Appello al regime change a Cuba dopo mesi di «massima pressione» da parte degli Stati Uniti. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha invitato sui social i cittadini i cubani che vogliono cambiare il proprio Paese a passare all’azione. «Ora è il momento», ha scritto su X, pochi istanti dopo che il presidente Donald Trump, in occasione di un comizio per i candidati repubblicani nel Sud della Florida, aveva evocato un possibile intervento delle navi da guerra statunitensi a Cuba al ritorno dalla guerra contro l’Iran.
Il messaggio di Rubio, in inglese e in spagnolo, è inequivocabile ed è rivolto «a coloro che cercano di creare un cambiamento positivo». Nel suo post, Rubio parla di «promesse fallite», di «corruzione» e di «vite privilegiate di pochi». Ai cubani suggerisce di cogliere l’occasione «attraverso una partnership discreta con la Cia». Peraltro, nel testo inglese compare «discrete», che significa «separato», anziché «discreet», cioè «riservato». Con ogni probabilità si tratta di un errore, che non cambia il senso dell’appello. Il post è stato rilanciato anche dall’account ufficiale dell’agenzia di intelligence Usa. La stessa Cia, in spagnolo, ha pubblicato un vero e proprio manuale che spiega ai cubani su come contattare i servizi segreti americani in maniera sicura – attraverso Vpn e altre misure – senza essere beccati dal controspionaggio de L’Avana.
La replica dell’Avana e il commento di Blumenthal
La replica delle autorità cubane non si è fatta attendere. Il viceministro degli Esteri Carlos Fernandez de Cossio ha scritto su X: «Ora gli Stati Uniti ricorrono al reclutamento pubblico per la Cia». E ha aggiunto: «Deve esserci molta disperazione o miseria dentro l’agenzia per essere costretta a vendere i propri servizi come un tubetto di dentifricio».
Duro il commento del giornalista americano, fondatore di Grayzone, Max Blumenthal: «È bello vedere il Dipartimento di Stato che solleva la maschera della diplomazia e si rivela come copertura per operazioni di destabilizzazione malevole della CIA, mirate a installare governi fantoccio. Il tweet di Rubio dimostra la tesi di Killing Hope di William Blum». Il giornalista si riferisce a Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions Since World War II, il libro dello storico e ex funzionario del Dipartimento di Stato William Blum, il quale dociumenta decine di interventi, militari e dell’intelligence, compiuti dagli Stati Uniti dal secondo dopoguerra in poi. Un saggio che ricorda come, in modo sistematico, gli Stati Uniti abbiano tentato con alterni successi di rovesciare governi indipendenti, nazionalisti o di sinistra, per sostituirli con regimi più accomodanti verso i propri interessi strategici ed economici. Un tempo si faceva in maniera più discreta; ora, al tempo di Rubio e Trump, si tifa apertamente per il cambio di regime.
Portaerei e sanzioni
L’uscita di Rubio non nasce dal nulla. Da mesi l’amministrazione Trump ha introdotto misure volte a rendere la vita sull’isola insostenibile e provocare un cambio di regime. La portaerei Nimitz e le navi di scorta sono entrate nel Mar dei Caraibi meridionale a maggio, secondo il Comando Sud americano; nello stesso periodo, come raccontato da Andrea Muratore su InsideOver, il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato all’Avana per un incontro a sorpresa con alti funzionari del governo cubano, senza che siano trapelati dettagli. Lo stesso Rubio, a maggio, aveva dichiarato di preferire un accordo negoziato e pacifico, ma aveva aggiunto che la probabilità di raggiungerlo, «dato con chi abbiamo a che fare», non è alta. Infine, il Dipartimento di Giustizia ha incriminato l’ex presidente cubano Raúl Castro.
Nei giorni scorsi Cuba ha accusato gli Stati Uniti di minacciare diversi Paesi con dazi, restrizioni sui visti e altre misure ritorsive per indurli a cambiare il proprio voto sulla risoluzione che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si appresta a votare per chiedere la fine del lungo embargo contro l’isola. Ogni anno una larga maggioranza dell’Assemblea approva questo testo, non vincolante, che condanna le sanzioni imposte da Washington all’inizio degli anni Sessanta: l’embargo, considerato il più lungo della storia moderna, viene ritenuto una delle cause principali delle difficoltà economiche dell’isola. Mercoledì il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha denunciato che l’amministrazione di Donald Trump sta facendo pressioni sui membri dell’Assemblea affinché votino contro la risoluzione. Secondo Rodríguez, a guidare personalmente la campagna, che a suo dire andrebbe avanti da mesi, sarebbero il segretario di Stato Marco Rubio e l’ambasciatore statunitense all’Onu Mike Waltz.
InsideOver ha documentato sul campo la situazione – drammatica – di Cuba attraverso vari reportage. Leggili QUI.
Fonti:
“Rubio tells Cubans ‘now is the time’ to act to see political change,” The Guardian, 23 ottobre 2026, https://www.theguardian.com/us-news/2026/oct/23/marco-rubio-cuba-trump.
Andrea Muratore, “Gli Usa strangolano Cuba e poi trattano: Rubio offre aiuti, il capo della Cia Ratcliffe chiede ‘riforme’,” InsideOver, 15 maggio 2026, https://it.insideover.com/politica/gli-usa-accerchiano-cuba-il-blocco-soffoca-lavana-rubio-usa-larma-degli-aiuti-il-capo-della-cia-in-visita.html.
Eleonora Piergallini, “Cuba, assedio alla popolazione: modalità sopravvivenza,” InsideOver, 25 aprile 2026, https://it.insideover.com/reportage/politica/cuba-assedio-alla-popolazione-modalita-sopravvivenza.html
“Frammenti di una Cuba dimenticata,” InsideOver, giugno 2026, https://it.insideover.com/gallery/frammenti-di-una-cuba-dimenticata.html.
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