Un mercantile attracca domenica 9 luglio di prima mattina al porto di Hong Kong. È un cargo che proviene dalla Malesia e ai doganieri dell’ex colonia britannica, il proprietario della nave dice di trasportare soltanto pesci. Ecco che iniziano i controlli a bordo, la nave non convince e infatti, appena vengono spostati i contenitori ittici durante la perquisizione, in fondo al container compaiono casse stracolme di avorio.
Un carico di 7,2 tonnellate di oro bianco, che corrisponde a circa mille pachidermi uccisi e per un valore indicativo di 8 milioni di euro.
Si tratta del sequestro di avorio più consistente degli ultimi trent’anni. Una quantità di zanne superiore persino a quelle che vennero confiscate a Singapore nel 2002 quando le autorità riuscirono a intercettare un carico di 7,1 tonnellate.
Una scoperta shockante perchè rivela come la caccia agli elefanti in Asia e in Africa sia quanto mai attiva, ma il vero motivo per cui sono stati intercettati così tanti chili di zanne d’elefante deve essere ricercato nella nuova politica di Hong Kong che vuole chiudere definitivamente la possibilità di commerciare l’avorio nel Paese.
L’isola autonoma è uno dei principali centri di approdo e smistamento di fauna selvatica e di avorio. La materia prima arriva nel porto di Honk Kong e poi viene trafficata in tutto il continente dal momento che in Oriente le zanne di elefante, così come i corni di rinoceronte, sono molto richiesti per la realizzazione di manufatti, ma in particolar modo per la medicina tradizionale.
L’ex colonia di Londra però, negli ultimi anni ha deciso di invertire la rotta e sta approvando una legge che nel 2021 dovrebbe portare a una totale messa al bando del commercio di avorio. Il maxi sequestro fa pensare quindi che i trafficanti stiano cercando di far entrare più avorio possibile nel Paese prima che vengano dichiarati totalmente fuori legge il commercio e l’importazione.
Quindi, quello che temono esperti del settore e autorità contro il traffico illegale, è che siano pronti a sbarcare nel porto del Mar della Cina altri ingenti carichi. Una situazione che si teme possa avere come diretta conseguenza quella dell’incremento del bracconaggio in Asia ma soprattutto in Africa, dove la guerra per le zanne è una piaga continentale.
A pagarne le conseguenze non sono soltanto le specie animali, che stanno sempre più riducendosi come dimostrano i dati che fotografano una situazione drammatica con una diminuzione della popolazione dei pachidermi dell’8% annuo, ma anche le stesse nazioni africane. Il contrabbando di avorio e il bracconaggio è stato dimostrato come siano due delle principali attività attraverso le quali guerriglie e gruppi islamisti traggono ingenti profitti economici. I primi gruppi ad essersi finanziati con l’uccisione di elefanti e altri animali in via d’estinzione sono formazioni che hanno i seguenti nomi: Boko Haram, Al Shabaab e Lord Resistance Army.
È quindi necessario capire come la guerra contro gli animali, guardandola in filigrana, non sia altro invece che una guerra dell’uomo contro se stesso.
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