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L’Unione europea pare intenzionata ad accelerare i tempi della transizione energetica, ma la politica continua a frenarli. L’ultimo capitolo in ordine di tempo riguarda la tassonomia per la finanza sostenibile, che si occupa di quali investimenti possono rientrare nel ‘grande piano europeo’ per un ambiente pulito e, appunto, sostenibile. Questo passaggio fondamentale è per il momento congelato in attesa che si insedi un nuovo governo in Germania dopo le elezioni, le prime da molti anni che non hanno visto Angela Merkel come favorita al ruolo di cancelliera.

La tassonomia dovrà indicare se due forme di produzione energetica importanti, anzi oggigiorno fondamentali, come gas e nucleare possano rientrare nel novero di quelle su cui si potrà investire all’interno del green deal. Detto questo si comprende che non si può ridurre l’importanza della tassonomia a una scelta fra concentrare gli investimenti sulle rinnovabili o mantenerne anche sugli idrocarburi, perché coinvolge lo stesso sistema energetico europeo. E, di passaggio, circa 800mila lavoratori solo nel nostro paese impiegati nei settori cosiddetti ‘hard to abate’, cioè l’industria pesante e i trasporti, dove ancora le soluzioni ‘green’ non sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico.

Dal punto di vista teorico lo scontro è tra due concezioni per il momento (solo apparentemente) inconciliabili: da una parte chi ritiene si debbano compiere scelte radicali per compiere la transizione energetica, dall’altra chi identifica nel gas naturale – ma anche nel nucleare–un elemento indispensabile per sostenere la transizione stessa, che necessita di passaggi graduali, di un ‘accompagnamento’ durante il quale le rinnovabili non potrebbero, da sole, garantire tutto il fabbisogno energetico.

Il dono del radicalismo green

La prima impostazione in questo momento sta primeggiando nel dibattito non solo in Italia ma anche in altre nazioni europee, fra cui la Germania. Che ha avuto il tema ambientale al centro delle elezioni del 26 settembre. Il programma dei Grüne, guidati da Annalena Baerbock, sulle questione climatiche è stato presentato con slogan che possono risultare affascinanti anche per la mittelstand, la piccola e media impresa tedesca che conta numerosi imprenditori. La corsa del partito ecologista ha invece trovato un ostacolo in una delle proposte meno condivisibili dalle forze imprenditoriali, una carbon tax che prevede già dal 2023 un costo di produzione di CO2 a 60 euro alla tonnellata. In futuro le azioni per la sostenibilità ambientale potrebbero quindi incagliarsi di fronte ai costi economici necessari per  metterle in pratica. La vicenda si complica ulteriormente quando sul tavolo i Verdi calano le carte delle riduzioni drastiche sui gas serra e del no al raddoppio del North Stream 2, cioè il pomo della discordia geopolitico tra Biden e Putin (e la Merkel).

Il nodo della tassonomia per la finanza sostenibile quindi è centrale e se non risolto in maniera condivisa causerà problemi interni all’Ue. Uno su tutti, se il gas risultasse escluso dagli investimenti considerati virtuosi (come anche nucleare e agricoltura), entrerebbe in crisi il processo di sostituzione delle centrali a carbone le quali, dalla Germania a tutti i paesi dell’est europeo, ma anche in Italia, sono il principale fattore di inquinamento e dell’effetto serra. 

I rischi per l’Italia

E qui, in conclusione, ritorna il tema dei settori Hard to abate, quali acciaierie, centrali elettriche, cementifici, cartiere, impianti siderurgici e chimici. Sono settori fondamentali non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa: da noi sono il nerbo del tessuto di piccole e medie imprese che è il nostro fiore all’occhiello a livello mondiale (penso alle filiere dell’automotive, dell’aereospaziale, della farmaceutica, ecc). 

Se è vero che efficienza energetica significa utilizzare meno energia per portare a termine la stessa attività, con il vantaggio di ridurre le emissioni di gas serra e la domanda di importazioni di energia, è chiaro che servono soluzioni praticabili, non discorsi. Come per esempio la cattura del carbonio e l’idrogeno: temi di grande attualità, visto che hanno trovato concordi l’inviato speciale sul clima di Joe BidenJohn Kerry, e la sua controparte cinese Xie Zhenhua, in un incontro a Shangai di metà aprile.

Serve una transizione energetica sostenibile e pragmatica che si basi su una filiera di efficienza energetica a monte e su soluzioni che ottimizzino le emissioni a valle. E che in parallelo sviluppi una transizione di competenze dei lavoratori. Proprio questo è stato uno dei “topic” al centro dell’ Offshore Mediterranean Conference, l’evento mondiale dell’energia del Mediterraneo ospitato a Ravenna.