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Le esportazioni cinesi di tecnologie legate all’energia pulita (Clean-Tech) stanno aiutando altri Paesi a ridurre le loro emissioni di carbonio. Che cosa significa? Semplice: nonostante in campo internazionale debbano scontare l’onta dei dazi e l’ombra di una guerra commerciale perenne, pannelli solari, batterie, turbine eoliche e veicoli elettrici Made in China contribuiscono a rendere il mondo un posto meno inquinato.

Nel solo 2024, si legge in un report realizzato da Carbon Brief, questi prodotti hanno ridotto le emissioni internazionali di anidride carbonica (CO2) che causano il riscaldamento globale dell’1%, ovvero di circa 220 milioni di tonnellate. Per fare un paragone, si tratta di una quantità quasi quattro volte le emissioni annuali di Singapore.

Se aggiungiamo alla precedente stima anche le emissioni risparmiate dai prodotti realizzati nelle fabbriche di tecnologie pulite di proprietà cinese in tutto il pianeta, la cifra sale all’1,5%, pari alle emissioni annuali dell’Australia. Per la cronaca, le maggiori riduzioni delle emissioni di CO2 sono associate alle esportazioni dirette di apparecchiature Clean-Tech (in particolare pannelli solari) seguite dalla produzione presso impianti cinesi all’estero e, al terzo posto, da progetti esteri finanziati da investitori di Pechino.

Il contributo della Cina

L’impatto della Cina sull’energia pulita, sottolinea lo stesso paper, si estende praticamente a tutto il mondo, con esportazioni verso 191 degli altri 192 Stati membri delle Nazioni Unite, nonché investimenti nella produzione e nella finanza di progetti in decine di Paesi.

Senza ombra di dubbio Pechino intende contrastare l’inquinamento mondiale. Dietro questa missione c’è però anche un aspetto economico non indifferente: le tecnologie pulite stanno infatti diventando sempre più fondamentali per l’economia cinese nel suo complesso. Nel 2024, e per la prima volta in assoluto, hanno contribuito a oltre il 10% del pil del Dragone.

In generale, Pechino mantiene un netto primato internazionale nella produzione di tecnologie pulite. L’export di tali prodotti favorisce, oltre alla riduzione delle emissioni, anche la crescita economica nei Paesi importatori di tali beni. Per quale motivo? Il valore delle Clean-Yech risiede maggiormente nella costruzione e nella gestione di progetti più che nella realizzazione di hardware.

E così, mentre l’Europa, e soprattutto gli Stati Uniti, stanno erigendo nuove barriere commerciali per le esportazioni cinesi di tecnologie pulite, i Paesi del Medio Oriente, dell’Asia meridionale e dell’Africa stanno aprendo le loro porte ai prodotti green cinesi.

Un impatto considerevole

L’impatto di queste dinamiche è degno di attenzione. Considerando soltanto il 2024 le esportazioni di energia pulita dalla Cina, insieme ai suoi investimenti all’estero del 2023 e, ancora, del 2024, dovrebbero presto ridurre le emissioni di CO2 nell’Africa subsahariana di circa il 3% all’anno e del 4,5% nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena).

Numeri alla mano, nel 2024 le esportazioni di apparecchiature Clean-Tech Made in China hanno raggiunto un valore complessivo di 177 miliardi di dollari, mentre nel corso del 2023 e del 2024 le aziende cinesi hanno annunciato progetti di produzione di energia pulita all’estero per un valore di 58 miliardi, nonché accordi di produzione e stoccaggio di energia all’estero per un valore di 24 miliardi.

In termini di riduzione delle emissioni, le principali destinazioni delle attività cinesi nel settore dell’energia pulita all’estero coincidono con l’Asia meridionale e la regione Mena.

Per quanto riguarda i Paesi coinvolti, sono in ballo otto progetti di generazione di energia solare e due di energia eolica, con una capacità complessiva di 10 gigawatt, in Egitto, Algeria, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Tunisia. Per quanto riguarda la produzione, l’Arabia Saudita è la destinazione principale, con un importante impianto di produzione di veicoli elettrici, due fabbriche di pannelli solari e una di turbine eoliche. Sono inoltre presenti cinque progetti di produzione di batterie in Marocco e Oman. Nel Sud Est Asiatico, infine, l’impronta energetica pulita della Cina è maggiore in Malesia, Thailandia, Filippine, Indonesia e Vietnam.

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