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Difesa

Space Warfare: la deterrenza si gioca in orbita

Nella Space Warfare la chiave è la deterrenza, che si deve ottenere con maggiore situational awareness e con assetti offensivi e difensivi


L’economia spaziale, ovvero ruotante intorno all’utilizzo dello spazio orbitale, nel 2025 ha superato i 600 miliardi di dollari, anche grazie al recente ingresso di attori privati che si sono offerti come provider di servizi di messa in orbita, ma non solo.

Oggi, lo spazio non è più terreno esclusivo degli Stati, bensì una dimensione in cui società private forniscono servizi diventati essenziali come l’imaging, il segnale GPS e internet. L’utilizzo militare dello spazio, diventato un vero e proprio dominio al pari di quelli terrestre, marittimo, aereo e insieme al più recente, quello cyber, ha assunto un’importanza sempre più grande proprio perché dallo spazio arrivano dati utili per la condotta delle operazioni, e oggigiorno, grazie alle nuove tecnologie, nello spazio avvengono processi fondamentali per le stesse. (Tema che trattiamo spesso nella nostra Newsletter, InsideWeek, l’iscrizione è gratuita).

Se sino a qualche anno fa, i satelliti aiutavano le forze armate a vedere più lontano, a comunicare su vaste distanze e a colpire con precisione, e le immagini satellitari e i dati di allerta missilistica aiutavano le truppe a decidere dove muoversi, quando agire e quando mettersi al riparo, oggi con la capacità di calcolo raggiunte si sta iniziando ad avere la possibilità di elaborare nello spazio i dati raccolti da piattaforme spaziali e di ottenere un’informazione di pronto utilizzo, invece di dover completare questo processo a terra.

Lo spazio quindi sta diventando un dominio sempre più importante per l’ambito delle operazioni militari, ma anche per la stessa architettura commerciale, economica e di sicurezza di una nazione.

Pertanto la tematica della Space Warfare, ovvero della condotta delle operazioni militari nello spazio, sta assumendo sempre più i contorni di un vero e proprio campo di battaglia in cui il conflitto si manifesta con l’utilizzo di assetti in orbita.

Ha destato parecchio scalpore l’annuncio, effettuato a inizio settembre da parte dell’U.S. Air Force, che gli Stati Uniti hanno già posizionato in orbita “armi per il controllo dello spazio”. Secondo alcuni analisti, potrebbe facilmente trattarsi di satelliti in grado di effettuare Electronic Warfare (EW), in particolare il jamming delle frequenze di trasmissione dei satelliti avversari, rendendoli di fatto inservibili.

Altri attori internazionali, come la Russia, hanno avviato un’importante programma ASAT (Anti Satellite) basato principalmente su satelliti killer che rilasciano piccoli veicoli che colpiscono i satelliti avversari, oppure satelliti in grado di effettuare operazioni di prossimità agganciandosi ai propri obiettivi per portarli fuori dalla loro orbita prevista. La Cina, sta puntando sulle capacità non cinetiche basate a terra, come laser per accecare le ottiche dei satelliti in LEO (Low Earth Orbit), pur disponendo – come la Russia – di missili ASAT in grado di colpire i propri bersagli nello spazio partendo dalla superficie terrestre.

La soluzione offerta dalle armi a energia diretta (laser, microonde, armi a radiofrequenza), risulterebbe essere quella ottimale per poter disabilitare i satelliti avversari senza l’inconveniente della creazione di centinaia di migliaia di frammenti in orbita che possono andare a colpire anche gli assetti amici. Per la stessa motivazione, anche l’esplosione di un ordigno nucleare in orbita è sconsigliabile in quanto l’EMP (Electro Magnetic Pulse) che ne deriverebbe non è circoscrivibile o orientabile.

Nell’ultimo documento dottrinale dell’U.S. Space Force, si afferma oltretutto che il dominio spaziale nel 2040 sarà un ambiente altamente contestato in cui proprio l’EW sarà preponderante al punto da diventare una vera e proprio nuova dimensione di combattimento quasi a livello di uno dei classici domini di un conflitto.

Il punto fondamentale per la gestione di questo ambiente, pertanto, è ancora una volta la capacità di esprimere una deterrenza credibile nello spazio o comunque rivolta allo spazio. Per esprimere una deterrenza è fondamentale la consapevolezza situazionale (situational awareness) che però richiede non più solo essere in grado di effettuare la sorveglianza di un assetto spaziale, ma capirne le intenzioni.

A tale scopo, innanzitutto è necessario rafforzare la sorveglianza in orbita attraverso tutte le modalità di osservazione ma soprattutto avere capacità di calcolo in orbita, con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, per poter elaborare velocemente i dati raccolti e ottenere un’informazione plausibile sulle intenzioni di una manovra spaziale di un avversario. Se questa nuova situational awarness rappresenta il punto di partenza, quello finale è il possesso di capacità spaziali offensive e difensive in grado di scoraggiare azioni avversarie ostili o di neutralizzarle.

Anche in questo caso, data la caratteristica del dominio preso in considerazione, l’automazione deve essere centrale nella gestione della minaccia oltre che nella sua valutazione. Ancora una volta, la gestione delle capacità offensive e difensive deve essere oculata per evitare di mettere a rischio gli assetti spaziali “amici”, pertanto sono da escludere quei sistemi d’arma che possano creare detriti nel loro utilizzo.

Se il punto chiave è la deterrenza, è anche vero che occorre formulare dei piani operativi per le operazioni spaziali qualora la deterrenza dovesse fallire, ma più ancora occorre formulare dei piani operativi per le operazioni spaziali per rispondere o contrastare quelle attività aggressive “sotto soglia” che si sono osservate negli ultimi anni da parte di attori come la Russia e la Cina. L’inattività, da quest’ultimo punto di vista, è controproducente e serve solamente a rendere l’avversario più sicuro di sé e quindi spingerlo ad alzare il livello di scontro, sino al punto che, malauguratamente, non sarà più possibile rinunciare a una qualche forma di risposta altrettanto aggressiva causando pertanto un’escalation che non si limiterebbe all’ambiente spaziale.

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