La geopolitica della corsa allo spazio
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Kiev chiede che Mosca sia cacciata dalla Fao, l’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, ritenendola responsabile per la crisi alimentare in via di sdoganamento. A esplicitarlo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha esortato la comunità internazionale a procedere con la cacciata della Russia dall’organizzazione con sede a Roma. “Non ci può essere alcuna discussione sul prolungamento dell’adesione della Russia alla Fao“, ha affermato il leader di Kiev, accusando Mosca di aver innescato una crisi globale e uno shock al mercato grano invadendo l’Ucraina. “Cosa ci sta a fare se sta causando la fame ad almeno 400 milioni, o potenzialmente a più di un miliardo di persone?”, ha sottolineato Zelensky, interveenendo in videocollegamento alla riunione Ocse a Parigi.

L’affondo di Zelensky è volto a addossare alla Russia quella che è ritenuta la più grave delle responsabilità connesse all’attacco al suo Paese decretato da Vladimir Putin. Indubbiamente la guerra ha causato, negli ultimi mesi, una notevole accelerazione dei prezzi delle derrate alimentari. L’indice dei prezzi della Fao, un paniere delle principali commodities alimentari, ha battuto ogni record per tre mesi consecutivi. E tutto questo è confermato dall’outlook semestrale dell’organizzazione, secondo il quale il valore delle importazioni globali di cibo ha raggiunto quest’anno il nuovo record di 1,8 trilioni di dollari, non a causa dell’aumento dei volumi ma dei prezzi elevati e dei costi di trasporto. La Fao definisce molto preoccupante il fatto che molti Paesi a rischio di insufficienza alimentare “stanno pagando di più ma ricevono meno cibo”. L’organizzazione prevede nei suoi studi che il costto globale delle importazioni di cibo crescerà di 51 miliardi di dollari rispetto al 2021, mettendo a rischio in diverse aree nel mondo la sicurezza alimentare.

Per Zelensky questo è quanto basta per chiedere la cacciata della Russia dalla Fao. A detta del presidente ucraino le responsabilità della crisi alimentare ricadono unicamente su Mosca. Va sottolineato che tale misura appare come decisamente remota e non avrebbe altro che una valenza simbolica. La Fao, infatti, è sicuramente un organo importante nella regolamentazione degli standard alimentari e della gestione delle crisi sistemiche nei Paesi in via di sviluppo ma non ha autorità politica o commerciale sui mercati globali. La Fao nel contesto del suo mandato ha come principale missione quella di garantire assistenza tecnica ai Paesi vulnerabili che necessitano di sostegno nel consolidamento del proprio settore rurale. Essa interviene con particolare attenzione, e si tratta del focus primario del suo mandato, nella formulazione di programmi e politiche per la riduzione della fame e di articolate strategie nazionali di sviluppo rurale. Il suo principale canale di finanziamento sono i fondi stanziati da Paesi sviluppati e organizzazioni internazionali a cui si aggiungono quelli garantiti da banche internazionali per lo sviluppo.

La Russia è accusata da Zelensky e dall’Occidente di usare cinicamente la partita del grano come strumento di pressione e di conflitto ibrido, di affamare i Paesi che dipendono dalle forniture di Mosca e Kiev e di aver sdoganato una corsa al rialzo dei prezzi che, tuttavia, indubbiamente preesisteva alla guerra, che pure l’ha accelerata. Ma su nessuna di tali questioni la Fao può avere giurisdizione concreta. La Fao può ovviare al problema della carenza alimentare in un Paese, non promulgare azioni o sanzioni politiche contro chi ne è ritenuto responsabile. Stati come Ciad, Libano Sri Lanka sono già nel caos, segno che la crisi alimentare può avvicinarsi con forza. Ma la Fao ha un mandato legato alle conseguenze, non alle cause.

Il dato che Zelensky può sottolineare è eminentemente politico. Colpire la Russia escludendola dalla Fao attraverso un voto dei Paesi membri significherebbe dare uno schiaffo a Mosca di fronte alla sua base di consenso negli Stati in via di sviluppo ad oggi tiepidi sull’invasione. L’assemblea biennale della Fao dovrebbe votare a maggioranza assoluta sull’espulsione di Mosca. Ad oggi non ci sono casi simili nella storia dell’organizzazione: quello che più si avvicina fu la mancata concessione dello status di membro a pieno titolo al Sudafrica nel 1963, quando il Paese governato dal regime dell’apartheid rimase allo status di osservatore per delibera dell’assemblea Fao. Ma arrivare alla conta rischia di rappresentare un boomerang per il presidente ucraino rinvigorendo la Russia sul proscenio internazionale. La Fao conta ad oggi 194 Stati membri (tutti gli Stati membri dell’Onu tranne il Lichtenstein, più le Isole Cook e Niue) a cui si aggiungono l’Unione Europea e due membri osservatori (Isole Faroe e Tokelau) e servirebbero circa un centinaio di assensi alla procedura d’espulsione della Russia per formalizzarla. Un rischio che Zelensky non può, ad oggi, permettersi di correre. Mentre nel frattempo il braccio di ferro sul grano e sul cibo continua inesorabilmente, non è l’offensiva diplomatica che può fermare Mosca dalla tentazione di sfruttarlo come mezzo di pressione sui suoi Paesi rivali.

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