Arianna Zampini potrà realizzare un suo reportage, che vedrà la luce grazie al finanziamento della redazione. È lei una dei due vincitori del finanziamento, al termine del corso di fotogiornalismo tenuto da Marco Gualazzini nell’ambito di The Newsroom Academy, la scuola de ilGiornale.it e InsideOver. Arianna studia Storia dell’Arte e ha una formazione artistica ma, avvicinatasi alla fotografia grazie al fratello, ha iniziato a sperimentarla e usarla.
Come sei arrivata dalla fotografia come forma d’arte al fotoreportage?
Mi informo e leggo tanto e mi interessano molto le questioni sociali, sono impegnata a livello di attivismo. Penso sia stato questo il motore che mi ha portata ad andare oltre la fotografia come arte e a fare di più, per raccontare qualcosa e trasmettere un messaggio di espansione dei diritti.
Che lavoro hai presentato oggi?
Il dolore degli altri, un reportage che racconta le storie di diverse persone. Io lavoro in un bar per arrotondare e ho un sacco di connessioni, sento tante storie e ho conosciuto così le persone inserite nel mio reportage.
Perché hai scelto di raccontare queste storie?
L’idea è nata da un dolore mio, è questo quello che mi muove, sono traumi, esperienze che provo e devo trovare il modo di tirarlo fuori. Sono una persona che ascolta tantissimo: prima di questi scatti c’è stato un ascolto di ore. Il punto del mio lavoro è arrivare all’empatia, comprendere che è una storia pesante e riuscire a sentire cosa prova l’altra persona.
La redazione ha deciso di finanziare un’altra tua proposta. Di cosa si tratta?
È un progetto stilisticamente molto simile al lavoro che ho presentato oggi, ma il contenuto sarà molto più mirato. Ne Il dolore degli altri ho fotografato due ragazze transessuali giovanissime e mi hanno parlato molto apertamente di ciò che sentono, di quando erano bambine, del loro percorso attuale di transizione, degli amici e della famiglia. Sono situazioni che riguardano tutti gli aspetti della vita, psicologico, intimo e sociale. Quando ho conosciuto queste ragazze, che stanno scegliendo di essere donne, mi è sembrato un gesto così coraggioso e ho pensato di poter raccontare questa realtà.
Un’ultima domanda sul corso dell’Academy. Lo rifaresti?
Sicuramente lo rifarei, perché mi è piaciuto tanto. E mi è piaciuto perché è stata una sfida. Mi ha permesso di mettermi in discussione e questa è stata la cosa bella, perché se io avessi dovuto presentare un reportage senza questo corso, probabilmente non lo avrei fatto: il corso è stato utilissimo per imparare a mettersi in gioco veramente.