La guerra civile in Sudan coinvolge anche gli animali presenti all’interno dei confini nazionali. Gli elefanti, specialmente.Un rapporto dell’Enough projectsostiene che i bracconieri più attivi siano i miliziani sud sudanesi. Le milizie janjaweed, magari, “brigate di ricognizione” o “guardie di confine”.  I cosiddetti “diavoli a cavallo”, che si sono resi protagonisti dei peggiori orrori in Darfur durante questi quattro anni di guerra: stupri collettivi, villaggi bruciati, schiavitù infantile e traffico di esseri umani. Il tutto, in nome di un jihad limitato territorialmente ma cruento come il tipo internazionale. Eppure il problema principale dei pachidermi non sarebbe rappresentato da loro. I miliziani dell’Lra? Neppure. Il gruppo terroristico ugandese, infatti, pare aver perso questo il  primato che un altro rapporto aveva evidenziato.  Eric Marav, responsabile di uno dei parchi più interessati al fenomeno,ha dichiarato  che “la maggior minaccia agli elefanti di Garamaba non sono né i ribelli dell’Lra, né i janjaweed a cavallo e neppure misteriosi elicotteri, ma bande provenienti dal Sud Sudan, alcune con uniformi dell’esercito governativo” . Filogovernativi, insomma, che si sarebbero messi a cacciare elefanti per i loro interessi economici. Non solo bracconieri, però, alimentano la scomparsa degli elefanti da quelle terre, ma anche infiltrazioni delle falde acquifere. Il massacro, insomma, è completo sotto ogni punto di vista. Nulla di equiparabile, ovvio, alla tragedia che a causa di quella guerra sta sterminando il genere umano in quella parte del mondo, con la privazione per molti dello stesso diritto ad esistere.

Ma per rendersi conto delle sconvolgenti statistiche, sarà utile sottolineare come, negli anni settanta, gli elefanti presenti in Sudan risultavano essere 70mila. Nel 2007, poi, venne fatto un monitoraggio postdatato rispetto alla guerra tra nord e sud del paese: i numeri,  incredibili, stabilirono che a sopravvivere erano stati tra i 2 mila e i 5 mila esemplari. Più di 60 mila animali, quindi, sarebbero stati sterminati durante il conflitto. L’accanimento contro i pachidermi deriva da un fattore tanto preciso quanto mediaticamente celebre: il valore dell’avorio. E l’avorio, di rimando, serve a finanziare la guerra stessa. Che sia l’attuale o quella conclusa anni fa tra nord e sud del Sudan, cambia poco. Una partita di giro che resta in piedi prescindendo dalla specifica guerra e che gli elefanti subiscono sulla loro pelle. Questo avorio prosegue per tratte conosciute: transita, infatti, negli aereoporti di Juba ed Entebbe, dai quali poi viene distribuito negli altri continenti.

Come scrive  Nigrizia, del resto : ” nel giugno del 2016, all’aeroporto di Juba venne sequestrato un carico di 1,2 tonnellate di avorio (valore stimato: 250 dollari al chilo). Entebbe, già noto da tempo come snodo del commercio illegale, e Juba, sono ora segnalati come aree di primaria importanza. Il traffico è infatti facilitato dalla porosità dei confini e dalla corruzione pervasiva. Per esempio, un audit interno ha scoperto che, tra il 2009 e il 2014, dai magazzini dell’autorità ugandese per la protezione delle fauna selvatica sono spariti 1,35 tonnellate di avorio sequestrato”. Il commercio delle zanne di elefante è proibito dal 1989. Fanno eccezione alcuni casi particolari, come quelli relativi ad elefanti deceduti naturalmente o abbattuti per evitare il rischio di sovrappopolazione. Ma qual è il prezzo di questo massacro? Secondo Milano Finanza , esemplificativamente, una coppia di zanne può arrivare a costare anche 125 mila euro. Cinesi e qatarioti, tra tutti, sono soliti precipitarsi alle aste di questi “beni di lusso”, che vengono, una volta acquistati, utilizzati nei salotti privati come simboli di prosperità e benessere. Il destino degli elefanti, non a caso, è legato al valore nominale dell’avorio in Cina. Sembrerebbe che la Repubblica popolare cinese sia intenzionata a mettere al bando il commercio d’avorio a partire dal 2021. Sperando, si potrebbe aggiungere, che nel mondo, giunta quella data, esistano ancora gli elefanti.