Greta Thunberg, l’attivista svedese per il clima, arriverà con ogni probabilità a New York mercoledì. La “Malizia II”, guidata da Pierre Casiraghi, figlio della principessa Carolina di Monaco, era partita il 14 agosto scorso dal porto di Plymouth, nel sud dell’Inghlterra, con l’obiettivo fortemente simbolico di portare un messaggio all’Onu, dove a settembre si terrà il vertice sul Cambiamento climatico.”Tredicesimo giorno. Mare mosso a sud della Nuova Scozia ma le condizioni meteorologiche suggeriscono un arrivo a New York mercoledì. Un nuovo aggiornamento arriverà mentre ci avvicineremo alla costa” ha twittato la giovane attivista, che puntava ad arrivare a Manhattan nella giornata odierna.

Negli Stati Uniti, la giovane attivista ha in programma di partecipare al vertice dell’azione per il clima delle Nazioni Unite a New York il 23 settembre a margine dell’Assemblea generale dell’Onu e alle proteste per il clima fissate per il 20 e 27 settembre. Thunberg visiterà anche il Canada e il Messico prima di unirsi alla conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ospitata dal Cile a dicembre.

Ma il “gretismo” comincia a scricchiolare

Eppure l’eco-moralismo di Greta Thunberg e dei “gretini”, comincia a far storcere il naso a qualcuno. L’ispiratrice del movimento dei Fridays for Future, per questo ultimo viaggio, all’aereo ha preferito Malizia II, lo yacht da regata capitanato dal marinaio tedesco Boris Herrmann e Pierre Casiraghi di Monaco. Decisione presa perché, ha spiegato la sedicenne, i voli emettono troppa CO2. L’imbarcazione scelta, invece, è “zero emissionì”: solo energia da fonti rinnovabili, garantita da pannelli solari e turbine sottomarine.

Peccato che in molti abbiano rilevato le pesanti contraddizioni di questa trovata a cominciare dal fatto che i Casiraghi, che sostengono Greta nella scelta di evitare l’aereo per non inquinare, figurano tra i proprietari della compagnia Monacair – Monaco Helicopter Charter Company. Monacair è stata fondata nel 1988 da Stefano Casiraghi, e tra gli azionisti figurano proprio Pierre e Andrea Casiraghi. Gli elicotteri della compagnia monegasca decollano ogni 15 minuti da Nizza o da Monaco, per un totale di 50 voli al giorno durante tutto l’anno, con buona pace delle emissioni di CO2 e con costi che i normali cittadini non si possono permettere. Da una parte, insomma, difendono l’ambiente dai voli aerei e sostengono la battaglia di Greta, dall’altra fanno business in tutt’altro modo.

Inoltre la “Malizia II”, lo yacht a “zero emissioni”, precedentemente utilizzato per regate, tra costruzione precedente e modifiche successive ha raggiunto un costo di produzione di 3,7 milioni di sterline, ovvero 4 milioni di euro. Un costo che un cittadino comune non si può certo permettere.

I francesi contro il “moralismo green”

Come riporta Il Foglio, inizialmente sui media francesi soltanto la destra aveva fatto da controcanto al gretismo, dalla copertina del settimanale conservatore Valeurs Actuelles sugli “eco-ciarlatani”, alle insofferenze di Pascal Bruckner. Ora ci si è messa anche tanta stampa mainstream. Critiche al “gretismo” sono arrivate anche da Michael Shellenberger, autore americano nominato “eroe dell’ambiente” dalla rivista Time, vincitore del Green Book Award e co-fondatore del Breakthrough Institute.

In un’intervista rilasciata al settimanale Point, Shellenberger fa a pezzi la retorica dell’eco-moralismo: “Il moralismo ecologista che ci dice che dovremmo vivere come nei paesi poveri. Sul sito web del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite vengono costantemente visualizzate le foto di alcune delle persone più povere su questo pianeta, come gli agricoltori in Africa o in Asia. Sorridono, con i loro cestini, occupati a pompare acqua. L’idea è che dovremmo essere tutti come loro. Ovviamente nessuno lo vuole davvero. Greta Thunberg non vivrà come una congolese, è ridicolo. La sua esistenza è quella di una ricca bambina svedese, una specie di principessa, mentre incoraggia tutti a fare il contrario. E’ un desiderio di moralizzare la nostra società!”.

Greta Thunberg sta dunque per completare il suo viaggio, ma la santificazione green è in crisi e il catastrofismo ecologista comincia a non godere più di ottima salute.