In un settore, quello dell’editoria, dove lo spazio è poco e la competizione è tanta, diventare giornalista sembra diventato un sogno impossibile. O quasi. Devi studiare, devi fare esperienza, fare la pratica sul campo. Poi, devi avere passione, perché “questo è un mestiere che se non c’è la passione non si fa”. Ma, spesso, non basta per farcela. Ne è convinto Peter Gomez – giornalista che ha iniziato la sua carriera proprio a Il Giornale di Indro Montanelli e che oggi è saggista, conduttore e autore televisivo, co-fondatore de Il Fatto quotidiano e poi direttore de ilfattoquotidiano.it – che ci ha spiegato perché avere dei “buoni maestri” può essere una chiave per entrare nel mondo del giornalismo. Gomez, come altri grandi nomi del giornalismo italiano, parteciperà alla nuova masterclass di The Newsroom Academy di video giornalismo investigativo diretta da Alessandro Politi e organizzata da Il Giornale e InsideOver.

Hai detto che una volta “dovevi essere proprio cretino per non riuscire a fare il giornalista”. Perché oggi è molto più difficile e perché la formazione, e seguire un corso come questo, può essere la chance giusta?

Oggi è tutto molto più difficile perché buona parte dell’editoria è in crisi. I giornalisti più preparati degli altri, e ovviamente con un background più forte, si presentano meglio nelle redazioni e quindi possono aspirare ad avere un destino professionale diverso. La preparazione come l’esperienza fanno la differenza. Ma è innegabile che rispetto ai miei tempi, in cui i quotidiani vendevano centinaia di migliaia di copie, diventare giornalista oggi è più difficile. Diverso il discorso se ci si rivolge alle televisioni, dove c’è ancora molto spazio.

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Cosa distingue un giornalista investigativo da un normale giornalista?

Il giornalista investigativo è un giornalista che non si accontenta mai dell’ufficialità e pensa sempre che sia possibile trovare una storia dietro quella che viene ufficialmente raccontata. In fondo, la migliore definizione di giornalismo è quella che dice: “Giornalismo è far sapere qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia”. Ecco cos’è il giornalista investigativo per me.

Giornalista investigativo lo si si nasce o lo si diventa?

Io ho sempre pensato che giornalisti un po’ lo si nasca. Il senso della notizia e la curiosità sono un po’ qualcosa di innato. Il nostro, però, è un mestiere che si impara con la pratica. Tutti possono diventare dei discreti giornalisti. Pochi possono diventare degli straordinari giornalisti. È un come la differenza tra l’artigiano e l’artista.

Chi è stato il tuo maestro, cosa sei riuscito a rubargli del mestiere e cosa invece ancora gli invidi?

Ma più che dei maestri ho avuto degli insegnanti. Un grande insegnante è stato Massimo Donelli, che è stato con me a il Giornale quando ero giovanissimo. Lui arrivava da La Notte, poi ha avuto una carriera importantissima, è stato alla testa di grandi settimanali e direttore di Canale 5. Massimo mi ha passato i pezzi, mi ha spiegato come dovevano essere scritti…era un cronista straordinario. Poi, un’altra persona che mi è stata utilissima e che mi hai insegnato tante cose è stato un giornalista investigativo de L’Espresso: Leo Sisti. Un grande mastino, un uomo con una capacità di ricerca e di studio straordinaria. Ovviamente, ho avuto tanti altri esempi, spesso inarrivabili. Montanelli per me non è stato un maestro, è stato un esempio che tentavo di seguire. Gli insegnamenti che ti dava sulla prosa…(ride, ndr) beh…lui era capace di farlo noi cercavamo di scimmiottarlo: le frasi brevi con tanti punti, gli incipit fulminanti, eccetera, eccetera.

Adesso che sei tu il “maestro”, cosa ti piacerebbe trasmettere di tuo a chi parteciperà alla masterclass per diventare giornalista d’inchiesta?

Beh…io adesso non credo di essere un “maestro” francamente. Credo di essere una persona che fa con passione il suo mestiere, che ha esperienza e ancora tanta curiosità. Ho imparato tante cose, commetto ancora degli errori, però averli fatti mi evita di farne alcuni. Posso spiegare quello che ho capito di come farsi comprendere  dalle persone, avere dei buoni rapporti con le fonti, come gestirle, come cercare di entrare in empatia con chi magari non ti vorrebbe raccontare delle cose: ecco, io credo che questo potrei spiegarlo bene. Poi, il resto lo dovrà fare la passione, perché  questo mestiere se non c’è la passione non si fa.

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