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La decarbonizzazione cui oggigiorno i principali sistemi economici del pianeta puntano non è altro che la versione odierna dell’obiettivo a cui, nella storia, l’uomo si è sempre dedicato in campo energetico: ottimizzare la gestione delle risorse in maniere tale da portare al mondo produttivo e ai cittadini la massima quantità di energia nel più efficace modo possibile e con la maggiore efficienza. 

In tal senso, è utile sottolineare il fatto che tale processo abbia oggi un duplice, fondamentale risvolto in quanto funzionale sia a chiari obiettivi economici che al processo di lotta al cambiamento climatico nel quadro della corsa a un mondo più sostenibile.

Un mondo senza carbone è possibile? Certamente non lo sarà nel giro di pochi anni. Ma la neutralità climatica e la transizione dalle fonti fossili a quelle meno impattanti è un processo destinato a essere, sul lungo periodo, irreversibile, e che proprio per questo va governato.

Questo dato va fortemente riaffermato perché spesso si tende a pensare alla transizione come a un fenomeno capace di produrre risultati antieconomici, mentre in realtà con la costruzione di un sistema tecnologicamente ben strutturato e dinamico sarà vero il contrario: la decarbonizzazione andrà di pari passo con la definizione di nuovi sistemi, nuovi mercati, nuove organizzazioni produttive, nuove catene del valore. E fino ad ora laddove i sistemi economici stanno abbandonando le energie fossili per coprire una quota crescente della domanda con le rinnovabili non si sono certamente verificati sconvolgimenti economici. Secondo i dati Ember ripresi da Energy Journal, magazine del Gruppo CESI, in particolare il carbone è sempre più marginale nei mix energetici europei: -25% il calo dell’utilizzo in Italia, -39% quello in Germania, -59% per la Spagna e addirittura -95% nel Portogallo, che ha dichiarato di essere in anticipo sui tempi col phase out.

Con altrettanta celerità I sistemi economici dovranno puntare alla creazione dei nuovi settori produttivi legati alla transizione

Secondo stime recenti l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ritiene che triplicheranno, da qui al 2040, sia la domanda complessiva per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento delle fonti solari (fino a oltre 300 milioni di GW all’anno) sia quella legata alle fonti eoliche (fino a 150 milioni di GW). Nel contempo, la vendita annuale di auto elettriche potrebbe crescere di 25 volte fino a sfondare quota 70 milioni di unità e l’Europa rappresenterà uno dei punti cruciali per l’incremento di questa domanda complessiva. Dalle nuove reti energetiche alle infrastrutture di trasmissione, dagli impianti di produzione in diversi settori (siderurgico e automotive, per fare alcuni esempi) che chiederanno sempre più energia pulita e dovranno essere sempre meno impattanti agli stili di consumo più accorti, la transizione entrerà sempre di più nelle vite quotidiane.

Sarà una grande partita sociale, economica e, soprattutto, tecnologica. Per questo aumenterà sempre di più la domanda da parte di cittadini, governi, imprese per tecnologie aventi garanzia di sicurezza, efficacia ed efficienza sul medio lungo periodo. Aziende come CESI, società italiana leader globale nel campo dell’innovazione e della consulenza per il settore elettrico e nell’ingegneria civile e ambientale e, con la sua Divisione KEMA Labs, leader mondiale indipendente nel testing, nell’ispezione e nella certificazione di componenti elettromeccanici, si stanno già attrezzando per fornire ai mercati le competenze necessarie per accompagnare le imprese in questo passaggio.  In un recente dossier pubblicato assieme all’Istituto Aspen, ad esempio, la multinazionale italiana ha parlato del ruolo decisivo che le smart grid possono giocare come acceleratori di una riduzione delle emissioni e dell’impatto ambientale del mercato elettrico. 

Di elevata valenza strategica è anche il settore delle batterie, tra i più importanti e i più abilitanti tra quelli interni alla filiera della nuova industria che dovrà sviluppare le tecnologie e i prodotti per l’economia del futuro, più digitalizzata e sostenibile. Batterie più efficaci e con maggiore capacità di immagazzinamento (energy storage) saranno in grado di aumentare l’efficienza, vero driver del progresso, dei nuovi impianti e oggetti alimentati a energia rinnovabile riducendone al contempo costi e impatto ambientale. Matteo Codazzi, CEO di CESI, ha scritto su Nuova Energia che “il costo per kWh delle batterie si dimezzerà ancora da oggi al 2030, dopo aver già visto una riduzione notevole (-85%) nel periodo 2010-2018, che equivale a una media di circa 176 dollari/kWh”. Questo potrà aiutare in un contesto come il mercato delle rinnovabili, in cui la difficoltà di prevedere l’armonizzazione tra domanda e offerta rende necessario lo sviluppo di un sistema flessibile in cui la capacità di immagazzinamento svolge ruolo di vera e propria riserva strategica: “Gli accumuli elettrochimici, insieme al Demand Side Management (DSM), rappresentano la soluzione per far fronte a questa esigenza. Già oggi stiamo assistendo all’installazione di batterie accanto a parchi solari ed eolici negli impianti a energia rinnovabile”, ha sottolineato Codazzi.

Si parla, dal punto di vista di CESI, di creare le condizioni ideali per aumentare la flessibilità dei sistemi energetici certificando batterie, tecnologie di immagazzinamento innovative, meccanismi di governance del flusso domanda-offerta nel contesto governato dalle rinnovabili e reti di ultima generazione. Ma anche, grazie al ruolo dei laboratori KEMA Labs, di dare alle imprese spazi per poter mettere alla prova i frutti della loro innovazione, muoversi con un obiettivo di problem solving per risolvere le sfide della transizione. 

In particolare, CESI è attiva per rafforzare le potenzialità in campo tecnologico nel settore dell’energy storage e degli smart meters. Di particolare rilevanza, inoltre, il progetto condotto assieme a E-Distribuzione per la ricerca dell’integrazione ottimale tra gli user devices e i misuratori “intelligenti” di trasmissione della potenza elettrica costruiti dalla società partner di CESI. Nei suoi Smart Metering Laboratories CESI ha creato uno spazio di meno di 400 metri quadrati in cui gli smart meters sono fatti interagire con un sistema di oltre 2mila circuiti contemporaneamente in funzione, che hanno l’obiettivo di testare l’interazione tra i dispositivi e i sensori di misurazione. 

 Intelligenza artificiale, IoT e blockchain sono le tecnologie chiave per permettere una svolta di sistema, per costruire un mondo senza carbone, con nuovi settori meno impattanti ma non meno in grado di contribuire allo sviluppo economico, all’innovazione, alla creazione di posti di lavoro sicuri e ben retribuiti in numero considerevole. Se ben governata, grazie alla fondamentale opera di consulenza e sostegno tecnologico di imprese come CESI, la transizione può essere il volano per una piena ripresa dell’economia globale.

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