Nella giornata di sabato, un incendio estesosi per circa 250 ettari ha colpito le foreste ucraine vicine alla centrale nucleare di Chernobyl e che ha interessato il territorio sino alla giornata di domenica, con gli operatori ambientali che sono riusciti a dominare le fiamme, facendo rientrare la situazione e mettendo in sicurezza l’area. Nonostante gli incendi boschivi siano relativamente frequenti nel territorio dove capeggia ancora la vecchia centrale nucleare sovietica, questa volta l’incendio ha preoccupato più del previsto a causa delle conseguenze che ha generato.

Durante l’intervento dei pompieri – muniti di contatori Geiger per controllare la radioattività dell’aria durante la loro permanenza – sono stati riscontrati valori 16 volte maggiori rispetto all’atteso, evidenziando come ancora adesso le conseguenze del disastro nucleare siano presenti sul territorio. A seguito dell’incendi, infatti, una grande percentuale di particelle radioattive si sono riversate nell’area, ostacolando anche in parte lo stesso intervento degli operatori ambientali. Tuttavia – stando a quanto riferito dalle fonti ufficiali e riportato dalla testata giornalistica The Guardian – la popolazione non sarebbe in pericolo di vita, situandosi ad oltre 30 chilometri di distanza dall’area in questione. Ulteriori approfondimenti del problema, in ogni caso, verranno portati avanti nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

Chernobyl si fa ancora sentire

Il disastro nucleare che aveva colpito l’ex-Unione sovietica nell’aprile del 1986 ha lasciato delle conseguenze sul territorio che nonostante i 34 anni trascorsi si fanno ancora sentire. Non soltanto i divieti di avvicinarsi e l’impossibilità di costruire unità abitative all’interno di un raggio di 30 chilometri dal sito, ma lo stesso ambiente ha immagazzinato una mole di sostanze radioattive pronte ad essere sprigionate nell’aria.

Dopo l’incidente del 1986 provocato dallo scoppio del reattore numero quattro della centrale che aveva causato la fuoriuscita delle sostanze radioattive, la vita nella regione è drasticamente cambiata. La stessa città è stata abbandonata, con i cittadini che si sono riversati in città di nuova formazione studiate per sostituire il vecchio agglomerato – troppo vicino al luogo dell’esplosione.

Tuttavia – sebbene questa volta l’impatto effettivo sia stato relativamente contenuto – il fatto ha evidenziato come incendi di dimensioni maggiori e più prossimi alle città di nuova fondazione potrebbero rivelarsi un problema per la salute delle persone. E nonostante i restanti tre reattori della centrale siano ormai chiusi dal 2000 – con il quarto isolato da una cupola protettiva dal 2016 – l’area non si può ancora considerare del tutto bonificata.

Il dramma della popolazione

Come già sottolineato, gli abitanti della regione sono già abituati con il dover convivere con il triste lascito del passato, che ha segnato la storia ormai di due generazioni. Ancora adesso, l’alta percentuale di radioattività dell’area arreca problemi alla salute della popolazione, ricordando tutti i giorni il dramma accaduto in quel triste aprile del 1986. E se da un lato quell’evento si incanalava perfettamente nel declino del mondo sovietico e della sua stessa tecnologia, dall’altro si è trasformato in un incubo che con i recenti fatti si è dimostrato essere più attuale che mai.

Nonostante le opere di bonifica e di messa in sicurezza siano state approntate e messe in campo negli anni, infatti, la situazione non si può ancora considerare del tutto rientrata. E con il pericolo sempre in vista, è la stessa popolazione ucraina a dover fare i conti con i danni ambientali e con i problemi di salute causati dall’alta radioattività dell’area: in un dramma che ha lasciato i suoi strascichi ancora nel XXI secolo.

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