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Il 2 aprile partirà il workshop di fotografia con Ivo Saglietti, tre volte vincitore del prestigioso premio World Press Photo. Il corso, una immersione di tre giorni con il maestro della fotografia, prevede che gli iscritti facciano leggere al docente il proprio portfolio; quello che sarà giudicato più interessante verrà pubblicato. Durante il workshop Saglietti sceglierà anche uno dei partecipanti per realizzare con lui un reportage che verrà finanziato da InsideOver. Il corso prevederà anche l’esposizione di alcuni suoi progetti passati e la sua visione fotografica, in particolare l’etica fotografica imprescindibile da ogni progetto. Nato a Tolone nel 1948, Saglietti è uno dei più celebri fotografi italiani. Negli anni ’70 inizia a dedicarsi completamente alla fotografia raggiungendo nel 1978 l’agenzia Sipa Press a Parigi. Da quel momento iniziano i sui viaggi come foto reporter in Africa, nei Balcani, in Medio oriente e in America Latina. I suoi lavori vengono pubblicati in tutti i magazines internazionali come il New York Times, Der Spiegel, il Time fino ad arrivare a vincere il celebre premio del World Press Photo con un servizio in Perù. Nella sua carriera ha avuto la fortuna di incontrare e confrontarsi con fotografi di fama mondiale, soprattutto fotografi della cosiddetta “fotografia umanista” francese.

Come ti sei avvicinato alla fotografia, quali sono stati i tuoi primi passi? 

Lavoravo come “cineoperatore” – a quel tempo si chiamavano così i cameraman – nel mondo del cinema e con me avevo sempre la macchina fotografica. La fotografia iniziò a piacermi più dell’ambiente cinematografico. La spinta finale che mi fece continuare con la fotografia fu l’incontro con il libro di un fotografo americano, William Eugene Smith che mi entrò nel cuore e nel cervello convincendomi che era quello il mestiere che volevo fare. Allora ho cominciato a fotografare durante gli anni degli scioperi, del terrorismo, nelle piazze della contestazione. Dopodiché maturando una visione sempre più fotografica decisi di andare a Parigi, essendo la capitale della fotografia, e la ho iniziato a lavorare per Sipa press. Da lì tutto è cominciato. 

Costruire un reportage o comunque trovare una storia è la grande sfida di chi si approccia alla fotografia per la prima volta. Nella Newsroom Academy tu sceglierai una persona che potrà realizzare con te un progetto fotografico. Quali saranno i requisiti per essere selezionato?

Gli elementi di valutazione da parte mia sono sempre gli stessi: cultura, qualità e complessità. Intanto una grande cultura da parte del fotografo, non solo cultura fotografica ma vera cultura come film e libri. Dopodiché cerco una buona qualità nelle foto e la complessità. Secondo me le fotografie devono essere complesse ovvero fotografie che lo spettatore non capisce subito e che quindi deve approfondire. 

Parleremo molto di etica, di come utilizzare la fotografia come mezzo per raccontare l’aspetto umano nel totale rispetto del soggetto. C’è nel corso della tua carriera un episodio in particolare che ti riporta a questo concetto? 

Sì, ce ne sono alcuni, però ce n’è uno in particolare che ricordo spesso. Ero in Kosovo durante la guerra e vidi uscire dall’ospedale, colmo di feriti, un uomo che trasportava una piccola bara. D’istinto alzai la macchina fotografica e feci uno scatto, poi l’uomo salì su un pulmino ed io lo seguii e feci un’altra foto mentre questo uomo stava inchiodando la bara. L’uomo scoppiò a piangere ed io provai un sentimento di vergogna profondo che non mi ha mai più abbandonato. Quello fu uno di quei momenti in cui la foto non andava fatta, infatti non la feci mai vedere a nessuno. Bastava la prima. Era equilibrata, c’era la giusta distanza c’erano tutti gli elementi. Avevo già una foto che rappresentava il dramma umano di chi perde qualcuno per causa di un qualcun’altro, per causa della guerra. Non c’era bisogno che andassi oltre con una seconda foto.

Il punto di forza di questo workshop sarà il poter stare a stretto contatto con te, imparare dai tuoi lavori e avere la possibilità di far leggere il proprio portfolio che potrà essere pubblicato se selezionato. È una scelta interessante quella della redazione, dal momento in cui ormai è diventato estremamente difficile poter pubblicare un proprio progetto fotografico. Quanto è importante secondo te confrontarsi con un professionista per una persona che si approccia ora alla fotografia documentarista? 

Poter essere affiancati da un professionista del mestiere è il fulcro, è la cosa più importante. Quando andai a Parigi ebbi la possibilità per esempio di accedere all’archivio di una grande agenzia dei tempi, ed era coma aprire uno scrigno. C’erano tutte le fotografie di fotografi professionisti in formato 18×24, le didascalie scritte dietro e questa per me fu una grande scuola. Dopodiché ebbi la fortuna di confrontarmi con Robert Doisneau al cui giudizio sottoposi le mie foto. Per me avere la possibilità di far vedere le mie foto a un grande fotografo francese, ricevendo consigli e critiche, è stato di estrema importanza. Sono quindi convinto che questo sia un punto di forza del workshop: poter confrontarsi sulle foto, giudicarle, analizzarle. Un altro punto di forza e di originalità di questo corso sarà proprio la possibile pubblicazione di un progetto fotografico dal momento in cui non è più facile riuscire a pubblicare un proprio progetto. Una volta fare fotografia aveva un senso. C’erano giornali che le pubblicavano che avevano una diffusione grande, avevano giornalisti e direttori che avevano un senso profondo di quello che è il giornalismo e di quello che deve mostrare un giornale, mentre oggi questo è scomparso, a parte pochi giornali. La redazione di InsideOver ha quindi creato una cosa inusuale, ovvero non solo poter fornire dei corsi con dei professionisti del mestiere, ma soprattutto dare la possibilità di pubblicare un progetto. 

Perché hai scelto di collaborare con InsideOver a questo progetto e cosa ha di diverso questo workshop rispetto ai tanti che vengono proposti?

InsideOver è un laboratorio di idee e talenti: un esempio molto raro nel panorama editoriale italiano, e infatti funziona. Non sono molti i giornali online che stanno funzionando e che riescono a poter fare questi tipi di corsi che ti permettono di entrare in contatto con una redazione, confrontarti con essa e poter lavorare subito con dei professionisti del mestiere. Poter pubblicare il proprio portfolio e poter realizzare un reportage insieme ad un “vecchio” fotografo è senza dubbio il valore aggiunto di questo corso.

A chi è rivolto questo workshop, chi è il candidato ideale?

Chiunque abbia una buona cultura e una grande passione per l’umanità e il suo destino. 

 

Foto di copertina realizzata da Roberto Colacioppo

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