Come l’OSINT aiuta a monitorare le cause del cambiamento climatico

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La deforestazione in Brasile, in particolare nella regione amazzonica, è una delle crisi ambientali più gravi e complesse del nostro tempo. La foresta pluviale, cuore verde del pianeta, svolge un ruolo cruciale nel bilancio del carbonio globale, regolando il clima e sostenendo una biodiversità unica al mondo. Tuttavia, ogni anno, decine di migliaia di ettari di foresta vengono abbattuti, mettendo a rischio non solo l’equilibrio ecologico del Brasile, ma anche quello dell’intero pianeta.

Il fenomeno della deforestazione in Brasile non è un processo isolato, ma una serie di dinamiche economiche, politiche e sociali che si intrecciano. La causa principale, come accertato da numerosi studi, è l’espansione agricola, in particolare l’allevamento del bestiame e la coltivazione di soia. Questi settori hanno invaso vaste porzioni di territorio, spesso abbattendo foreste vergini per fare spazio a nuove terre da coltivare. Sebbene la deforestazione per uso agricolo sia un fenomeno noto da decenni, l’intensificarsi della pressione su queste terre ha assunto dimensioni allarmanti negli ultimi anni, complici anche le politiche governative che sembrano aver abbassato la guardia.

Una delle pratiche più devastanti e difficili da monitorare è la deforestazione illegale. Nonostante le normative che impongono restrizioni all’abbattimento di alberi nelle aree protette e le sanzioni per le attività illegali, i dati mostrano che le attività clandestine, spesso legate a gruppi criminali, continuano a prosperare. L’uso delle terre destinate alla conservazione per l’estrazione illegale di legname o per l’espansione di coltivazioni di soia è un fenomeno che sfida ogni tentativo di controllo. Le forze di polizia e le autorità locali si trovano spesso impotenti di fronte a un sistema che coinvolge sia attori locali che multinazionali, rendendo arduo perseguire i colpevoli.

Quella della deforestazione è solo una delle decine di cause che oggi concorrono all’incremento delle temperature terrestri. Ma come si monitorano le cause del cambiamento climatico utilizzando le fonti aperte?

Negli ultimi anni, l’accesso a dati pubblici e tecnologie di analisi avanzata ha trasformato il modo in cui monitoriamo e affrontiamo il cambiamento climatico. Strumenti originariamente sviluppati per altri settori stanno ora trovando applicazioni innovative nel campo della sostenibilità ambientale. Utilizzando immagini satellitari, social media, database pubblici e altre fonti accessibili, è possibile monitorare responsabilità e impatti climatici in maniera più trasparente.

Cosa sono i dati aperti e come vengono usati per l’ambiente?

I dati aperti sono informazioni disponibili al pubblico, come immagini satellitari, dati finanziari e report di sostenibilità aziendale. Questi dati possono essere combinati e analizzati per creare una visione d’insieme più chiara delle dinamiche ambientali globali. Ad esempio, il blog di Vijay Gupta su Medium evidenzia come incrociare dati eterogenei consenta di tracciare connessioni invisibili tra attività industriali e danni ambientali.

Un’applicazione significativa è il monitoraggio delle emissioni di CO2. Piattaforme come Climate TRACE combinano dati di molteplici fonti per creare mappe globali delle emissioni, rendendo trasparenti le attività dei principali inquinatori. Questo approccio non solo aiuta a identificare discrepanze nei report ufficiali, ma fornisce anche uno strumento potente per il controllo pubblico.

Climate Trace nel novembre 2024 ha pubblicato il suo ultimo inventario sui dati legati al cambiamento climatico che, per la prima volta, fornisce dati mensili sulle emissioni per ogni Paese e ogni principale fonte individuale di emissioni nel mondo. Inoltre, Climate Trace ha schedato inventari mensili delle emissioni per ogni stato e provincia, con più di 9.000 principali aree urbane in tutto il mondo. Come racconta la stessa Climate Trace nel suo rapporto “Prima di oggi, l’80% delle città del mondo non aveva accesso a un inventario completo delle proprie emissioni di gas serra (GHG) e di quelle delle aree urbane circostanti. Queste aree urbane mappate rappresentano 17 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2e), quindi più del 25% delle emissioni globali”.

La tecnologia dei dati aperti consente di monitorare in tempo reale fenomeni come la deforestazione illegale, l’estrazione mineraria incontrollata e le attività industriali in aree remote. L’integrazione delle immagini satellitari con algoritmi di intelligenza artificiale, come raccontato da Picterra, permette di individuare cambiamenti nel paesaggio terrestre con precisione.

Un esempio pratico è il monitoraggio delle foreste pluviali: utilizzando immagini da satelliti come Sentinel-2 e database pubblici, è possibile rilevare disboscamenti illegali e attribuirli a specifiche aziende o governi. Per ulteriori dettagli su come le immagini satellitari vengano utilizzate per monitorare la deforestazione, consulta questo link. Come descritto nel blog di Meteory, la rilevazione dei cambiamenti implica il confronto di immagini di diverse epoche per identificare modifiche nel paesaggio, dalle attività antropiche alla variazione stagionale della vegetazione. Questi dati sono spesso utilizzati da giornalisti investigativi e ONG per denunciare le violazioni delle normative ambientali.

Analizzare i flussi finanziari legati a crimini ambientali

Oltre al monitoraggio fisico del territorio, i dati pubblici possono essere utilizzati per tracciare i flussi finanziari che alimentano progetti dannosi per l’ambiente. Il Pulitzer Center sottolinea come l’analisi di registri aziendali, contratti pubblici e rapporti finanziari consenta di smascherare investitori e aziende coinvolti in attività illegali come la deforestazione o il traffico di specie protette.

Ad esempio, uno studio sui finanziamenti alle miniere di carbone ha rivelato connessioni tra banche internazionali e progetti controversi in aree protette. Queste scoperte, rese possibili dalla combinazione di report aziendali e dati satellitari, hanno portato a campagne globali per ritirare il sostegno finanziario a tali iniziative.

La crescente accessibilità dei dati pubblici sta democratizzando il monitoraggio ambientale. Iniziative come quella del Journalism Arena offrono corsi gratuiti per formare giornalisti e attivisti all’uso di strumenti di analisi avanzata. Queste competenze permettono di verificare le promesse climatiche delle aziende e di monitorare i progressi verso gli obiettivi di sostenibilità.

Un esempio significativo è l’analisi delle emissioni dichiarate dalle aziende nei loro bilanci di sostenibilità. Incrociando questi dati con quelli provenienti da fonti satellitari, è possibile individuare discrepanze e promuovere una maggiore responsabilità. Secondo un report su Data.europa.eu, la condivisione di queste informazioni tra ONG, governi e comunità locali può creare reti di collaborazione per affrontare il cambiamento climatico in maniera più efficace.

Fonte: De Paul library

Nonostante il potenziale, l’uso dei dati aperti per il monitoraggio climatico presenta alcune difficoltà. La mole di informazioni disponibili è spesso difficile da gestire, e l’assenza di standard internazionali complica il confronto tra diverse fonti. Inoltre, l’interpretazione dei dati richiede competenze tecniche avanzate. Tuttavia, il panorama è in evoluzione. Come evidenziato nel report “Monitoring Climate Change Data Using OSINT“, le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e la GeoAI stanno rendendo queste analisi più accessibili. Con il tempo, la creazione di standard globali e piattaforme collaborative potrebbe ampliare ulteriormente l’uso dei dati pubblici per affrontare il cambiamento climatico.