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Il cemento si sgretola e in Belgio i reattori nucleari vengono fermati. Nelle centrali di Doel e di Tihange, al confine rispettivamente con i Paesi Bassi e nei pressi della frontiera tedesca, due reattori erano stati spenti – con un intervento programmato – per una serie di controlli.

L’autorità federale belga per l’energia nucleare (Fanc, ndr) ha annunciato ieri sul proprio sito che durante le ispezioni la Electrabel – l’azienda incaricata della gestione delle centrali – sono stati rilevati segni di degrado nel calcestruzzo di alcuni edifici rinforzati annessi ai reattori. Il reattore 3 di Doel potrà venire riacceso mentre il reattore 3 di Tihange è ancora fermo e tale rimarrà fino alla fine dei lavori di riparazione.

Fermi per manutenzione sono anche i reattori di Doel 4 e Tihange 2, dove sono stati rilevati segni di deterioramento nel calcestruzzo dei soffitti. La stessa Fanc, per quanto riguarda quest’ultimo reattore, parla di deterioramento dovuto al passare degli anni e di interventi pianificanti anche prima delle ultime ispezioni, sottolineando che non vi sono rischi per la popolazione, i lavoratori della centrale o per l’ambiente.

Nell’autunno del 2017, Gli Occhi della Guerra aveva denunciato problemi di rapido deterioramento alle pareti dei recipienti in pressione nei reattori di Doel 3 e di Tihange 2, raccogliendo le denunce preoccupate della comunità scientifica belga. Nei mesi successivi e fino ad oggi gli incidenti alle due centrali si sono succeduti e ad aprile c’è stata una perdita di 6mila litri di liquido radioattivo in corrispondenza della saldatura di un condotto in uno dei sistemi di raffreddamento del reattore.

Quell’incidente fu seguito da un’ondata di polemiche perché le autorità federali e la direzione della centrale non ne avrebbero dato notizia tempestivamente al pubblico. Amministratori locali dei Comuni olandesi più vicini alla centrale avevano protestato pubblicamente per aver saputo dell’incidente dai giornali. Questa volta la notizia è stata veicolata attraverso i canali ufficiali ma la preoccupazione resta alta soprattutto per quello che non viene detto: qual è effettivamente lo stato di sicurezza dei recipienti in pressione, all’interno di strutture che continuano a dare segni di invecchiamento?