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Le immagini dell’alluvione avvenuta a Zhengzhou, capoluogo della provincia dello Henan, in Cina centrale, hanno fatto il giro del mondo. Strade trasformate in torrenti, auto e camion spazzati via come se fossero foglie, cittadini intrappolati per decine di ore su treni e altri mezzi di trasporto, linee della metro invase dall’acqua. E ancora: voragini sull’asfalto, muri e dighe crollate, blackout e perfino l’esplosione nei pressi di una fabbrica di leghe di alluminio.

Per i media cinesi quelle che si sono abbattute nello Henan sono state le piogge più pesanti mai avvenute negli ultimi mille anni. Giusto per far capire l’entità del disastro naturale, basta sapere che Zhengzhou, circa 12 milioni di abitanti, è solita accogliere una media annuale di 640 millimetri di acqua. Peccato che in appena quattro giorni, da sabato scorso a martedì, la città ha dovuto fare i conti con ben 617 millimetri d’acqua caduta dal cielo. Il Fiume Giallo, che scorre lungo le pianure situate in quest’area, ha rotto gli argini provocando una mezza apocalisse. L’acqua e il fango si sono uniti in un mix letale. I tunnel della metropolitana hanno assunto le sembianze di veri e propri fiumi in piena.

Emblematiche, a questo proposito, le testimonianze dei passeggeri rimasti a mollo nella Linea 5, sia sulla banchina che dentro i vagoni dei treni, con l’acqua letteralmente alla gola. Secondo le autorità l’alluvione avrebbe provocato almeno 18 morti in tutta la provincia dello Henan, mentre a Zhengzhou sono state evacuate quasi 200 mila persone.

Un’alluvione senza precedenti

Le violente piogge hanno provocato ingenti danni nello Henan, tra cui il crollo di tre dighe, la mancanza di elettricità in vari ospedali e la paralisi quasi totale dei trasporti. Il governo ha subito inviato nella provincia martoriata dal maltempo sette squadre di soccorritori, che lavoreranno sul campo spalla a spalla con i soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione. Il South China Morning Post ha raccontato cosa sta accadendo in queste ore nella Cina centrale. A Gongyi, un’ottantina di chilometri a ovest di Zhengzhou, un discreto numero di villaggi è rimasto senza energia per più di 24 ore. Sorte peggiore è toccata ai passeggeri di un treno in viaggio da Fuzhou a Luoyang. Il mezzo è rimasto intrappolato per 90 ore con 400 persone a bordo.

Nonostante la Cina abbia investito importanti risorse nella prevenzione dei disastri naturali, rafforzando il team di esperti a disposizione delle autorità centrali, e intervenendo sul territorio nel tentativo di controllare gli eventi nefasti di Madre Natura, niente e nessuno ha potuto opporsi alla furia del Fiume Giallo. Non hanno retto le dighe né i sistemi di sicurezza. Sia chiaro: disastri del genere avvengono in tutto il mondo (basta dare un’occhiata a quel che è successo in Germania). In ogni caso, l’alluvione dello Henan è utile per ricordare che è pressoché impossibile manipolare la natura. Anche per una potenza in ascesa come la Cina, da anni green oriented e attenta all’ambiente.

Blackout e ondate di calore

Mentre lo Henan è alle prese con un inferno di fango, altre città cinesi stanno combattendo un nemico altrettanto ostico e pericoloso. L’ondata di calore che sta attraversando la Cina ha provocato interruzioni di correnti all’interno di grandi città come Xian e Pechino. Il motivo, come ha riportato ancora il South China Morning Post, è semplice: per mitigare il caldo, i cittadini hanno attinto a condizionatori e altri sistemi analoghi. Peccato che la richiesta energetica, questa volta, è così imponente da impedire il corretto funzionamento del sistema.

È per questo motivo che le autorità sono dovute ricorrere a interruzioni programmate. Secondo quanto riportato dalla State Grid Corporation of China, il consumo di energia ha raggiunto il massimo storico lo scorso mercoledì, facendo segnare un aumento di oltre il 10% rispetto al record registrato un’estate fa. Undici province, compresi i centri di produzione del Paese, ovvero le province di Zhejiang, Jiangsu e Guandong, hanno fronteggiato picchi record. Due le cause che stanno mettendo sotto pressione le reti elettriche cinesi: la ripresa economica, che ha spinto la produzione a livelli record (una produzione che, per funzionare, deve ricorrere all’energia), e l’aumento delle temperature, la quale ha invece provocato l’utilizzo in massa dei condizionatori.