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Ambiente

Contro l’invasione delle rinnovabili, una transizione a misura di sardo

La battaglia dei sardi contro i parchi eolici è contro la speculazione. Parla Maria Antonietta Pirrigheddu.

Una premessa importante. Qui nessuno vuole entrare nel merito dell’origine antropica (o meno) dei cosiddetti cambiamenti climatici. Sulla cura dell’ambiente e sulla riduzione dell’inquinamento siamo tutti d’accordo in via di principio, il problema, casomai, investe le soluzioni da adottare per perseguire l’obiettivo. E questo per dire che, ammesso e non concesso che la riduzione delle emissioni di CO2 giovasse all’ambiente, non si potrebbe (e non si dovrebbe) trascurare l’impatto sul territorio delle famose torri eoliche, particolarmente significativa sia nella fase della messa in opera (pensiamo solo all’inquinamento prodotto dai lavori e dai mezzi impiegati), che in quella fase successiva, tra smaltimento dei residui e una lunga serie di altre questioni, che hanno formato oggetto di varie analisi (pensiamo alle ripercussioni su flora, fauna, paesaggio, e così via).

In altre parole, essere a favore della salvaguardia dell’ambiente non può e non deve significare sposare acriticamente qualunque progetto o iniziativa, a prescindere dal loro impatto e dalla valutazione dello stesso. Sappiamo bene come non sia affatto facile affrontare questi temi, non foss’altro perché nel nostro sistema mediatico, piuttosto refrattario alle voci dissonanti, toccare certi tasti può implicare l’accusa, spesso infondata, di “negazionismo climatico” e/o il vedersi affibbiata altre etichette, inventate di sana pianta dal cosiddetto mainstream. Nel porre in evidenza una serie di fatti ripresi nell’intervista che vi proponiamo, vogliamo pertanto parlare soprattutto degli aspetti speculativi connessi alla vicenda e delle conseguenze e ripercussioni che ne potrebbero derivare per l’ambiente e il territorio, senza nessun vantaggio reale per gli abitanti (e l’economia) della Sardegna.

Abbiamo incontrato Maria Antonietta Pirrigheddu, attivista del Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica.

Volete dirci come nasce il Coordinamento per la Gallura e per quali ragioni voi, come altre associazioni, vi opponete ai progetti su eolico e fotovoltaico in Sardegna?

“Il Coordinamento “Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica” nasce nel momento in cui ci siamo resi conto, purtroppo in ritardo, della sciagura che incombe sulle nostre teste. Abbiamo dovuto prendere atto che in nome di una falsa transizione ecologica, che in realtà è una colossale transazione economica, la Sardegna dovrebbe diventare un’immensa zona industriale senza soluzione di continuità. Per il profitto di innumerevoli speculatori arrivati qui da ogni dove, a cui governanti di ogni colore hanno regalato la nostra terra, noi dovremmo rinunciare a tutto quel che abbiamo, compreso ciò che garantisce la nostra sussistenza. Di fronte a una simile prospettiva, che sta diventando sempre più concreta e agghiacciante, come si può restare a guardare? Anzi è sorprendente che molti dei nostri conterranei non abbiano ancora capito cosa sta succedendo”.


Nei giorni scorsi ha suscitato un certo clamore, ripreso anche da diversi organi di stampa, lo sbarco nel porto di Oristano di nuovi impianti. Di che cosa si tratta?

“In realtà le immense pale che infilzeranno la nostra terra giacevano nel porto di Oristano già da diversi mesi. Sono le parti, smontate, delle gigantesche turbine destinate a devastarci. Hanno deciso di farle uscire solo da qualche giorno, dopo aver redatto i piani di manovra per gli autoarticolati che le trasportano. Non è possibile immaginarle: bisogna vederle coi propri occhi, vederle sfilare per le strade. Per trasportarle tagliano migliaia di alberi, spianano colline, deturpano le nostre preziose rocce, devastano svincoli e rotonde. Come una gigantesca macchina da guerra, avanzano schiacciando tutto ciò che si trovano davanti. L’angoscia causata dalla loro vista è inenarrabile”.


Si è parlato di disordini causati dal presidio contro questa operazione: voi che eravate presenti, potreste raccontarci cosa è successo per davvero?

“Per contrastare un centinaio di persone inermi, tra cui donne anziane e perfino invalidi, è stato schierato in tenuta antisommossa un esercito di forze dell’ordine come mai si era visto in Sardegna. Come se fossimo dei banditi pericolosissimi e armati fino ai denti. Una vergogna infinita. Il nostro punto di riparo, costituito da semplici gazebo, è stato spazzato via dopo pochi giorni. Diversi di noi sono stati fermati. È stato chiamato un noto organo di stampa, il quale ha dato una versione surreale della cosa arrivando a dichiarare che erano state rinvenute in un’auto mazze e picconi. In realtà una marra e un piccone, gli strumenti da lavoro di due contadini che avevano risposto all’appello ed erano arrivati al presidio con la loro auto dai campi. Ma è bastato un piccolo refuso (una Z al posto di una R) per farci passare per facinorosi e violenti. Un’altra vergogna sconfinata, messa in atto con l’aiuto di chi da tempo cerca di colpire i comitati antispeculazione”.


La nuova Giunta regionale guidata da Alessandra Todde ha varato una moratoria, che però sembrerebbe non bloccare i progetti già autorizzati. Condividete questa misura e la ritenete efficace?

“Come si può condividere una norma che fa acqua da tutte le parti? Questa pseudo moratoria infrange miseramente tutte le promesse fatte a gran voce in campagna elettorale e disconosce addirittura quanto dichiarato al momento del suo varo. Non dimentichiamo che tra la stesura della moratoria e la sua applicazione sono passati più di due mesi: un tempo che gli speculatori hanno utilizzato per correre come forsennati a mettere i loro “paletti”, così da non poter più essere fermati. È stata una mancanza di lungimiranza da parte del governo regionale? Dobbiamo credere che i nostri amministratori siano così ingenui da non prevedere che i predatori avrebbero accelerato come matti?

“Ma c’è dell’altro. La moratoria è stata annunciata come un blocco alla devastazione, come si ripeteva a gran voce fino a qualche settimana fa. Ma basta guardarsi attorno per rendersi conto che qui non c’è nulla di bloccato, anzi. Ora ci si giustifica dicendo che non si possono fermare i progetti già autorizzati, ma molta gente è rimasta all’annuncio iniziale. Abbiamo chiesto di poter sapere almeno quanti siano, questi progetti, ma non abbiamo avuto risposta. Come se non bastasse, questa norma non blocca i processi autorizzativi. Il che significa che fra 18 mesi ci ritroveremo con centinaia di nuovi progetti autorizzati a cui abbiamo impedito l’inizio lavori. A quel punto le aziende “danneggiate”, come minimo, ci chiederanno colossali risarcimenti.

Ora è lecito chiedersi: come mai non sono state messe in atto delle misure più efficaci, basandosi ad esempio sulla nostra competenza primaria in materia di urbanistica? Come mai dopo 5 mesi di governo ci ritroviamo con una piccola pezza su un buco gigantesco? E passeremo altri 5 anni dando la colpa allo scellerato governo Solinas?”.


Un diplomatico spagnolo, secoli fa, disse che i sardi sarebbero pochi, matti e disuniti (pocos, locos e malunidos): di fronte a questa vicenda dell’eolico credete che il popolo isolano abbia dato e stia dando buona prova di sé? Come far comprendere a più persone possibile che ognuno può e deve fare la sua parte?

“Non è semplice, perché il piano di colonizzazione è stato preparato con calma, lavorando su vari livelli: economico, psicologico, politico. Ci hanno avvolto lentamente dentro un bozzolo da cui non è facile liberarsi. I comitati stanno lavorando tanto per tagliare questi fili di inconsapevolezza. No, il popolo non sta ancora dando il meglio di sé, è ben lontano. Tante, troppe persone ancora non si rendono conto che stanno perdendo tutto, che stanno perdendo se stessi, che con l’indifferenza stanno rovinando anche i propri figli.

Il fatto che siamo “pocos” è sempre stato uno dei nostri talloni d’Achille. Basandosi su questo “pocos”, avventurieri di ogni epoca e censo sono venuti qui a spadroneggiare. Oggi, non costituendo un degno bacino di voti, veniamo utilizzati dallo Stato italiano come la pattumiera nazionale. Uno Stato che di fatto ci ha dichiarato guerra.

Siamo “malunidos”? Sì, spesso è vero. Siamo “locos”? Ancora non abbastanza, ma temo lo diventeremo ben presto: ci stanno costringendo”.

Vogliamo smontare qualche luogo comune? Tipo che chi è contro certe iniziative non sia a favore di ambiente e progresso? O che si rischia di contrastare iniziative che potrebbero avere un importante ritorno per l’isola, in termini di risparmio energetico o nuove opportunità di lavoro?

“Più che di luoghi comuni si tratta di leggende metropolitane, costruite ad arte da chi trae vantaggio dall’ignoranza dei popoli. Che queste iniziative siano nemiche assolute di ambiente e progresso sta diventando sempre più evidente. La devastazione non è progresso. Far morire la terra non è progresso. Che i privati inermi vengano espropriati da privati più potenti non è progresso. Far diventare la Sardegna una rumorosa landa industriale (sì, perché le pale fanno un rumore insopportabile) non giova certo né al progresso né all’ambiente. Giova solo al conto in banca di qualcuno.

Quanto al risparmio energetico, è ben strano che le nostre bollette siano tra le più alte d’Italia pur avendo già almeno 1500 turbine eoliche ad infilzarci e infinite distese di fotovoltaico ad arroventarci e a causare aumento delle temperature e siccità.

La barzelletta delle nuove opportunità di lavoro, poi, non ci fa più ridere. Conosciamo stranieri sottopagati che lavorano in nero a piccoli impianti. Per i grandi impianti invece viene utilizzata mano d’opera specializzata proveniente dalla Penisola. Appena avranno finito di installare si sposteranno altrove. Gli unici posti di lavoro che per qualche tempo ci verranno garantiti sono quelli dei guardiani. Sì, perché bisogna fare la guardia allo scempio!

In cambio perderemo i nostri posti di lavoro, le nostre attività economiche, il nostro diritto di avere un futuro. E chi viene a proporci un nuovo modello di Sardegna, chi parla di “Sardegna moderna”, queste cose le sa. Ma gli interessi, anche quando sono piccini, chiudono il cuore e rattrappiscono l’anima”.


Chi volesse seguire le vostre iniziative per il tramite di quali canali potrebbe contattarvi, magari anche per dare una mano?

“Anzitutto siamo sui social. Su Facebook abbiamo una pagina e  un gruppo molto attivo che ha lo stesso nome del Comitato, e così pure su Instagram. I nostri numeri di telefono sono a disposizione, oppure possiamo essere contattati tramite mail: [email protected]

È possibile incontrarci durante i numerosi convegni che organizziamo e, naturalmente, chi vorrà partecipare alle nostre assemblee settimanali sarà il benvenuto”.

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