L’AfD contro l’antisemitismo: nel mirino c’è la sinistra
Il partito tedesco accusato di revisionismo sulla Shoah chiede al Parlamento tedesco di combattere l’antisemitismo. Quello di sinistra.
È il 29 luglio quando l’AfD presenta al Bundestag una mozione che chiede un’azione più dura contro l’antisemitismo di sinistra. Tra le richieste: formare gli agenti dei servizi di protezione della Costituzione a riconoscerlo meglio, soprattutto quando riguarda Israele e la Palestina.
Poi, il 20 settembre, a Berlino vince Die Linke, il partito di estrema sinistra: 25,7%, prima forza della capitale. Una campagna contro i grandi gruppi immobiliari e per politiche sociali a favore dei più poveri.
Nel resto del Paese, intanto, l’AfD cresce. Alle regionali di settembre è primo partito in Sassonia-Anhalt, con il 43,8%, e in Meclemburgo-Pomerania. A livello nazionale oggi è intorno al 30%.
Dopo il voto di Berlino, l’accusa dell’AfD diventa di tutti. La CDU chiede che la Linke berlinese venga esaminata dai servizi di protezione della Costituzione. SPD e Verdi, i possibili alleati di governo, chiedono chiarimenti e conseguenze. E al Bundestag, in un dibattito convocato proprio su richiesta dell’AfD, tutti gli altri gruppi parlamentari attaccano Die Linke.
Il motivo? Die Linke non ha mai nascosto la vicinanza alla comunità palestinese di Berlino. E ha parlato apertamente di genocidio.
Dal 7 ottobre la linea delle istituzioni tedesche è una sola. Attivisti che sfilano per la Palestina e contro il genocidio vengono fermati, picchiati, perquisiti, arrestati.
Così, mentre in piazza la polizia reprime chi si oppone a un genocidio in corso, partito di estrema destra, al cui interno siedono figure che invocano il revisionismo storico, diventa il paladino della lotta all’antisemitismo.