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Recentemente, l’interesse attorno al Covid-19 è tornato a crescere a causa di nuovi casi e nuove scoperte. Le varianti emergenti del virus non solo continuano a diffondersi tra gli esseri umani, ma sono state riscontrate anche negli animali domestici, come i cani, alimentando preoccupazioni su nuove modalità di trasmissione. Le sue origini, però, rimangono al centro di intensi dibattiti.

Nonostante il virus sia stato individuato per la prima volta a Wuhan, in Cina, la sua origine è ancora incerta. Diverse sono state le teorie in merito: c’è chi ha sostenuto che la colpa fosse del commercio di animali selvatici, chi sostiene che i virus vengano creati in laboratorio per dimezzare la popolazione, oppure ancora che sia causa della mancanza di igiene di alcune popolazioni. Probabilmente, come spesso accade, la risposta sta nel mezzo. Ciò che è certo è che spesso i virus “nascono” in Cina, dall’Influenza asiatica del 1957 all’Influenza di Hong Kong del 1968, passando per la SARS e ovviamente il Coronavirus, e c’è un motivo.

Se non riusciamo ad ottenere una risposta univoca su come sia nato quest’ultimo, è perché non ci sono certezze. Si possono però vagliare i fattori che potrebbero aver contribuito alla nascita del Covid e seguire gli esiti delle ricerche scientifiche.

Fattori socioculturali

Molti studi sulle epidemie di SARS indicano che fattori sociali e culturali, come il commercio e il consumo di animali selvatici e le scarse condizioni igienico-sanitarie, aumentano il rischio di trasmissione di virus dagli animali all’uomo. Queste attività, soprattutto nei Paesi tropicali, favoriscono il contatto tra specie selvatiche, la cui convivenza forzata in condizioni di stress crea le condizioni per la comparsa di nuove varianti.

Il Covid-19 è effettivamente simile a un virus di pipistrello, e si sospetta che un animale intermedio, come lo zibetto, il pangolino o il cane procione, fornendo al virus la possibilità di mutare abbia facilitato la trasmissione all’uomo.

La commistione tra animali e la caccia di specie selvatiche, rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica, poiché questi animali ospitano virus come la SARS, Ebola e rabbia. Da anni infatti, vengono condotti studi sull’importanza di gestire il traffico illegale e non, di animali in condizioni di stress. Escludendo le implicazioni etiche del caso, il motivo principale è la possibilità di entrare in contatto con infezioni di origine animale che per l’uomo potrebbero essere dannose, favorendo la comparsa di potenziali malattie zoonotiche.

Dal pipistrello all’umano

Gli studiosi hanno rivelato la coesistenza di SARS-CoV altamente diversificati nelle popolazioni di pipistrelli in una grotta della provincia dello YunnanCina. Tra gli studi più famosi ci sono quelli condotti da Shi Zhengli, detta “Batwoman”virologa specializzata nello studio del genoma dei pipistrelli e responsabile del Centro malattie infettive dell’Istituto di Wuhan. I suoi studi sulla SARS hanno dimostrato, grazie alle spedizioni all’interno delle principali grotte cinesi che ospitano colonie di pipistrelli, che quelli delle province del Guangdong, Guangxi e Yunnan hanno il rischio maggiore di essere i coronavirus che vengono trasmessi agli esseri umani dagli animali, in particolare dai pipistrelli.

Il fatto che il virus del CoV-19 somigli a un virus di pipistrello ma che sia, a differenza della maggior parte esistenti in natura, in grado di infettare l’uomo, è probabilmente dovuto ad una mutazione, grazie al passaggio dal pipistrello ad un altro animale all’uomo. L’analisi bioinformatica ha inoltre suggerito che c’erano già diversi eventi di trasmissione di CoV tra pipistrelli, zibetti e umani prima dell’epidemia di SARS del 2002.

Tra le ipotesi si pensa che il progenitore diretto della SARS-CoV sia stato prodotto per ricombinazione all’interno dei pipistrelli e poi trasmesso agli zibetti d’allevamento, mammiferi originari dell’Asia tropicale e subtropicale e dell’Africa, su cui erano stati trovati i ceppi di SARS-CoV. Quando gli zibetti infettati dal virus sono stati trasportati al mercato del Guangdong, il virus si è diffuso nel mercato e ha acquisito ulteriori mutazioni, prima di propagarsi all’uomo. La mutazione potrebbe però essere avvenuta all’interno di altri animali, come i pangolini, in cui sono state trovate forme virali simili. Il pangolino è utilizzato a scopo alimentare e nella farmacopea tradizionale del Paese e ciò spiegherebbe le modalità di passaggio dall’animale all’uomo. Recentemente sono stati individuati come possibili intermediari anche i cani procione, anch’essi venduti nei mercati di Wuhan.

Non esiste certezza su quale animale intermedio abbia causato la mutazione che ha poi raggiunto l’uomo e poco importa quale ne sia stato la causa, quando in realtà le colpe sono più da attribuire all’azione umana. Il modo più efficace per prevenire la zoonosi virale è mantenere le barriere tra i serbatoi naturali e la società umana, tenendo conto del concetto di “One Health”, che riconosce la salute umana come strettamente connessa alla salute degli animali e allo stato ambientale nel quale tutti viviamo, cosciente del fatto che nessuno può affrontare da solo le problematiche del mondo globalizzato in cui viviamo.

È noto come in questi mercati fossero venduti animali vivi, appartenenti a specie allevate ma anche catturate dal loro ambiente naturale. Inizialmente la Cina aveva bandito temporaneamente queste attività in seguito all’epidemia, ma i wet market sono ancora aperti al pubblico, nonostante le autorità cinesi abbiano negato, in particolare a proposito del mercato di Wuhan, fossero venduti animali vivi.

La sperimentazione animale in Cina

Un fattore di cui si sente parlare più raramente e che potenzialmente potrebbe aver contribuito alla nascita di varianti di virus, è la sperimentazione animale.

La sperimentazione animale in Cina ha origini antiche, risalenti alla dinastia Tang (618-907), con il farmacologo Chen Zangqi, il primo a farne uso. Nel 1918, Qi Changqing proseguì con test sui topi, mentre dal 1946, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le pratiche ripresero intensamente. Con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la sperimentazione continuò, specialmente a Pechino e Shanghai. Interrotta durante la Rivoluzione culturale (1966-1976), riprese nel 1987 con la creazione dell’Associazione cinese per la scienza animale da laboratorio. La prima regolamentazione sugli animali da laboratorio risale al 1988 e, nonostante nuove norme, la pratica resta molto diffusa.

Le statistiche del ministero della Scienza e Tecnologia della RPC indicano che ogni anno vengono utilizzati in Cina circa dodici milioni di animali per le finalità scientifiche della ricerca medica e tra questi, topi, conigli, porcellini d’India, cani e primati. Inoltre, esistono anche istituzioni e università straniere che “delocalizzano” la sperimentazione animale in Cina per poter sperimentare più liberamente.

Molto spesso si ignora che potenziali rischi di pandemie provenienti da agenti patogeni sconosciuti provengono anche da un settore specifico della ricerca scientifica, chiamata Gain of Function (GoF). Quest’ultimo consiste nel produrre mutazioni che determinano un “guadagno di funzione”, ovvero modificano il genoma dei virus presenti negli animali in natura nel tentativo di prevederne le future mutazioni e capire se potrebbero comportare salti di specie dall’animale all’uomo, e quanto potrebbero essere efficienti nel trasmettersi nella popolazione umana. La pratica è molto controversa, sia per la pericolosità della creazione in laboratorio di nuovi patogeni, sia per la mancanza di trasparenza e controllo da parte della società civile. Proprio a Wuhan si trova un laboratorio di Biosicurezza e patogeni speciali in cui si svolgono studi ed esperimenti.

Non stupisce che la scienza utilizzi questi metodi di ricerca, in molti casi risultano infatti essere fondamentali. Ma c’è sempre un rischio. Un rischio ben calcolato, previsto e volutamente ignorato. La scienza, l’evoluzione, la tecnologia, sono giochi d’azzardo: il rischio di danni a lungo termine è molto elevato, ma l’adrenalina che genera il potere di creare, di giocare a fare Dio, è molto più alta e spesso vince su tutto il resto.

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