Academy /

Paolo Lecca inizia la sua carriera da post produttore nel 1999. Da allora ha firmato la color correction per le copertine delle più note riviste quali National Geographic, New York Times Magazine e Time Magazine. Collabora inoltre con fotografi di grande fama, nazionali ed internazionali.

Cosa fa esattamente un post produttore?

Veicola le intenzioni dell’autore verso un’interpretazione stilistica delle immagini.

Perché è importante la post produzione?

Soprattutto dopo l’avvento del digitale, il ruolo della post produzione è centrale per accompagnare le immagini verso una corretta uscita in stampa.

Come lavori insieme al fotografo durante la fase di post produzione?

La maggior parte dei clienti con cui lavoro è sparsa per il mondo, comunichiamo quasi esclusivamente via mail, quindi l’autore non è al mio fianco durante la postproduzione. Ci si confronta inizialmente sul sapore che l’autore vuole evocare nel lavoro, in base a tali scelte si fanno dei test direzionali per vedere visivamente come reagiscono le immagini al trattamento. Una volta approvati i test, si affronta l’intero pacchetto di lavoro con l’intento di far dialogare al meglio le immagini fra di loro.

Esistono degli accorgimenti che i fotografi possono prendere in fase di scatto per ottenere un risultato migliore in fase di post produzione?

Consiglio sempre di scattare in formato RAW, per avere una latitudine di posa il più possibile estesa nelle basse e alte luci.  Consiglio inoltre di non bucare i bianchi in ripresa, perché, se privi di dettaglio, sono irrecuperabili.

Spesso si immagina, soprattutto in ambito giornalistico, che ritocco sia sinonimo di falsità. Quale è il confine?

Bisogna intendere il ritocco fotografico di oggi, come la naturale evoluzione della camera oscura di una volta. Anche se attraverso un mezzo elettronico, l’approccio non è poi così differente. Il confine fra cosa è lecito e cosa no, penso risieda principalmente nella manipolazione di una fotografia: rimuovere oggetti, spostarli, cambiare i volti alle persone è lecito solo nel linguaggio pubblicitario, nei lavori di corporate o nella fotografia artistica, dove appunto, non esistono regole legate all’etica. Ma se questo tipo di interventi è applicato a fotografie nell’ambito del fotogiornalismo, stiamo parlando di falsificare la realtà.

Pensi che un bravo fotografo debba saper fare anche postproduzione o sono due mestieri distinti e come tali devono rimanere?

Un bravo fotografo spesso ha una visione chiara di quello che vuole, ma molto raramente riesce a registrare in ripresa l’intento, soprattutto nel fotogiornalismo, nelle foto di azione, dove tutto accade velocemente. Ammiro molto chi sa vedere la luce ed è capace di registrarla nel modo desiderato. É nel fare delle corrette scelte stilistiche in fase di ripresa che si annida la capacità del fotografo di fare postproduzione. Per il resto, meglio affidarsi a professionisti.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY