Prendendo in considerazione le 200 città con il peggior inquinamento atmosferico si può notare come il 90% di esse sia situato in Asia, più precisamente in Cina e in India. Per mesi interi Greta Thunberg ha riempito le prime pagine dei giornali accusando l’Europa e gli Stati Uniti di non fare abbastanza per combattere l’emergenza climatica.

A sentire la 16enne svedese, i cattivoni che metterebbero a rischio il futuro del pianeta terra sarebbero gli occidentali. Peccato che in Unione europea, già nel corso del 2018, le emissioni responsabili del fenomeno definito surriscaldamento globale sono scese del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Ma torniamo al presente, perché il World Air Quality Report relativo al 2019, pubblicato da IQAir Group e Greenpeace, ha portato alla luce diversi aspetti interessanti. Intanto, tenendo conto della popolazione, il Bangladesh è emerso come il Paese con il peggiore inquinamento da Pm 2,5, seguito da Pakistan, Mongolia, Afghanistan e India. La Cina ricopre l’undicesimo posto nonostante gli sforzi green effettuati da Pechino.

Ricordiamo che la dicitura Pm 2,5 indica il particolato con diametro di 2,5 micron o meno (per capirci: un trentesimo della larghezza di un capello), ovvero il tipo più pericoloso di inquinamento atmosferico.

Le megalopoli più inquinate? In Asia

Le megalopoli mondiali che contano 10 o più milioni di abitanti più tossiche di Pm 2,5 sono situate per lo più nel continente asiatico. Nonostante Greta abbia speso tempo per inscenare i suoi sermoni in Occidente, il primato di città più tossica del 2019 è andato a Nuova Delhi, in india.

La classifica prosegue con Lahore (Pakistan), Dhaka (Bangladesh), Calcutta (ancora in India), Tianjin (Cina) e Jakarda (Indonesia). A terminare la top 10 troviamo Wuhan – l‘epicentro della diffusione del nuovo coronavirus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero – Chengdu e Pechino, tutte e tre in Cina.

Il rapporto IQAir ha preso in considerazione circa 5mila città mondiali. Sulla base di ciò è emerso che la maggior parte dei 7 milioni di decessi prematuri attribuiti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) all’inquinamento atmosferico sono causati proprio dalle citate particelle Pm 2,5. “L’inquinamento atmosferico è la principale minaccia per la salute ambientale al mondo – ha dichiarato Frank Hammes, CEO di IQAir, ripreso da Afp – Il 90% della popolazione mondiale respira aria non sicura”.

La situazione in Cina e India

Certo, la concentrazione media di Pm 2,5 riscontrabile nelle aree urbane della Cina è calata del 20% nell’arco di tempo che comprende il 2018 e il 2019. Eppure, l’anno scorso, il Dragone deteneva ancora un triste record: quello di avere 117 delle 200 città più inquinate al mondo.

Scendendo nel dettaglio, tutte le città cinesi tranne il 2% ha superato le linee guida imposte dall’Oms per i livelli di Pm 2,5; considerando i limiti di sicurezza nazionali – assolutamente meno rigorosi rispetto a quelli mondiali – la percentuale dei centri che hanno superato la soglia imposta sale al 53%.

Giusto per capire, le Nazioni Unite affermano che la densità di Pm 2,5 non dovrebbe superare i 25 microgrammi per metro cubo (25 mcg/m2) di aria nell’arco di 24 ore; la Cina ha fissato questo livello a 35 mcg/m3. Oltre la muraglia muoiono ancora prematuramente più di 1 milione di persone a causa dell’inquinamento atmosferico.

In India l’inquinamento derivante dalle piccole particelle supera i limiti Oms addirittura del 500%, anche se l’inquinamento atmosferico, in generale, risulta diminuito in modo significativo, con il 98% delle città monitorate lo scorso anno che ha mostrato un miglioramento.