La corsa alle tecnologie che permettano di utilizzare energie pulite di tanto in tanto ci rivela quanto dannosa essa stessa possa essere per l’ambiente. Il Deserto di Atacama in Cile, noto per il suo fragile ecosistema, sta iniziando a subire le conseguenze dell’intensa estrazione di litio.
Il Salar de Atacama, il grande lago salino situato nel deserto più arido del mondo, è diventato una risorsa indispensabile per l’estrazione di litio. Detiene il 40% delle riserve mondiali di litio. Quest’ultimo è un elemento fondamentale per la transizione verso le tecnologie pulite. Il litio serve per le batterie agli ioni di litio, quindi è un elemento indispensabile per la produzione di auto elettriche di nuova generazione ma anche per gli apparecchi elettronici come gli smartphone.
Una ricerca dell’Università del Cile, pubblicata su IEEE Transactions on Geoscience and Remote Sensing, ha rilevato come l’estrazione della salamoia, ricca di litio, stia prosciugando le falde acquifere e causando lo sprofondamento del lago alla preoccupante velocità di 1-2 centimetri all’anno. Ciò potrebbe comportare dei rischi a lungo termine per le infrastrutture e la sostenibilità delle falde acquifere nella regione. Per effettuare lo studio i ricercatori hanno utilizzato i dati satellitari raccolti tra il 2020 e il 2023 per osservare le deformazioni della crosta terrestre e hanno scoperto che l’area di sprofondamento si trova nella parte Sud-Ovest della distesa di sale, proprio dove operano i minatori di litio.
Le saline sono ecosistemi molto fragili e prima di iniziare i lavori di estrazione non stati condotti gli studi scientifici necessari a stabilire le aree da proteggere e quelle da sfruttare per l’estrazione del litio. Il ricercatore Francisco Delgado ha spiegato che il pompaggio della salamoia avviene ad un ritmo troppo veloce rispetto alla capacità di ricarica delle falde acquifere, causando un cedimento della superficie terrestre verso il basso. Questo processo, che prende il nome di subsidenza, è una conseguenza a lungo termine della perdita di acque sotterranee, quindi le falde acquifere si compattano e perdono permeabilità e porosità, affondando la superficie. Il fenomeno non si è verificato in tutta l’area ma solo nella parte sud-occidentale della distesa salina, ovvero dove operano i minatori di litio.
Il paradosso della sostenibilità
Ancora una volta stiamo assistendo al paradosso tra la crescente domanda di energia verde e i danni ambientali e alle popolazioni circostanti che ne derivano. Infatti, a pagarne le conseguenze sono le comunità indigene che si trovano attorno al Salar de Atacama, che hanno visto venir meno ulteriormente le già limitate risorse idriche a disposizione.
Il Cile è il secondo produttore al mondo di litio e ha un ruolo molto importante nella fornitura di questo materiale. L’estrazione avviene attraverso un processo di evaporazione che comporta la perdita di circa il 90% dell’acqua utilizzata, un particolare che ha già sollevato dubbi sulla sostenibilità della pratica.
Le autorità ambientali hanno accusato i produttori di litio in Cile, SQM e Albermarle, di irregolarità nell’estrazione della salamoia. Si parla anche di una nuova tecnica, nota come estrazione diretta del litio o DLE, che promette di essere più sostenibile e utilizzare un quantitativo minore di acqua. La tecnologia, però, è in fase di sperimentazione e non è possibile stabilire né quando sarà disponibile né se possa essere una soluzione efficace. L’obiettivo preposto è quello di pompare fuori la sua prima tonnellata di carbonato di litio a novembre e ad arrivare a 24.000 tonnellate metriche all’anno entro la metà del 2025.
Che l’area fosse in pericolo non è una novità. Già nel 2020 leader indigeni e attivisti si esprimevano in tal senso, chiedendo l’interruzione dell’estrazione senza ricevere risposte dal Governo. Nello studio recente viene menzionato anche una ricerca del 2019, che rivelava che i livelli delle acque sotterranee erano diminuiti di oltre 10 metri negli ultimi 15 anni.
Le prospettive del Governo cileno
Nel frattempo, il Governo cileno punta ad aumentare la produzione. Non ci sono molti dubbi su come si intende procedere per salvaguardare la salute e la sopravvivenza delle popolazioni autoctone. Nell’aprile 2023 il capo di Governo Gabriel Boric ha promosso la Strategia Nazionale del Litio, con l’intento di implicare ulteriormente lo Stato nei processi di produzione ed estrazione. Il tutto con lo scopo di “aumentare la ricchezza del Paese, sviluppando un settore chiave come passo fondamentale per collegare lo sviluppo economico del Cile con il passaggio a un’economia verde globale”, si legge sul sito del Governo.
La compagnia mineraria statale Enami nel mese di maggio 2024 aveva avviato la ricerca di un partner in grado di garantire sostegno finanziario o supporto operativo per avviare le estrazioni in nuovi siti nelle saline cilene di Altoandinos. Il governo cileno ha intenzione di potenziare la produzione collaborando col settore privato e si prevede che la Enami avvii le trattative con le imprese selezionate entro marzo 2025.
Da non ignorare anche gli accordi con l’Ue. Quest’ultima al momento dipende dalla Cina per il rifornimento di batterie al litio, ma sta cercando di diversificare le sue forniture attirata dalle miniere di litio cilene. Si è parlato di apertura di nuove miniere di litio che però implicherebbe lo sfratto delle comunità indigene, oltre che ulteriore inquinamento della falda acquifera. Una ricerca dell’Institute of Development Studies ha dimostrato come il 50% delle miniere cilene sia contestato dalle comunità indigene, che protestano contro il governo cileno per proteggere la loro terra.
Inoltre, nonostante il Cile si trovi in crisi idrica dal 2010 a causa della crisi ambientale, l’AFA, l’accordo quadro avanzato tra Ue e Cile firmato nel 2023, ha aperto la strada alla privatizzazione dell’industria idrica, invece di proporre un rafforzamento del settore pubblico per combattere la crisi idrica e l’inquinamento che risultano dall’estrazione del litio. L’accordo abbatte anche i costi doganali per alcuni settori strategici, perciò le esportazioni europee, esclusi i prodotti agricoli, saranno prive di dazi doganali. Il Cile garantisce quindi libero accesso alle sue materie prime essenziali per la transizione ecologica europea, tra cui il litio.

