Lo sfondo dorato del Partenone trasformato nel palcoscenico ideologico del potere statunitense. È sulla collina della Pnice, affacciata sull’Acropoli e sul celebre tempio che domina Atene, che Marco Rubio ha infatti tenuto la conferenza stampa in occasione della sua visita in Grecia il 7 ottobre. Un discorso in cui il Segretario di Stato USA si è rivolto all’intera Europa per ribadire le direttrici del movimento conservatore statunitense e per tracciare la direzione che l’Occidente, secondo Washington, dovrebbe assumere nello scenario globale contemporaneo. Il tutto in una città blindata, il cui centro è stato convertito in un’area ad altissima sicurezza, provocando dure contestazioni di piazza e accese polemiche tra le forze politiche greche.
Atene e Washington rafforzano la partnership su difesa, energia e sicurezza
La Grecia è stata la seconda tappa di un tour europeo del Segretario di Stato americano iniziato in Islanda e che si concluderà l’8 ottobre in Portogallo. Rubio ha guidato la delegazione statunitense per il sesto Dialogo Strategico USA-Grecia, con l’obiettivo di rafforzare la partnership dei due Paesi su aspetti come la cooperazione in materia di difesa — che, come ricordato dal Ministro degli esteri greco Giōrgos Gerapetritīs, «ha raggiunto livelli senza precedenti» — e la sicurezza regionale ed energetica. Rispetto a quest’ultimo piano, Rubio ha sottolineato come l’espansione del Corridoio Verticale del Gas abbia consolidato la posizione della Grecia come hub energetico e facilitato l’aumento delle esportazioni di GNL dagli Stati Uniti verso l’Europa.
Mentre in materia di sicurezza nell’area, il leader statunitense ha affermato che «la Grecia è particolarmente esposta» a migrazioni di massa, tratta e terrorismo, annunciando un Memorandum d’intesa che prevede più scambio di informazioni antiterrorismo tra le forze dell’ordine e una cooperazione «più proattiva». Il rischio da evitare, ha aggiunto, è che «la culla dell’Occidente» sia minacciata da «decisioni sbagliate» e inerzie.
Rubio invita l’Europa a «riaccendere il fuoco»
Ma è dalla storica collina dell’assemblea ateniese che Rubio ha tenuto un discorso, intriso di retorica e indirizzato a tutti gli alleati europei, in cui ha celebrato il ruolo dell’antica Grecia nel plasmare la civiltà occidentale — e, di riflesso, quella statunitense —, e l’organizzazione della vita civile «attorno alla competizione, all’ambizione, alla contesa» in quella che era «una lotta perpetua per essere i migliori, i più forti, i più belli». Il politico di origine cubane ha soprattutto criticato quella che definisce la debolezza dell’Occidente, e ha esortato l’Europa a «risvegliarsi dal suo letargo» e «riaccendere il fuoco che fu acceso qui millenni fa».
Non sono mancati i riferimenti ai fasti del passato italiano e alla cristianità, il cui emblema sono «le cattedrali di Milano, Colonia e Firenze» e il genio di Michelangelo. «Oggi, ci troviamo a un bivio. Perché il prossimo decennio e le decisioni che prenderemo scriveranno la storia del prossimo secolo. Il percorso che intraprenderemo determinerà se l’Occidente manterrà il suo posto al vertice del mondo o si rassegnerà a un futuro di atrofia, servitù e declino. Sceglieremo di agire ora o perderemo del tutto la possibilità di agire», sono state le sue parole. Rubio ha sostenuto che la Grecia è al centro di una trasformazione in linea con le direttrici tracciate dagli Stati Uniti e si è augurato che tutta l’Europa segua l’esempio del Paese ellenico perché «ci troviamo a un punto di svolta: un punto di svolta non solo nella storia della mia nazione, ma in quella di tutta la nostra civiltà».
Rubio agli alleati: ricostruire eserciti e industrie
Nel discorso di Atene, Rubio ha inoltre posto la dimensione bellica al centro della propria riflessione strategica, liquidando l’idea che le istituzioni sovranazionali abbiano cancellato le rivalità geopolitiche. «La guerra non è scomparsa semplicemente perché abbiamo preferito la pace», ha ammonito il Segretario di Stato, accusando l’Occidente di essersi cullato nell’illusione del pacifismo mentre gli Stati rivali continuavano ad armarsi e ad avanzare. Secondo Rubio, le democrazie occidentali si sono rese colpevoli di aver delocalizzato le industrie e «lasciato che i nostri eserciti si indebolissero e decadessero».
In un contesto segnato a suo dire dalla rinnovata competizione tra grandi potenze, è necessario «ricostruire le nostre istituzioni e le nostre alleanze per affrontare insieme queste minacce». Sul piano pratico, questo richiamo alle armi riflette la strategia dell’amministrazione Trump: da un lato la corsa per il predominio statunitense nei settori della difesa, dei droni e delle tecnologie belliche; dall’altrol’imperativo rivolto agli alleati della NATO a seguire l’esempio della Grecia, accelerando sulla spesa militare fino alla soglia del 5% del PIL per evitare il declino e la subordinazione dell’Occidente.
Washington guarda con favore all’asse tra Grecia e Israele
Proprio in riferimento alle minacce evocate dal capo della diplomazia statunitense, incarnate in particolare dall’Iran di cui Rubio ha parlato anche in un’intervista rilasciata al quotidiano greco Kathimerini, nel corso della visita ad Atene è stato ribadito come Washington veda con grande favore l’intesa strategica e militare tra la Grecia e Israele. Il Paese mediterraneo ha infatti ha sviluppato una stretta collaborazione in materia di difesa con lo Stato ebraico, considerata dagli Stati Uniti un elemento positivo per la stabilità dell’intera regione. Sul piano operativo, la convergenza tra i due Paesi si riflette anche negli armamenti: la Grecia ha formalmente richiesto agli Stati Uniti specifiche munizioni per i suoi futuri caccia F-35, comprese alcune delle stesse dotazioni fornite dalle forze armate americane a Israele.
«Il nostro rapporto con Israele è importante. È profondo, è storico. Vi parlo oggi nel terzo anniversario di uno degli attacchi terroristici più orribili di sempre, che ha davvero cambiato il mondo, non solo Israele. Quindi è un rapporto importante e in cui investiamo», ha affermato Rubio, rimarcando come la Grecia abbia cercato di svolgere un ruolo simile in questo senso.
Vietati i raduni, fermi preventivi al presidio per la Palestina
Ed è stato proprio il legame con Israele e la situazione nell’Asia occidentale a generare attriti significativi all’interno della società civile greca. In concomitanza con la visita di Rubio ad Atene era stata convocata presso il Freedom Park una manifestazione di protesta contro le azioni militari israeliane nei territori palestinesi. Le autorità greche hanno tuttavia vietato tutti i raduni nel centro cittadino per motivi di sicurezza, procedendo a fermi preventivi di manifestanti greci, di un cittadino palestinese residente ad Atene e di giornalisti presenti sul posto per documentare l’evento.
Sulla piattaforma X, il giornalista Dimitri Lascaris ha denunciato il proprio arresto arbitrario avvenuto ad Atene insieme al collega Alexis Daloumis e ad altri manifestanti. La misura repressiva, secondo il reporter, ha colpito persone innocenti che intendevano semplicemente documentare o partecipare a un presidio di protesta contro il genocidio in Palestina. I fermati sono stati condotti al distretto centrale di polizia e trattenuti forzatamente per diverse ore, venendo poi rilasciati senza che venisse formalizzata alcuna accusa o contestazione di reato.
«Saluti dall’Atene occupata. Mentre Marco Rubio ci fa visita, ci hanno rifilato un nuovo lockdown», è stato il commento sarcastico dell’ex Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.
Fonti
https://www.ekathimerini.com/politics/foreign-policy/1317517/us-and-greek-interests-overlap
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