Emirati, Cina e India puntano sull’idroelettrico

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Puntare sull’idroelettrico per affrancarsi dal petrolio, tessere nuovi legami diplomatici e rendere più efficiente il proprio assetto economico. Questi sono soltanto alcuni dei motivi che hanno spinto diversi paesi a investire ingenti risorse nella costruzione di impianti idroelettrici, e quindi nello sfruttamento dell’energia dell’acqua. Come fa notare Italia Oggi, ci sono tre Stati che hanno già le idee chiare su quali progetti dare alla luce: Emirati Arabi Uniti, India e Cina. Questi governi hanno esigenze diverse tra loro, pur avendo tutti intrapreso il medesimo percorso.

La Strategia energetica 2050 degli Emirati Arabi

Gli Emirati Arabi hanno intenzione di costruire il primo impianto idroelettrico della sua storia. Per questo motivo la Dubai Electricity & Water Authority ha stretto un accordo dal valore di 350 milioni di euro con la società austriaca Strabag e Andritz e la turca Ozkar. L’esigenza di Dubai, principalmente, è una: smettere, in campo energetico, di puntare solo ed esclusivamente sul petrolio. Una soluzione è stata quella di puntare sull’energia dell’acqua. Come fare? Sulla carta ngli Emirati Arabi l’aridità è di casa, ma l’emiro Mohammed bin Rashid Al Maktum è pronto ad affidarsi alla diga di Hatta, situata al confine con l’Oman. La centrale che sorgerà in futuro rientra a far parte di un piano ben più ampio, la cosiddetta Strategia energetica 2050 implementata per incrementare dal 25% al 50% le fonti di energia pulita degli Emirati Arabi entro il 2050. Secondo le stime, il progetto sarà completato prima del febbraio 2024 e potrà produrre 250 Mw di energia elettrica. Il meccanismo è semplice e prevede l’utilizzo dell’energia solare nelle ore non di punta per pompare l’acqua in un serbatoio; nelle ore di punta, invece, la stessa acqua verrà usata per generare energia elettrica.

Il piano dell’India

Oltre agli Emirati Arabi Uniti, anche India e Cina puntano forte sull’idroelettrico. Il governo indiano vuole costruire un progetto mastodontico: la centrale di Dibang, che dovrebbe sorgere nello Stato di Arunachal Pradesh. Il costo complessivo si aggira intorno ai 3,5 miliardi di euro; la quantità di energia prodotta dovrebbe invece attestarsi a circa 2880 MW. La centrale desta però diverse preoccupazioni per il suo eventuale impatto ambientale; per la sua realizzazione devono infatti essere tolti di mezzo più di 300 mila alberi e non sono mancate proteste. L’India spinge sull’idroelettrico anche per questioni diplomatiche. Pochi giorni fa, il primo ministro indiano Narendra Modi ha inaugurato la centrale di Mangdechhu, l’ungo il corso dell’omonimo fiume, in Buthan; l’energia prodotta finirà per lo più al vicino indiano, ma quella in eccesso prenderà la via di Nuova Delhi. In questo modo l’Elefante indiano ha rafforzato un legame diplomatico e implementato il settore delle energie rinnovabili.

La centrale della Cina

Capitolo Cina. Pechino non vuol certo essere da meno, e da tempo ha intrapreso la strada dello sfruttamento delle energie rinnovabili. Il governo cinese è pronto a inaugurare la centrale idroelettrica di Wudongde, già stata rinominata dalla stampa internazionale la “centrale più intelligente del mondo” per via della sua complicata tecnologia. La struttura inizierà a pompare acqua a partire dal luglio 2020. Per Pechino è importante ridurre l’inquinamento e al tempo stesso diventare sempre più autarchica, senza dipendere dalle esportazioni di petrolio.