L’Australia brucia. Dopo Brasile e Siberia, colpiti nello scorso luglio da un’ampia ondata di incendi che hanno distrutto milioni di ettari nei due più grandi “polmoni verdi” della Terra, l‘Amazzonia e la taiga, ora è il Nuovissimo Continente a essere sconvolto dalle fiamme. Un’estate australe che ha segnato temperature senza precedenti, causando ondate di siccità e calore che hanno messo a dura prova la tenuta del bush, il tradizionale paesaggio rurale del Paese.

La lunga serie di incendi boschivi iniziata lo scorso settembre ha conosciuto un’impennata a cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ponendo inizio a una catastrofica escalation che ha causato la distruzione di oltre 6 milioni di ettari di bush, boschi e foreste protette, principalmente negli Stati di Victoria e del Nuovo Galles del Sud. 25 i morti, centinaia di migliaia le persone evacuate o rimaste senza abitazione. A causare l’ondata di calore, sottolinea la Bbc, un ben preciso fenomeno atmosferico nella regione dell’Oceano Indiano, ovvero una notevole differenziazione nella temperatura superficiale dell’acqua tra l’estremità occidentale (più calda) e quella orientale (più fredda) dell’oceano, che produce nelle aree bagnate da quest’ultima, tra cui l’Australia, una riduzione delle precipitazioni che si ripercuote sul clima continentale sotto forma di più siccità e temperature più alte. Il tutto con effetti devastanti.

Balmoral, situata nel Nuovo Galles del Sud presso Sydney, è stata largamente distrutta, mentre nel Paese monta la contestazione interna al premier Scott Morrison, accusato di non aver saputo fare abbastanza per contrastare l’emergenza e, al contrario, di averla indirettamente aggravata con scelte politiche discutibili.

Morrison è accusato di scarsa empatia verso la popolazione ma, soprattutto, di aver messo a rischio le capacità di risposta delle autorità con una politica economica eccessivamente focalizzata sui tagli di bilancio e sul contenimento dei servizi essenziali. A novembre, quando la catastrofe dicembrina era ancora ben al di là da venire, il Crikey, uno dei principali quotidiani investigativi australiani, aveva denunciato i tagli decisi dal governo liberale di Canberra ai servizi statali di risposta all’emergenza incendi, a partire ovviamente dai vigili del fuoco.

Nel contesto di un taglio al bilancio pubblico da 3 miliardi di dollari, il governo Morrison ha incluso anche una sforbiciata da 12,9 milioni di dollari al servizio di lotta antincendio del Nuovo Galles del Sud, a cui vanno aggiunti i 5,85 milioni di dollari di finanziamenti promessi e non erogati per una nuova caserma dei vigili del fuoco a Byron Bay. Il New South Wales Rural Fire Service, un’organizzazione di controllo a base volontaria, ha subito una vera e propria decapitazione, con 26,9 milioni di dollari di sforbiciate di bilancio. Tutto questo ammontare di risorse venute a mancare, sottolineava Crikey, avrebbe potuto coprire l’acquisto di 70 camion per i pompieri australiani o l’assunzione di oltre 400 nuovi effettivi, linfa vitale per un corpo che si sta prodigando per estinguere fiamme ora coinvolgenti centinaia di chilometri di territorio in quella che è diventata un’emergenza nazionale.

Il Telegraph ha riportato le dichiarazioni di Robert Rogers, alto dirigente del Rural Fire Service, ai microfoni della Abc. Rogers ha denunciato la completa mancanza di fondi e risorse adatte a contenere gli incendi: “c’è così tanto fuoco nelle aree colpite che non abbiamo la capacità di contenerlo. Possiamo solo assicurarci che le persone a rischio non gli si trovino di fronte”. Dopo aver imposto l’austerità ai servizi pubblici dello Stato più colpito dagli incendi, il governo Morrison ha dovuto mobilitare l’esercito e la marina per mettere in sicurezza le aree colpite ed evacuare la popolazione.

A oltre un anno di distanza, il caso australiano ricorda il drammatico precedente della Grecia, che nel luglio 2018 dovette affrontare in una penosa situazione di precarietà gli incendi che colpirono con durezza Atene, al termine di una lunga stagione di austerità in cui a farne le spese erano stati corpi indispensabili come i reparti di risposta ai disastri della polizia, i pompieri e la Protezione civile, martoriata con 34 milioni di euro di tagli di bilancio. L’austerità è un pregiudizio alla sicurezza dei popoli, delle fasce più deboli della popolazione, dei servizi essenziali e dell’ambiente. I drammatici roghi che colpiscono l’Australia hanno origine naturale, ma nel loro dilagare c’è un’irremovibile componente di errore umano. Ispirata ad un’ideologia economica che arriva a considerare come sacrificabili anche le spese statali per l’erogazione dei servizi essenziali alla sicurezza pubblica.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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