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La gente di tutto il mondo sta già percependo gli effetti negativi del surriscaldamento globale: le riserve d’acqua vanno diminuendo, i primati climatologici stanno incrementando di frequenza e intensità, le foreste bruciano e le barriere coralline muoiono. Istituzioni internazionali, governi, compagnie e comunità si stanno riunendo per agire; accademici ed esperti dibattono su come evitare che il cambiamento climatico impatti nel peggiore dei modi, mentre politici e celebrità allestiscono campagne per aumentare la sensibilizzazione.

Ciononostante, gli indicatori dimostrano come gli effetti negativi del cambiamento climatico peggiorino ogni anno. Ne consegue che la protezione di ogni albero e di ogni fonte di acqua naturale debba essere motivo di riguardo per tutte le persone, di ogni angolo del pianeta, e che i crimini contro l’ambiente naturale siano dei crimini contro l’umanità intera.

Come è noto, le più grandi cause del cambiamento climatico non sono soltanto il rilascio nell’atmosfera di agenti chimici dannosi e i combustibili fossili; perché le ragioni guida del surriscaldamento globale sono le attività antropiche.

Il Karabakh dopo la guerra

Il Comitato internazionale della Croce rossa (IRCR) riferisce come l’ambiente naturale sia una vittima trascurata dei conflitti armati, e i conflitti sono stati il singolo predittore più importante del declino di determinate faune selvatiche tra il 1946 e il 2010. Il diritto internazionale umanitario proibisce l’utilizzo dell’ambiente naturale come arma e vieta anche gli attacchi deliberati contro il medesimo.

Un fatto che viene spesso trascurato o bistrattato dalla comunità internazionale, e che è di grande importanza per il futuro dell’intera regione del Caucaso meridionale, è il costo ambientale dell’occupazione e del conflitto. All’acme della guerra del Karabakh e durante gli anni dell’occupazione, l’ambiente naturale [del Karabakh] è stato danneggiato e sfruttato spietatamente. Città e villaggi che un tempo furono la casa di un milione di persone sono state distrutte e demolite completamente. La fiorente città di Agdam è stata vittima di un tale livello di distruzione che la stampa internazionale l’ha definita l’Hiroshima del Caucaso.

I territori occupati sono state una delle regioni grigie dell’Europa orientale per più di ventisette anni. La perdita di controllo di questi territori da parte dell’Azerbaigian e la carenza di monitoraggio internazionale adeguato hanno fatto sì che venissero commessi crimini contro l’ambiente naturale. Gli ex territori occupati del Karabakh erano noti per ospitare delle vaste foreste popolate da alberi e arbusti del luogo, specie rare di animali e piante e riserve abbondanti di acqua. Prima della guerra, dozzine di specie rare di animali e piante erano preservate in riserve statali e in altre aree protette. Il comportamento predatorio verso l’ambiente degli ultimi tre decenni avrà un effetto negativo sulle vite di milioni di persone della regione nelle prossime decadi.

Gli appelli alla comunità internazionale

L’Azerbaigian si è rivolto alla comunità internazionale diverse volte negli ultimi ventisette anni affinché si indagassero quelle informazioni relative a scarichi illegali di rifiuti nucleari e radioattivi in questi territori. Ogni estate, negli anni dell’occupazione, è stata caratterizzata da incendi massicci nei territori occupati. Incendi provocati dall’assenza di un sistema efficiente di gestione dei roghi e/o causati dall’indifferenza. Trattasi, questo, di un fatto che una missione dell’Osce ha documentato molto bene nel 2006.

Il rapporto [dell’Osce] ha appurato come, nell’estate del 2006, la serie di roghi abbia investito un’area corrispondente a 163.3 chilometri quadrati nella parte orientale dei territori azerbaigiani occupati dall’Armenia.

Una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite intitolata “La situazione nei territori occupati dell’Azerbaigian”, datata 7 settembre 2006, a proposito dell’incidenza dei roghi massicci enfatizzava “la necessità di condurre urgentemente un’operazione ambientale” e auspicava “una valutazione degli effetti di breve e lungo termine dei roghi sull’ambiente regionale e delle misure per la sua riabilitazione”.

L’Azerbaigian, da quando i territori occupati sono stati liberati, sta cercando di stimare e calcolare tutti i danni alle aree residenziali, alle infrastrutture e all’ambiente, nonché di bonificare i territori dalle mine che sono state posate nel corso di trent’anni. È un’attività costosa, che richiede tempo e probabilmente durerà molti anni.

La questione del fiume Okhchuchay

L’Azerbaigian si sta rivolgendo alla comunità internazionale affinché possa porre fine all’inquinamento costante e ai danni procurati all’ambiente regionale. L’impianto di rame e molibdeno di Gajaran e la raffineria di minerali di Garan, entrambe in Armenia, persistono nel contaminare con spietatezza quella fonte di acqua potabile che è il fiume Okhchuchay (Voghji in armeno), il quale confluisce nell’Araks, quindi nel Kura e infine nel Mar Caspio. L’inquinamento dell’Okhchuchay, in altre parole, mette a rischio il benessere di milioni di persone, così come la fauna e la flora della regione.

La compagnia tedesca Cronimet è un giocatore attivo nel settore minerario armeno ed è il principale azionista (60%) dell’impianto di rame e molibdeno di Gajaran e della raffineria di minerali di Garan. Molti ambientalisti sono rimasti estremamente insoddisfatti dalla risposta di Cronimet circa [le accuse] dell'[alto] impatto ambientale delle sue attività.

L’ambasciata tedesca in Azerbaigian sostiene che la compagnia tedesca abbia venduto le sue azioni nel 2019. Inoltre, secondo l’ambasciatore tedesco, la compagnia è privata, perciò non può difendersi da alcuna responsabilità criminale o legale nel momento in cui le preoccupazioni vengono espresse all’ambasciata tedesca. Infatti, secondo la legislazione tedesca, il reato da cui scaturisce la responsabilità penale dell’impresa non deve essere necessariamente commesso in Germania. Se un’impresa ha sede in Germania, la sua responsabilità penale può derivare da reati commessi all’estero e collegati alle attività della stessa.

L’Armenia, sfortunatamente, non ha ancora firmato la Convenzione sulla protezione e l’uso dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali, adottata a Helsinki nel 1992. Questo documento internazionale funge da meccanismo di rafforzamento delle misure e della cooperazione globale miranti al conseguimento di una gestione rispettosa dell’ambiente e della protezione della superficie transfrontaliera e delle acque di superficie. Dato che l’Armenia rifugge da ogni obbligo nei confronti della comunità internazionale in materia di protezione dell’ambiente secondo legge, l’unica maniera di fermare questo crimine è attraverso l’aumento della sensibilità sull’argomento e delle pressioni internazionali.

Ciò che stiamo vedendo [in questo momento] sono il governo dell’Armenia e la compagnia tedesca mentre cercano di evitare ogni genere di responsabilità morale o legale per i danni che procurano continuamente all’ambiente. Il Ministero dell’Ecologia e delle Risorse naturali dell’Azerbaigian, perciò, ha avvisato le organizzazioni internazionali dei rischi ambientali e della situazione critica nell’Okhchuchay, aumentando anche la sensibilità del pubblico sui rischi per l’ecosistema dell’Okhchuchay dati dall’inquinamento continuo da parte dell’Armenia.

Il popolo dell’Azerbaigian si aspetta che altre nazioni e istituzioni internazionali dimostrino la stessa sensibilità per i crimini ambientali nella medesima maniera in cui reagiscono alle asserzioni armene sui danneggiamenti di chiese e del patrimonio cristiano della regione. Il popolo dell’Azerbaigian spera anche che i costi ambientali del conflitto e gli obblighi di tutte le parti responsabili verranno valutati con la dovuta attenzione, in accordo con i principi del diritto internazionale.

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