenza a consumare di più, nel caso del biologico, ci spingerà a usare sempre più terra e questo in un momento storico nel quale metà della superficie terrestre abitabile è usata dall’agricoltura. Questo non vuol dire che il biologico sia il male, ma possiamo prendere atto della necessità di modificare i nostri consumi alimentari partendo proprio da quelli che incentivano l’utilizzo estensivo della terra come i prodotti di derivazione animale. L’idea alla base è che il dibattito non deve appiattirsi tra biologico e agricoltura intensiva ma bisogna aprirsi a nuovi modelli agricoli unitamente alla modifica delle nostre abitudini alimentari. Nonostante ciò nell’Unione europea, entro il 2031, il biologico raggiungerà un quarto di tutta la sua produzione. Insomma i nostri piani a lungo termine non sembrano essere al passo coi tempi. Ciò che ci rimane come consumatori è essere attenti nel modellare i nostri consumi alimentari prediligendo cibi meno impattanti sull’ambiente. Tra le scelte vi è sicuramente la riduzione di carne a prescindere che sia bio o meno.  

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