Clima, l’Europa annacqua gli obiettivi al 2040 ma il Green Deal resta in piedi

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L’Unione Europea cambia rotta sul tema della riduzione delle emissioni climalteranti ma non affonda definitivamente il Green Deal. L’esito del voto di ieri al Parlamento Europeo sui nuovi obiettivi climatici mostra un compromesso al centro che mira a preservare la sempre più sfarinata maggioranza di Ursula von der Leyen annacquando in parte il Green Deal per rintuzzare la spinta da destra che mira a un cambiamento più netto.

In soldoni, il focus non è più la neutralità climatica, ovvero l’equilibrio tra le emissioni in atmosfera e quelle riassorbite dal sistema, entro il 2050 con un target del 100% di bilanciamento ma un obiettivo più vicino temporalmente, al 2040, ma più ridotto: l’Unione Europea dovrà tagliare del 90% le emissioni al 2040 rispetto al punto di partenza del 1990 e potrà farlo sfruttando un cuscinetto del 5% che sarà ottenibile compensando le emissioni in Paesi terzi.

Il compromesso, approvato con 379 voti a favore e 248 contrari, ha visto la mediazione tra il Partito Popolare Europeo e i Socialisti e Democratici appoggiata dal centro di Renew Europe e, novità, anche dai Verdi e dai gruppi di sinistra che hanno accettato un compromesso per loro al ribasso rispetto all’ipotesi che vincesse l’opzione di annullamento totale dei target ambientali proposta dai Patrioti, dai Conservatori e Riformisti Europei e dal gruppo di estrema destra dell’Europa delle Nazioni Sovrane.

Non sono mancati travagli all’interno del gruppo dei popolari, che hanno visto diverse proposte di mediazione al ribasso sul target respinte. Il Ppe si trova in una posizione delicata: ha dato il là al Green Deal con la prima commissione di Ursula von der Leyen, ma è pressato a ogni livello, nazionale ed europeo, dai gruppi imprenditoriali che denunciano la perdita di competitività dell’industria. Inoltre, resta il partito-pivot da cui dipende ogni maggioranza. E anche in questo caso ha deciso di ritenere il compromesso con i moderati preferibile alla costruzione di una maggioranza alternativa orientata a destra.

Tutto questo non è avvenuto senza scossoni interni. Politico.eu ricorda che, senza successo, “i membri polacchi, francesi, italiani (Forza Italia, nda), rumeni, ungheresi e bulgari del Ppe avevano presentato un emendamento che chiedeva di abbassare l’obiettivo di riduzione delle emissioni dell’UE dal 90 all’83 percento entro il 2040″, ricordando che ora “la legislazione dovrà affrontare negoziati interistituzionali tra il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea prima di poter diventare legge”. Un iter tortuoso che dovrà superare ancora molti ostacoli ma che indica una linea politica: nonostante le criticità, l’Europa non è ancora pronta a dire no al Green Deal. E von der Leyen su di esso si giocherà molto del capitale politico. Se l’industria darà giudizi contrastanti, sarà l’intera maggioranza Ursula a doverne rispondere.

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