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Spionaggio

Mossad, la confessione di Barnea: “Abbiamo fatto arrestare 21mila iraniani per salvare i nostri agenti”

L’ex capo del Mossad rivela il motivo dei filmati pubblicati durante l’operazione Rising Lion. Trita Parsi: «Una delle ammissioni più crude»
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Nel giugno 2025, mentre Israele colpiva i siti missilistici e le difese aeree iraniane, il Mossad diffuse in tempo reale video che mostravano i suoi uomini in azione dentro l’Iran. Una mossa decisamente insolita per un’agenzia che di norma non sventola ai quattro venti le proprie operazioni, tanto più in un Paese straniero nemico come la Repubblica Islamica. A spiegarlo, ora, è l’ex direttore David Barnea, alla guida del Mossad dal giugno 2021 al giugno 2026.

Parlando davanti a un pubblico ristretto al Priority Summit, giovedì scorso, Barnea ha detto che i filmati furono pubblicati per proteggere gli agenti sul campo. In che modo? La pubblicazione del video con il logo del Mossad sui social all’inizio dell’Operazione Rising Lion fu infatti pensata per provocare arresti di massa e confondere i servizi iraniani.

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Le sue parole sono state rilanciate da Yediot Ahronot (uno dei principali quotidiani israeliani in formato tabloid, pubblicato in lingua ebraica a Tel Aviv) e di cui il Jerusalem Post ha confermato l’autenticità. L’obiettivo, ha spiegato, era spingere i Guardiani della rivoluzione (Irgc) a effettuare arresti in massa, fino a non riuscire più a distinguere gli agenti veri dagli innocenti. Un’ammissione che sta facendo molto discutere.

La verità dell’ex capo del Mossad

Secondo Barnea, nel secondo giorno di guerra l’Irgc arrestò 21.000 persone. Il ragionamento, ha affermato, è semplice: con numeri simili, anche se qualche agente viene fermato, prima o poi bisogna lasciarlo andare, perché le storie di tutti coincidono («camminavo per strada, guidavo»). Gli iraniani, a suo dire, avrebbero rilasciato tutti i detenuti. Barnea ha aggiunto che molte delle persone arrestate o giustiziate come «agenti del Mossad» non avevano nulla a che fare con l’agenzia, e che quasi nessuno dei suoi uomini fu catturato.

I video risalgono al 13 giugno 2025, giorno dell’attacco preventivo israeliano. Il Mossad rivendicò un ruolo da protagonista accanto all’aeronautica: tre filmati mostravano operazioni contro obiettivi missilistici e di difesa aerea, oltre ai preparativi, con i volti degli agenti coperti. Dalle immagini sembrava che l’agenzia avesse impiegato droni lanciati dall’interno del territorio iraniano. Il Jerusalem Post ricorda che in seguito è emerso l’uso di un intero magazzino di droni, di veicoli telecomandati e di numerosi agenti in loco, anche per assassinii mirati.

La lettura di Trita Parsi

L’ammissione di Barnea è stata subito commentata dal noto analista Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute, che l’ha definita «esplosiva». A suo giudizio è difficile trovare una conferma più brutale di come Israele abbia messo deliberatamente a rischio migliaia di persone che dichiarava di voler liberare. «Il capo del Mossad, David Barnea, ammette che Israele ha usato comuni iraniani come strumenti per proteggere gli agenti del Mossad nel Paese», ha scritto su X, Parsi. «Raramente si trova un’ammissione più cruda di come Israele abbia deliberatamente e con leggerezza messo in pericolo migliaia di persone che affermava di voler liberare».

Il tentato regime change

Come abbiamo già analizzato su InsideOver, il sostegno del Mossad alle proteste contro la Repubblica Islamica dell’Iran era noto. Già da mesi gli account ufficiali dell’intelligence israeliana in farsi incitavano apertamente la popolazione a scendere in piazza, mentre dichiarazioni pubbliche di ex alti funzionari americani come l’ex capo della Cia Mike Pompeo avevano reso esplicito il coordinamento tra Gerusalemme e Washington per appoggiare l’opposizione interna. Ma l’inchiesta pubblicata dal New York Times, basata su interviste a oltre una dozzina di attuali ed ex ufficiali americani, israeliani e di altri Paesi, svela un quadro molto più ampio e operativo: il Mossad non si è limitato a un sostegno mediatico o retorico, ma ha pianificato nel dettaglio una vera e propria operazione di regime change integrata nella strategia di guerra.

Tutto parte da metà gennaio, quando il direttore del Mossad David Barnea si presenta dal premier Benjamin Netanyahu con un piano ambizioso. Nei giorni immediatamente successivi all’inizio delle ostilità, i servizi israeliani sarebbero stati in grado di «galvanizzare l’opposizione iraniana», scatenando sommosse e atti di ribellione che avrebbero potuto portare al collasso del regime teocratico. Barnea illustra la stessa proposta anche a esponenti di alto livello dell’amministrazione Trump durante una visita a Washington.

Netanyahu la approva. Anche il presidente americano, nonostante dubbi tra i vertici Usa e in parte dello stesso apparato israeliano (in particolare nell’Aman, l’intelligence militare), sposa il piano, poi rivelatosi fallimentare: uccidere i leader iraniani nelle prime ore del conflitto e accompagnare i bombardamenti con una serie di operazioni di intelligence per incoraggiare una sollevazione di massa. Dopotutto, le valutazioni della Cia erano state chiare fin dall’inizio: un crollo completo del governo iraniano era «relativamente improbabile». E ora, arrivano anche le ammissioni di Barnea sui video del Mossad diffusi nel giugno 2025.

Fonti:

Yonah Jeremy Bob, «Ex-Mossad chief: Iran operations in 2025 released deliberately to confuse Tehran», The Jerusalem Post, 25 ottobre 2026, https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-912809.[](https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-912809)

Roberto Vivaldelli, “Il piano (fallito) del Mossad per far crollare l’Iran dall’interno: l’inchiesta del New York Times sulle rivolte,” InsideOver, 23 marzo 2026, https://it.insideover.com/media-e-potere/il-piano-fallito-del-mossad-per-far-crollare-liran-dallinterno-linchiesta-del-new-york-times-sulle-rivolte.html (consultato il 1° novembre 2026).

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