Uno spettro si aggira sul mondo intero. Non è un’ideologia politica e neppure un nuovo virus. Si tratta, al contrario, del demone climatico, la cui ombra potrebbe farci compagnia con un’ insistenza sempre maggiore, fino a raggiungere il centro dell’arena pubblica e mediatica. Sia chiaro: un problema legato al clima esiste, ed è pure serio. Ma se le premesse per affrontarlo sono il “gretismo” e altre forme d’azione simili, fini a sé stesse e ben poco utili alla causa, c’è da poco da sorridere. Nel 2022, assaggiata per la prima volta in tutto il 2021 l’impellenza di invertire il trend per “alleggerire” il pianeta Terra, potremmo assistere alla consacrazione del clima inteso come tema chiave di ogni dibattito.

Nel caso, poi, in cui Sars-CoV-2 dovesse iniziare ad eclissarsi, colpito da cure e vaccini, allora ci sarebbe una prateria enorme da riempire con una nuova emergenza. E quella climatica, per la sua trasversalità e influenza sulle nostre vite, si candida ad essere la sostituta ideale. In tal caso, i virologi presenti negli studi televisivi dei talk show, gli stessi che per mesi hanno predetto il futuro del Covid – il più delle volte e la maggior parte dei quali con scarsa fortuna -, rischiano di essere sostituiti in massa da figure inedite: quella dei meteorologi o, meglio, degli esperti di cambiamenti climatici.

Obiettivi politici

I principali attori politici globali hanno iniziato a prestare attenzione ad aspetti prima trascurati. La Cina ha intenzione di tagliare il traguardo della carbon neutrality entro il 2060. “Il riscaldamento globale non si fermerà a causa del Covid-19. Per contrastare il cambiamento climatico, non dobbiamo mai allentare i nostri sforzi”, ha spiegato il presidente cinese Xi Jinping, sottolineando che Pechino è pronta ad adempiere alle sue responsabilità internazionali in proporzione al suo livello di sviluppo per rispondere ai cambiamenti climatici. Da questo punto di vista, il gigante asiatico aumenterà i suoi sforzi a livello nazionale con l’intenzione di toccare il picco di emissioni di anidride carbonica nel 2030, per poi raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2060. “La Cina manterrà la sua promessa”, ripetono gli alti funzionari del Partito Comunista Cinese.

Unione europea e Stati Uniti hanno annunciato un’iniziativa per ridurre le emissioni globali di metano (oltre che di carbonio) in occasione dell’ultima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 26) andata in scena a Glasgow. Il metano, ricordiamolo, è infatti un potente gas a effetto serra e, secondo l’ultima relazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, è responsabile di circa la metà dell’aumento netto di 1 grado Celsius della temperatura media mondiale dall’epoca preindustriale. Di conseguenza, una rapida riduzione delle emissioni di metano “è complementare all’azione relativa all’anidride carbonica e ad altri gas a effetto serra ed è considerata l’unica strategia davvero efficace per ridurre il riscaldamento globale a breve termine e per fare in modo che l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius resti realistico”, si legge in un comunicato della Commissione europea.

I Paesi che aderiscono a questa iniziativa si impegnano a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo comune di ridurre le emissioni mondiali di metano di almeno il 30 % rispetto ai livelli del 2020, e di passare a usare le migliori metodologie d’inventario disponibili per quantificare le emissioni di questo gas, con particolare attenzione alle fonti ad alte emissioni. La realizzazione dell’impegno mondiale sul metano ridurrebbe il riscaldamento di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050.

Rischi e ombre future

Restando nel Vecchio continente, l’Ue può sventolare il Green deal europeo, un piano per trasformare l’Europa in un player competitivo ma efficiente. La Commissione europea ha infatti adottato un pacchetto di proposte per rendere le politiche dell’Ue in materia di ambiente, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità idonee a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Da non tralasciare, inoltre, lo stretto legame tra il raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici e di transizione energetica e la realizzazione del Piano europeo di ripresa e resilienza.

Emergono tuttavia due considerazioni urgenti. La prima: indipendentemente dalle politiche utilizzate, combattere il cambiamento climatico comporta la necessaria collaborazione tra la Cina e gli Stati Uniti; la seconda: è fondamentale che le politiche ambientali includano anche quei Paesi particolarmente inquinanti – come ad esempio l’India – restii ad abbandonare i vecchi sistemi di sostentamento in favore di pratiche green.

A proposito di India, attenzione all’eventualità di utilizzare lockdown climatici-ambientali per arginare fenomeni inquinanti. Alla fine del 2021, a Nuova Delhi l’elevato inquinamento atmosferico ha causato una situazione talmente grave da costringere molti residenti a indossare le mascherine protettive anche all’interno delle rispettive abitazioni. Addirittura, secondo quanto ricostruito da vari media indiani, la Corte Suprema nazionale avrebbe ordinato alle autorità di adottare misure urgenti “di controllo immediate”, se necessario perfino “due giorni di blocco o qualcosa del genere”.

Di lockdown climatici ne ha parlato anche il Guardian, che nel marzo 2020 ha pubblicato un articolo in cui veniva dato ampio risalto a una ricerca intitolata Fossil CO2 emissions in the post-COVID-19 era. Il suddetto paper ha dimostrato che le emissioni di anidride carbonica dovrebbero diminuire dell’equivalente di un lockdown globale ogni due anni per il prossimo decennio affinché il mondo possa mantenersi entro i limiti di sicurezza del riscaldamento globale; studi e teorie che almeno per il momento restano sulla carta, anche se più di qualche attivista green, vorrebbe metterle in pratica. Magari in un contesto di emergenza perenne. Nel frattempo, nel 2022 un team di ricerca sulla geoingegneria solare di Harvard ha intenzione di testare l’uso di un pallone ad alta quota per rilasciare polvere così da oscurare la luce solare. Questa tecnica potrebbe far guadagnare tempo all’umanità in attesa della completa decarbonizzazione.





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