È un momento di profondi cambiamenti per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’agenzia delle Nazioni Unite che monitora la salute pubblica globale è alle prese con una riorganizzazione radicale dei finanziamenti in seguito al ritiro degli Stati Uniti e a un conseguente buco stimato nei conti di circa mezzo miliardo di dollari all’anno.
L’organizzazione con sede a Ginevra sta inoltre preparando la successione di Tedros Ghebreyesus, attuale direttore generale in carica, arrivato al secondo e ultimo mandato consentito e in uscita nell’agosto 2027.
La Cina, che da tempo è interessata ad assumere maggiori responsabilità all’interno delle agenzie delle Nazioni Unite e di altri organismi multilaterali, è pronta a sfruttare i due vuoti lasciati dagli statunitensi: sia quelli economici che gestionali.
Il Dragone è intanto diventato il principale finanziatore dell’Oms con quasi 276 milioni di dollari di contributi obbligatori per il biennio 2026-2027. Difficilmente Pechino riuscirà tuttavia a rimpiazzare gli Usa nel breve periodo. Il gap tra i finanziamenti dei due Paesi resta ancora importante. Un esempio? Tra il 2022 e il 2023 gli Stati Uniti hanno contribuito al sostentamento dell’Oms con 1,3 miliardi contro i 157 milioni cinesi.

La candidata della Cina per la guida dell’Oms
La grande svolta cinese nell’Oms, più che sul lato finanziario, potrebbe concretizzarsi sul fronte gestionale dell’agenzia. Il gigante asiatico ha infatti nominato la funzionaria Song Li come candidato alla carica di direttore generale dell’organizzazione per il post Ghebreyesus.
Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning, ha dichiarato che Song, in caso di elezione, aiuterebbe l’Oms a “svolgere un ruolo più positivo nel migliorare la salute e il benessere di tutta l’umanità”. “Nell’attuale contesto la salute globale si trova ad affrontare un compito difficile e impegnativo. La nomina di Song Li dimostra la volontà della Cina di collaborare con tutte le parti per costruire una comunità della salute per tutti, e riflette il suo fermo sostegno per il multilateralismo e per l’Oms”, ha aggiunto Mao.
Song Li ha lavorato per oltre due decenni nel campo della salute materno-infantile e vanta una lunga esperienza in materia di politiche sanitarie e cooperazione internazionale, sulla carta proprio quello che servirebbe all’Oms. La signora dovrà in ogni caso sfidare altri altri sei candidati, in rappresentanza di Arabia Saudita, Belgio, Qatar, Botswana, Indonesia e Spagna, alcuni dei quali già resi noti, come Hans Kluge, direttore dell’Oms per l’Europa, e Hanan Balkhy, responsabile per il Mediterraneo orientale.
In caso di vittoria Song diventerebbe la seconda cittadina cinese a guidare l’Oms dopo Margaret Chan, di Hong Kong, che ha diretto l’organizzazione tra il 2007 e il 2017.
Pechino punta su Song Li
Il cv di Song Li è denso di informazioni. Sappiamo che ha studiato medicina clinica specializzandosi in ginecologia e ostetricia presso l’Università di Medicina dello Shandong, dove ha conseguito anche un master tra il 1997 e il 2000. Tra il 2006 e il 2010 ha conseguito un dottorato di ricerca in sanità pubblica presso l’Università di Pechino. Nel 2010 ha invece trascorso sei mesi all’Università di Harvard come visiting scholar in salute globale.
Song ha iniziato a lavorare nell’amministrazione sanitaria cinese nel 2002, all’interno della Commissione nazionale per la salute cinese, come responsabile di programma nel Dipartimento per la salute materno-infantile, salvo poi diventarne vicedirettrice e poi direttrice. Nel 2023 è stata nominata segretaria della Federazione nazionale delle donne cinesi, l’organizzazione ufficiale che rappresenta le donne nel Paese. Nello stesso anno Pechino l’ha candidata alla guida dell’Ufficio regionale dell’Oms per il Pacifico occidentale ma la sua corsa si è infranta contro Saia Ma’u Piukala, medico ed ex ministro della Salute di Tonga.
Adesso Song Li proverà a occupare lo scranno più alto dell’Organizzazione Mondiale della Salute. Una bella responsabilità per lei e l’intera Cina, visto che il Dragone si è impegnato a versare all’Oms ulteriori 500 milioni di dollari nei prossimi cinque anni e che Pechino punta gradualmente a rimpiazzare gli Stati Uniti all’interno dell’agenzia.

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