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Anche l’Italia ha finalmente una nave rompighiaccio. La “Laura Bassi” è una nave oceanografica, utilizzata per l’attività scientifica e il supporto logistico alle esplorazioni antartiche acquistata dal British Antarctic Survey, l’ente nazionale inglese che si occupa della ricerca e divulgazione scientifica sull’Antartide.

La nave rompighiaccio da ricerca si chiamava originariamente, infatti, “Ernest Shackleton”, come il famoso esploratore polare britannico, ed era di proprietà della norvegese Rieber Shipping, una compagnia di navigazione che gestisce navi offshore di supporto sottomarino, navi sismiche marine e spedizioni polari di logistica e ricerca con sede a Bergen.

Grazie ad un finanziamento ricevuto dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, pari a 12 milioni di euro, l’Istituto italiano di Oceanografia e Geofisica sperimentale (Inogs) ha potuto così dotarsi della prima nave rompighiaccio da ricerca della sua storia, e della storia d’Italia.

La “Schackleton”, ora chiamata “Laura Bassi” in onore della prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria nel 1700, è stata individuata, come si legge in un comunicato dell’Ogs, proprio per le sue caratteristiche tecniche che la rendono adatta a supportare le attività di ricerca della base italiana “Mario Zucchelli” nel Mare di Ross in Antartide, ma che le permetteranno di navigare anche in mari polari coperti dal ghiaccio. Una straordinaria possibilità per la ricerca oceanografica italiana che, fino ad ora, aveva potuto studiare soltanto le aree di mare completamente prive di ghiaccio.

Maria Cristina Pedicchio, ricercatrice e presidente dell’Ogs fa sapere che “Oltre a Ogs anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) hanno supportato il progetto di acquisizione dell’infrastruttura” e che “queste istituzioni hanno, infatti, stilato un accordo per la gestione della nuova nave che realizzerà gli obiettivi scientifici sia del Progetto Nazionale di Ricerca in Antartide che il Progetto Nazionale Artico”.

A dire il vero la “Laura Bassi” non è la prima nave con capacità di operare ai poli: prima di lei nei registri italiani era presenta la “Italica”, una nave da trasporto e oceanografica che è stata dotata, in un secondo momento, di prua rinforzata per poter operare tra i ghiacci polari, ma questa è la prima nave pensata e nata come rompighiaccio da ricerca della nostra flotta mercantile.

La nuova nave è già pronta a salpare per l’Antartide. Attualmente fervono i preparativi al porto di Trieste per una missione che la condurrà nelle acque del Polo Sud a metà dicembre di quest’anno. “La campagna scientifica inizierà a gennaio” ha precisato Paola Rivaro, oceanografa dell’università di Genova e responsabile scientifica della spedizione, ricordando il coinvolgimento di Cnr, Enea, Ogs e molte università italiane (Genova, Napoli, Marche, Venezia). “La nave sarà la piattaforma per studiare, per esempio, la variabilità delle acque del mare di Ross in risposta ai cambiamenti climatici, monitorare la superficie di ghiaccio, in altre parole la fusione della calotta polare, e la contaminazione ambientale, cioè quali inquinanti vengono trasportati fino a lì…”.

La nave è stata varata nel 1995 come MV “Polar Queen” per la GC Rieber Shipping, è stata poi noleggiata dal British Antarctic Survey nell’agosto 1999 e rinominata Rrs “Ernest Shackleton”La sua stazza lorda è di 4028 tonnellate per 80 metri di lunghezza e 17 di larghezza. Le sue stive hanno una capacità di carico di 3mila metri cubi e possiede una gru dalla portata massima di 50 tonnellate, ha 22 uomini di equipaggio e può ospitare altre 50 persone in 37 alloggi totali.

La sua autonomia di navigazione è di 60 giorni ed i suoi motori diesel, da 7315 Hp, la spingono sino alla velocità di crociera di 12 nodi. A bordo, oltre ad un ospedale perfettamente attrezzato, ci sono due laboratori di ricerca: uno “asciutto” da 45 metri quadri di superficie con banchi di lavoro e accesso diretto all’area operazioni di poppa, dove è presente anche una piazzola di atterraggio per elicotteri da 10 tonnellate di portata, e uno “umido” di pari superficie con interni in acciaio inossidabile e prese di acqua dolce e salata. È anche possibile ospitare sul ponte due container laboratorio.