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Difesa

Crisi di Ceuta, Marocco e Spagna alle schermaglie navali

Durante la crisi migratoria di Ceuta, navi da guerra marocchine sono entrate nelle acque territoriali spagnole

Lunedì 12 ottobre, il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato che alcune unità navali marocchine sono entrate nelle acque spagnole al largo di Ceuta senza autorizzazione, in seguito all’attraversamento di massa di migranti nell’enclave nordafricana avvenuto a fine luglio.

La notizia è stata diffusa da TVE e da El Pais, il quale riferisce di esserne stato messo a conoscenza da fonti anonime confermate. Sanchez ha minimizzato gli episodi, definendoli isolati, e ha sottolineato l’importanza delle relazioni con il Marocco. “Dobbiamo riconoscere che, tra due Paesi vicini, episodi isolati di questo tipo possono verificarsi”, ha dichiarato il leader spagnolo a TVE, aggiugendo che “siamo vicini. Sono stati giorni intensi, ma la cooperazione tra le marine militari prosegue senza intoppi, a prescindere da quell’episodio” sottolineando anche che le relazioni con il Marocco sono “molto importanti”.

La Spagna, durante quell’episodio, ha inviato una fregata per respingere le unità navali dalle acque territoriali spagnole, ma l’incidente non si sarebbe limitato a una singola intrusione. Secondo quanto riferito da El Pais, le navi da guerra marocchine (una fregata e “parecchie motovedette”) non si sarebbero limitate a effettuare un semplice transito o un ingresso accidentale, bensì avrebbero messo in atto una “violazione intenzionale e ripetuta delle acque territoriali spagnole, un episodio con pochi precedenti”. Sembra anche che la presenza navale marocchina sia proseguita nei primi giorni di agosto, causando tensioni e sfiorando una collisione tra navi militari dei due Paesi.

La grave ondata migratoria che ha coinvolto Ceuta in quei giorni estivi, coinvolgendo circa 72mila persone, ha provocato tensioni tra Madrid e Rabat alimentate dal sospetto di una possibile azione di guerra ibrida, così come avviene sul fronte orientale dell’Alleanza Atlantica al confine con la Bielorussia.

Sebbene la Spagna abbia spesso riconosciuto l’impegno del Marocco nel gestire i flussi migratori, Madrid ha anche ceduto alle pressioni della sinistra e del Partito Popolare, in un contesto di promesse elettorali volte a tutelare gli interessi locali. Venerdì scorso, il re del Marocco Mohammed VI ha dichiarato che il modello di cooperazione con la Spagna in materia di migrazione ha raggiunto i suoi limiti, definendo “obsolete” le decisioni dei tribunali spagnoli che ostacolano il rimpatrio di minori e richiedenti asilo.

La questione del territorio

Anche se la maggior parte dei migranti ha fatto ritorno nelle settimane successive alla traversata, in migliaia sono rimasti. Le dichiarazioni del sovrano, pronunciate durante il discorso di apertura dell’anno legislativo in Parlamento, hanno rappresentato anche una risposta ad “affermazioni irresponsabili” provenienti da certi ambienti politici e mediatici, nonché alla palese strumentalizzazione della situazione in Spagna. Il re ha affermato che il Marocco ribadisce come “tale partenariato sia una scelta sovrana e un impegno volontario”, aggiungendo che “non sarà mai soggetto ad alcuna pressione, minaccia o ricatto”.

Sebbene ufficialmente Madrid stia gettando acqua sul fuoco in merito allo sconfinamento delle unità navali marocchine, quell’episodio rappresenta un atto politico vero e proprio messo in scena in un momento di stress determinato dall’ondata migratoria. Ceuta e Melilla sono possedimenti della corona spagnola in Africa settentrionale rispettivamente dal 1580 e dal 1497 che però sono rivendicate da Rabat – al pari del Sahara Occidentale annesso dal Marocco.

Molto probabilmente, l’azione marocchina si configura quindi come un tentativo di affermare la propria sovranità su Ceuta mettendo in evidenza l’incapacità spagnola di gestire la sicurezza di quel territorio. Tentativo vanificato appunto grazie alla pronta risposta della marina militare di Madrid.

Periodicamente, la questione dei due territori spagnoli viene sollevata dal Marocco, che vorrebbe negoziare con la Spagna il loro passaggio sotto la sovranità marocchina, ma storicamente quelle due exclavi spagnole sono sempre appartenute alla corona spagnola prima ancora della nascita di un regno marocchino. Il Ministero degli Esteri spagnolo ha ribadito tale posizione, affermando che l’integrità territoriale del Paese “non è mai stata, né sarà mai, oggetto di discussione con alcuno”.

Il ripetuto ingresso non autorizzato nelle acque territoriali spagnole di navi da guerra marocchine si configura quindi come un vero e proprio atto di guerra ibrida al pari di altri eventi simili che accadono, con maggiore frequenza quindi su una scala maggiore, in altri teatri del globo: la Cina, ad esempio, per cercare di affermare la propria sovranità sulle isole nipponiche Senkaku, ne viola le acque territoriali con unità della Guardia Costiera, e similmente agisce anche nel Mar Cinese Meridionale, sebbene in quel caso non si possa parlare di acque territoriali ma di Zona Economica Esclusiva.

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