Marcello Brecciaroli è inviato per la trasmissione di Rai3 e sarà il docente della Masterclass di specializzazione in video reportage e documentario giornalistico della nostra Newsroom Academy.
In che misura questa Masterclass può a tuo avviso contribuire a formare giovani professionisti del settore?
“Il video giornalismo è una branca molto particolare del giornalismo. Realizzare un reportage sulla carta stampata è sicuramente un mestiere difficile ma non richiede competenze tecniche sofisticate: tutti sappiamo scrivere, la selezione tra il bravo reporter e quello meno bravo avviene su altri aspetti come lo stile e la qualità della scrittura, sulla competenza giornalistica e sull’esperienza. Queste sono cose che è difficile insegnare ma anche imparare in un breve lasso di tempo, ci vogliono anni e ovviamente anche un po’ di talento. Nel video reportage, invece, la barriera tecnica all’ingresso è estremamente più alta. Bisogna saper usare una telecamera, saper scegliere e usare l’apparecchiatura audio, saper lavorare i file e montare. Non sono cose semplici da imparare. E non basta neanche: una volta acquisite le competenze tecniche bisogno imparare a organizzare il lavoro, a scrivere e presentare un soggetto, a creare un piano di produzione e, soprattutto, a “chiudere il pezzo” come si dice in gergo, ovvero a consegnare un prodotto professionale in tutti i suoi aspetti, dall’alto contenuto giornalistico e farlo in tempo. Questo è quello che insegniamo a fare in questa Masterclass”.
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Una Masterclass per imparare un mestiere: obiettivo fondamentale per chi vuole fare questo lavoro….
“I giovani devono sapere che nessuno in questo settore li assumerà mai per il loro curriculum o valutando il loro percorso di studi. Vale solo quello che sai fare e che puoi provare di saper fare. Perché nessuno ha tempo da perdere a insegnare il mestiere e se ti affido un servizio devo essere sicuro che il giorno della messa in onda sarà pronto. Perché non esistono piani B e non si può mandare in onda lo schermo vuoto con la scritta: “Ci scusiamo con i telespettatori ma il giornalista che doveva realizzare il servizio sta ancora imparando e non è riuscito a consegnare il lavoro in tempo”. Questo è un mondo spietato e per questo vale molto di più candidarsi a una posizione lavorativa mandando un link a un lavoro che si è fatto piuttosto che un curriculum. Per questo credo che la masterclass in video reportage sia una bella occasione: perché alla fine i partecipanti avranno realizzato un proprio reportage con standard di prima qualità, gli stessi che io e gli altri docenti applichiamo ai nostri lavori televisivi”.
Quanto conta acquisire un metodo per aver successo nella vostra professione?
“Il metodo è tutto ma non è qualcosa di statico, evolve anzi insieme a noi. Ci sono tanti processi nel mio metodo di lavoro che non consiglierei a un neofita, perché si basano sull’esperienza. Il campione russo di scacchi Garry Kasparov diceva che per essere campione del mondo di scacchi bisogna sapere più cose di un fisico nucleare ma poi bisogna avere la capacità di scordarsi tutto e usare la fantasia. Credo che questo concetto si applichi bene al nostro mestiere: ogni reportage è una sfida nuova e ci costringe ad adeguare il metodo. Ci sono però metodi efficaci per risolvere specifici problemi e quelli sono i cosiddetti “trucchi del mestiere”: come risolvere un nodo narrativo, come mettere a proprio agio un intervistato che fatica ad aprirsi, come rendere avvincente una situazione statica, quali precauzioni prendere in un teatro difficile. Ecco queste sono situazioni in cui avere metodo è indispensabile per non rimanere bloccati e anche per non andare nel panico”.
In che misura una storia può essere valorizzata non solo dal contenuto ma anche dai risultati che si ottengono curandola nel video, nel montaggio, nella definizione dei dettagli con cui viene presentata al pubblico?
“Il video è un linguaggio complesso fatto di tanti sottolinguaggi: basti pensare al solo audio che è elemento di spazialità tridimensionale. L’atto di guardare, una foto, un filmato, un’opera d’arte, crea una netta distinzione spaziale tra soggetto osservato e soggetto osservante. Il suono invece no, anzi, la caratteristica del suono è proprio l’essere immersivo. Ecco allora che il video coi suoi suoni e i suoi movimenti (un respiro affannoso, un’inquadratura sbilenca di una telecamera caduta a terra) possono portare dentro la storia, sul posto, nell’attimo, più di qualsiasi altro mezzo. Per questo amo il video reportage, perché prende per mano lo spettatore e gli dice: “vieni, andiamo insieme a scoprire questa storia”.
Quale ritieni essere una grande soddisfazione professionale della tua carriera?
Per fortuna ne ho avute molte tra cui è difficile scegliere. Vincere la prima edizione dei pitch al DIG AWARD nel 2015 è sicuramente una I queste, anche perché quella vittoria ha significato una svolta importante per la mia carriera. Ricordo però anche la prima puntata di Presa Diretta a cui ho assistito da membro della squadra, nella cabina di regia dello studio di Via Teulada da cui va in onda. Quando partì la sigla della trasmissione ricordo di essermi emozionato molto.
Cosa ti sentiresti di suggerire a chi con la Academy intende avviare un percorso professionale?
Di non demordere, perché è dura. Io ci ho messo quasi dieci anni prima di arrivare a una situazione professionale stabile. E’ un mondo chiuso ma si sta aprendo. La guerra in Ucraina ha obbligato le testate giornalistiche a riscoprire la figura del free lance. Per entrare bisogna fare qualcosa che non può essere ignorato neanche volendo. Se siete gli unici ad avere una storia o ad essere in un posto importante, dovranno per forza accorgersi di voi. E’ più semplice a dirsi che a farsi ma per lo meno non è impossibile. Nessuno ha mai detto che sia facile. Non lo è. Ma alla Masterclass I partecipanti entreranno in contatto con professionisti che potranno indirizzarli (e avranno il loro indirizzo mail). E’ un enorme aiuto”.
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