Dopo aver perso la sua tradizionale influenza in Libia e in Nord Africa, smarrito la sua centralità e il suo peso politico nel Mar Mediterraneo, ruolo di leadership ricoperto per tutta la Prima repubblica, all’Italia del “vincolo esterno” non rimangono che i cambiamenti climatici e la retorica climaticamente corretta dell’amministrazione di Joe Biden. Se dopo il disastro giallorosso un ruolo di prestigio politico e centralità è stato recuperato grazie alla figura di Mario Draghi e al suo governo di unità nazionale, ora Washington ci vede come Paese leader nella lotta ai cambiamenti climatici. Magra consolazione. Come riporta La StampaJohn Kerry scommette su di noi: “L’Italia ha una grande opportunità di leadership sui cambiamenti climatici, e gli Stati Uniti sono pronti ad aiutarla. Il vostro successo sarà il successo di tutti noi”. È questo il nuovo ruolo che Washington vuole assegnarci – più simbolico che di sostanza – all’interno di quell’ordine internazionale liberale che l’amministrazione Biden vuole ristabilire dopo Donald Trump e nel quale la lotta ai cambiamenti climatici rappresenta un’importante forma di soft power.

Washington punta sull’Italia

L’inviato speciale del presidente Biden per il clima racconta a La Stampa perché il nostro Paese potrebbe essere questo ruolo di leadership: primo perché ospiteremo il prossimo G20, secondo perché con l’avvento di Mario Draghi e di una parvenza di stabilità politica, risultiamo essere più affidabili di altri Paesi che saranno impegnati, prossimamente, con le elezioni presidenziali. A cominciare dalla Germania, alle prese con la difficile successione di Angela Merkel. Terzo motivo, il governo ha creato un ministero dedicato alla transizione ecologica e Washington sembra aver particolarmente apprezzato. Secondo Kerry, è rilevante osservare come gli Usa “sono tornati e lavorano con i nostri amici più cari, ma anche con gli avversari, per portare a termine questo lavoro. L’obiettivo del 50-52% entro il 2030 invia un grande segnale”.

“Leadership importante sulla transizione ecologica”

Inoltre, prosegue Kerry, “abbiamo creato un altro forum sulla strada per la COP26 di Glasgow, per consentire ad altri di seguire l’esempio e aumentare le loro ambizioni nella lotta al cambiamento climatico. Al vertice, le nazioni che rappresentano più della metà del Pil globale si sono impegnate a tenere il ritmo globale di riduzione delle emissioni necessario per limitare l’aumento della temperatura terrestre a non più di 1,5 gradi, quanto gli scienziati dicono che dobbiamo fare per evitare catastrofiche conseguenze. I Paesi si stanno muovendo nella giusta direzione, però c’è di più da fare, non solo da parte dei governi, ma anche dal settore privato. È possibile, e le opportunità economiche straordinarie, se lo facciamo bene”. So che il governo Draghi, insiste Kerry, “ha persino creato un nuovo Ministero per la Transizione Ecologica. Questa leadership è così importante”.

E ancora: “L’Italia è stata molto risoluta nel perseguire l’abbandono del carbone, con piani per eliminarlo entro il 2025. Sono molto favorevole a qualsiasi risorsa che possa realizzare o accelerare la transizione. L’idrogeno mi intriga. Sono molto ottimista riguardo il suo uso nel futuro, e tanti Paesi in contesti e parti del mondo diverse stanno davvero correndo per esplorare soluzioni a base di idrogeno”. C’è anche chiaro messaggio alla Cina, la grande potenza rivale degli Stati Uniti con la quale l’Italia aveva flirtato durante il governo giallo-rosso. Quell’adesione alla Via della Seta poco era piaciuta alla diplomazia Usa – ma ora quelle pulsioni filo-cinesi si sono chiuse con l’avvento di Mario Draghi e del suo governo marcatamente atlantista. I rapporti con Pechino dell’occidente li decide Washington, non i Paesi europei in maniera indipendente: “Sarebbe rivoluzionario, game-changing, se la Cina annunciasse la sospensione dei suoi finanziamenti per i progetti a carbone fuori dai propri confini, come il presidente Moon Jae-in ha fatto riguardo la Corea del Sud durante il Summit” spiega Kerry.

L’incontro fra Draghi, Cingolani ed Eni

Proprio sui temi menzionati da Kerry, nelle scorse settimane il presidente del Consiglio Mario Draghi, insieme al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, ha incontrato a Palazzo Chigi il presidente di Stellantis John Elkann e gli amministratori delegati di Eni – (Claudio Descalzi), Enel (Francesco Starace), Snam (Marco Alverà), e Terna (Stefano Antonio Donnarumma). Nell’ottica della necessità di accelerare nel percorso di de-carbonizzazione verso il 2030, riporta l’Ansa, i cinque manager avrebbero illustrato ciascuno per il proprio settore e per il proprio gruppo industriale i piani e gli obiettivi per abbandonare via via il carbone e fonti fossili inquinanti a favore dell’energia pulita, per alimentare i motori di automobili, autobus, tir e mezzi pesanti per l’autotrasporto: dall’elettricità al gas e gasolio, fino all’idrogeno. Perfettamente in linea con i desiderata del Washington consensus espressi da John Kerry.