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Politica

Midterm Usa: la Florida repubblicana di Rubio e DeSantis tiene ma è un fortino sotto assedio

Midterm 2026: nel Partito Repubblicano la Florida di Rubio e DeSantis tiene ma è un fortino sotto assedio. Gli scenari.

Nell’ampia e complessa svolta politica che ha prodotto il cambio di maggioranza al Congresso Usa e la netta vittoria del Partito Democratico sul Partito Repubblicano alle elezioni di Midterm del 3 novembre, c’è un’anomalia che è in parziale controtendenza rispetto al dato nazionale: la Florida. Il Sunshine State ha infatti visto un esito positivo per il Grand Old Party, al confronto con la disfatta nazionale del partito del presidente Donald Trump. Alla Camera dei Rappresentanti la maggioranza repubblicana in Florida era di 20 seggi contro 8 democratici prima del voto, e tale rapporto di forza si è confermato dopo le Midterm.

Il Partito Repubblicano tiene in Florida

Nel voto del 3 novembre, inoltre, l’ex procuratrice generale della Florida, Ashley Moody, nominata nel gennaio 2025 dal governatore Ron DeSantis per completare il mandato conquistato nel 2022 dall’attuale segretario di Stato Marco Rubio, ha vinto l’elezione per mantenere l’incarico fino alla scadenza del termine naturale del mandato, nel 2028.

Moody, 51 anni, ha battuto di stretta misura la deputata statale Angie Nixon, candidata democratica espressione della sinistra del partito, col 50,9% contro il 48% della rivale. Byron Donalds, 48 anni, ha vinto con un margine ancora più stretto (50% contro 48,7%) la sfida per succedere a DeSanctis con il democratico David Jolly. Al tempo stesso, il Partito Repubblicano ha mantenuto la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti statale di Tallahassee, pur scendendo da 82 a 67 seggi contro l’ascesa dem da 34 a 49 deputati.

A una prima lettura, un’anomalia nell’onda blu che ha attraversato gli States: risultato confermato alla Camera, seggio al Senato e carica di governatore (col primo afroamericano eletto nella storia della Florida) mantenuti, maggioranza locale ridimensionata ma superiore alla soglia minima di 61 seggi. Questo conferma la natura della Florida di Stato a trazione repubblicana come è stata dall’ascesa di Trump nel 2016 a oggi, E ha dato sponda a chi, come lo stesso DeSantis, hanno voluto rivendicare il risultato come prova dell’esistenza di un’eccezione locale alla disfatta. Già nella notte tra 3 e 4 novembre, DeSantis ha ammesso che la motivazione della sconfitta stava soprattutto nell’incapacità repubblicana di ascoltare l’elettorato sul tema del costo della vita e ha difeso la tenuta del partito nel Sunshine State, non lesinando critiche al presidente Usa.

DeSantis guarda al 2028?

Manovre, queste, che sono state lette come un tentativo di DeSantis di inserirsi, in prospettiva, nella partita per le presidenziali del 2028, quando Trump non sarà più candidabile. Mentre J.D. Vance compiva l’analisi della sconfitta repubblicana invitando a ascoltare gli elettori, il governatore uscente costruiva il terreno per preparare un’eventuale sfida per ritagliarsi un ruolo nel Grand Old Party. Del resto la Cnn ha sottolineato che “DeSantis ha accusato l’amministrazione Trump di aver manipolato gli elettori, di non aver affrontato la corruzione a Washington e di aver gestito male l’attuazione della legge sull’immigrazione” e inoltre “ha esortato i repubblicani a ripensare il loro rapporto con le grandi aziende tecnologiche e a prestare attenzione alle crescenti preoccupazioni relative ai data center e all’intelligenza artificiale”, tema centrale per la riscossa dem e sulla cui possibile moratoria lo stesso Jolly ha costruito parte della sua campagna in Florida.

La sfida di Rubio

Dalla Florida, parimenti, arriva anche Marco Rubio, di cui si è scritto circa le possibili intenzioni (poi smentite) di lasciare il doppio incarico di Segretario di Stato e Consigliere della Sicurezza Nazionale per non legare troppo il suo nome a Trump da qui alle presidenziali che ci saranno tra due anni. Ipotesi però che si scontra con l’enorme influenza assunta dall’ex Senatore in seno all’amministrazione e con la sua capacità di esercitare un peso nell’agenda politica di Washington non legando troppo l’immagine politica alle decisioni più impopolari, come dimostrato dal ruolo giocato sulla guerra in Iran, ben distante da quello del frontman. Rubio custodisce il consenso di un’ampia fetta di elettorato latino di origine cubana residente in Florida che guarda notevolmente a destra e rappresenta uno zoccolo di consenso per il Grand Old Party. María Elvira Salazar, Mario Diaz-Balart e Carlos Giménez, i tre “Rubio Boys” che hanno sostenuto al Congresso le proposte del Dipartimento di Stato per mettere pressione a Cuba e rielaborare l’agenda politica Usa verso il Venezuela, sono stati rieletti con margini ristretti alla Camera e continueranno a operare anche nel Congresso che si insedierà a gennaio.

Il Gop vince ma i dem avanzano anche in Florida

Una Florida nell’amministrazione (Rubio) e una con esperienza di governo locale (DeSantis) sono le due anime del Sunshine State nel Partito Repubblicano. Dietro il risultato positivo, però, ci sono segnali politici che il Gop non può ignorare nemmeno in una delle sue roccaforti. Le vittorie arrivano, i margini però si comprimono nettamente. Moody al Senato ha battuto Nixon di poco più di 200mila voti, mentre nel 2022 Rubio aveva sfiorato il 58% dei voti e vinto con un margine di 1,2 milioni di suffragi contro la dem Val Demings. Di poco più di 100mila voti il margine di Donalds su Jolly, distante dal milione e mezzo di voti di distanza inflitto da DeSantis nel 2022 a Charlie Crist.

Scendendo nel dettaglio, l’analisi del New York Times sul flusso dei voti in Florida mostra trend interessanti. Nel voto per la Camera, inoltre, i dem guadagnano 9 punti nell’elettorato bianco, che costituisce quasi i due terzi della popolazione (59-39 per i repubblicani il computo), altrettanti tra quello afroamericano (per il 90% a favore del partito dell’asinello) e, cosa più importante, 20 tra i latini, che ora votano a maggioranza “blu”, 53% contro 46%. Nella corsa al Senato, invece, secondo le stime del Nyt i repubblicani perdono più o meno consensi in misura simile e guadagnano terreno solo tra i bianchi sopra i 65 anni, dove crescono di 2 punti.

Inoltre, va sottolineato che nel corso dell’anno DeSantis aveva promosso una politica di ridisegnamento dei distretti elettorali che avrebbe, secondo molti osservatori, portare a 24-4 la maggioranza repubblicana alla Camera in Florida. I democratici Kathy Castor, Darren Soto, Pia Dandiya e Jared Moskowitz, candidati nei seggi dove la tenuta del partito era rischio per il redistricting volto ad avvantaggiare i repubblicani, hanno però mantenuto in quota progressista i distretti. In parte, dunque, il pareggio rispetto al risultato del 2024 è un miraggio politico che porta con sé lo scacco inflitto alla scelta di ridefinizione dei distretti. Alla Camera locale, poi, il Partito Repubblicano aveva una supermaggioranza che di fatto rendeva minoritario il peso del voto dei democratici per ogni provvedimento che necessitasse una maggioranza superiore alla soglia di due terzi detenuta finora dai conservatori, la cui perdita segnala come la via per una competitività futura dei dem sia tutto fuorché chiusa.

Il futuro dei repubblicani passa anche dalla Florida

Il Partito Repubblicano in Florida vede in definitiva tenere una coalizione formata da una componente notevolmente conservatrice che ha in figure come DeSantis i suoi campioni ma la prospettiva che la vittoria possa portare con sé le basi per un radicamento democratico, come il caso del Texas insegna, non vanno sottolineate.

In tal senso, le due anime della Florida repubblicana, quella istituzionale di Washington centrata su Rubio e orientata a ampliare il consenso nelle decisive roccaforti latine e quella locale che ha fatto di diverse battaglie culturali, come quella dell’educazione, e del conservatorismo law and order (si pensi all’accelerazione di DeSantis sulle esecuzioni statali) un punto di riferimento dovranno trovare una sintesi per rispondere, anche nel Sunshine State, a una disaffezione generale verso i repubblicani a cui anche il loro Stato, nonostante i frangiflutti imposti all’onda blu, non è stato immune.

La Florida è stata più volte, nel recente passato, un laboratorio repubblicano: lo diverrà una volta di più per testare come un Grand Old Party che deve prepararsi al dopo-Trump gestirà la politica relativa a quella che è diventata di recente una sua roccaforte che si trova ora assediata e come saprà declinare quelle risposte concrete alle preoccupazioni dei cittadini Usa le cui mancanze sono state denunciate dal voto di un Paese intero. Anche da questo passa la capacità di restare competitivi nel 2028 in un’elezione che vedrà gli alti papaveri del conservatorismo della Florida potenzialmente protagonisti ma in cui da Stato tendenzialmente rosso è probabile che la Florida torni al suo tradizionale status di swing State.

Fonti

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