Skip to content
Ambiente

Fa troppo caldo? Prova i gadget made in Asia

Gli asiatici, intesi come i cittadini delle grandi metropoli, praticamente ogni estate inventano nuovi gadget refrigeranti.

Luglio inoltrato. In Asia il termometro oscilla tra i 32 e i 36 gradi. Gli eleganti grattacieli dei distretti finanziari dei Paesi che formano la regione più dinamica del mondo riflettono un sole accecante. Le loro pareti, di vetro e acciaio, sono incandescenti. I lunghi vialoni d’asfalto presi d’assalto dalle auto all’ora di punta; i marciapiedi in calcestruzzo che tagliano i vari quartieri delle città, snodandosi tra negozi e vetrine; gli scrosci d’acqua improvvisi che, di tanto in tanto, illudono di portare freschezza: tutto ciò alimenta ulteriormente una cappa di calore che, come ogni estate, prende in ostaggio le metropoli dell’intero continente.

Con eccezioni, va da sé, dettate dalla geografica. Che vi troviate a Pechino o a Tokyo, a Seoul o a Bangkok, il minimo comun denominatore sarà sempre e soltanto il caldo asfissiante. Un caldo che vi farà sudare in continuazione e renderà pesante il respiro, dandovi l’impressione di essere in una prigione senz’aria.

I gadget anti calore da provare almeno una volta

Come combattere un nemico del genere? Gli asiatici, intesi come i cittadini delle metropoli sopra descritte, praticamente ogni estate inventano nuovi gadget refrigeranti. Ombrellini para sole, ventilatori portatili di ogni tipo, collane di ghiaccio e così via, in una lista pressoché infinita.

Questo vale soprattutto per il Giappone, epicentro di mode e tendenze, nonché Paese rinomato per il suo design thinking e l’innovazione. Ma quali sono gli oggetti più utili per affrontare il caldo estremo? Ecco una breve lista, in attesa di osservare le ultime novità che saranno esposte, come ogni anno, in occasione della Tokyo Extreme Heat Countermeasures Exhibition, una singolare mostra specializzata nella risoluzione dei problemi legati al calore.

Partiamo con gli accessori più comuni. Provate a camminare in piena estate lungo una strada di una qualunque città asiatica e vedrete un’abbondanza di gadget che penzolano dagli zaini e dai polsi dei pedoni. A partire dai classici ombrelli di velluto per schermare i raggi ultravioletti, dai ventilatori elettrici portatili e, tra le ultime tendenze, le collane refrigeranti – e cioè anelli di plastica che si mettono nel frigorifero o nel freezer, prima di posizionarli sul collo in maniera tale che fungano da borsa del ghiaccio indossabile – e dispositivi che sembrano cuffie over-ear ma che in realtà contengono ventole che soffiano aria verso il viso.

Ci sono poi aziende, come Kuchofuku, che producono da decenni indumenti dotati di ventilatori, come gilet e giacche, particolarmente apprezzati dai lavoratori edili. Come funzionano? Si basano su ventole inserite al loro interno che, una volta attivate, accelerano il flusso d’aria a contatto coi corpi di chi li indossa.

Non mancano, poi, marsupi porta-bambini dotati di ventilatore e pure letti. Questi ultimi sono formati da un materasso, che è sostanzialmente fatto di un foglio di imbottitura flessibile, simile a una rete, munito di un ventilatore elettrico che aspira aria dalla testiera per aumentare la circolazione e mantenere le lenzuola asciutte.

Tra refrigerio e sostenibilità

Non mancano, poi, caschi di sicurezza – pensati per lavoratori – con la solita, immancabile ventola alla base per far circolare l’aria attorno alla testa di chi li indossa.

L’azienda Uniqlo, invece, ha lanciato da tempo una linea innovativa chiamata AIRism, realizzata in tessuto sottile che assorbe il sudore e si asciuga rapidamente. Esistono in commercio anche spray bizzarri – Ice-Non Shirt Mist è uno dei più comuni – da spruzzare sulla parte esterna di t-shirt e magliette per avere una sensazione di ghiaccio intenso per circa una trentina di minuti. “Sarà come avere un blocco ghiacciato premuto sul petto”, spiega chi l’ha utilizzato.

C’è solo un piccolo problema. Questi prodotti di raffreddamento, per lo più in plastica ed economici – se non usa e getta – stanno inondando il mercato, potrebbero effettivamente offrire una soluzione rapida, ma non sono necessariamente sostenibili.

I ventilatori portatili sono, ad esempio, un’evoluzione dei sensu (ventilatori pieghevoli), solo che richiedono batterie e generano rifiuti elettronici. La collana di ghiaccio, invece, imita un trucco usato dalle vecchie generazioni nipponiche: in passato, durante le giornate calde, le madri erano solite bagnare un asciugamano tenugui per avvolgerlo attorno al collo dei più piccoli.

La sua evoluzione è comunque in plastica, e molti la gettano via dopo un paio di utilizzi. Ecco: scegliere tra la sostenibilità e le comodità non è sempre facile come si potrebbe pensare.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.