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Difesa

La Nasa vuole riportare in aria un Blackbird, l’aereo spia più veloce di tutti i tempi

Esiste la possibilità che il Blackbird 844 sparito dagli schermi possa riapparire in una veste sostanzialmente diversa o “rielaborata”.

Un SR-71 Blackbird sparito dagli occhi dei satelliti e un’informazione “classificata” che il capo della NASA avrebbe anticipato rivolgendosi ai suoi uditori in modo enigmatico, postando l’immagine di quello che per molti potrebbe essere un nuovo aereo sperimentale che ricorda il design dell’uccello nero, l’aereo spia più veloce della storia. Da queste due informazioni, la domanda che sta togliendo il sonno a tutti gli appassionati di aeronautica: il Blackbird sta per riprendere il volo?

Forse vi sarà capitato di vedere Mayday nelle ultime settimane. Una favola sulla Guerra Fredda disponibile sulla piattaforma Apple TV, in cui un aereo spia americano viene abbattuto nelle profondità più remote del territorio sovietico e un’ex spia del KGB decide di concedere il suo bislacco e rocambolesco aiuto al pilota sopravvissuto in virtù del suo amore per Top Gun, il cult movie degli anni Ottanta. Ebbene, l’aereo protagonista di questo nuovo film sarebbe proprio un SR-71 Blackbird, l’Uccello nero della CIA prima e della NASA poi, che è stato sviluppato dalla Skunk Works, la segretissima divisione di ricerca e sviluppo della Lockheed, e ha visto per anni i piloti migliori indossare tute di volo gialle simili a quelle degli astronauti, per compiere missioni di fotoricognizione altamente classificate, sorvolando territori altamente ostili a una velocità mai vista prima.

Chi non ha mai visto la sagoma dell’SR-71 Blackbird, scoprirà che la sua forma iconica, caratterizzata da un profilo allungato simile a quello di una spada con piccole ali a freccia, dove compaiono gondole motore affusolate, culminante in derive inclinate, è praticamente unica nel suo genere; non meno della sua capacità di superare la velocità di Mach 3 per compiere missioni di ricognizione nei cieli di Unione Sovietica, Cina, Cuba e Corea del Nord, decollando dalle piste in condizioni decisamente particolari: in fase di rullaggio questo velivolo pionieristico perdeva carburante dalle giunture, dato che i suoi serbatoi in titanio erano specificamente progettati per “autosigillarsi” soltanto quando il forte calore d’attrito raggiunto in fase di volo ad alta velocità faceva “dilatare” l’intera struttura.

È proprio delle scorse settimane la notizia che uno di questi aerei – tra gli ultimi rimasti – è sparito dalla sua posizione, una piattaforma di cemento presso l’Armstrong Flight Research Center della NASA che si trova presso la base aerea Edwards. Sparito in quelle che le riviste di aeronautica avevano inizialmente definito come “circostanze sospette”. L’esemplare in questione, numero di coda 844, precedentemente segnato come 61-7980 e in servizio presso l’US Air Force, è di fatto l’ultimo dei 32 Blackbird prodotti, e l’ultimo a volare nel 1999.

I piani della Nasa

Secondo Aviation Week, le immagini satellitari dimostrano che l’esemplare 844 non viene avvistato dal 17 maggio, e alcuni associano la sparizione all’ipotesi che la NASA intenda riportarlo in volo, o voglia quantomeno “sfruttarlo come base di riferimento o addirittura come fonte di componenti per una nuova cellula”. Verso la fine dello scorso decennio, la Lockheed Martin e la sua divisione di ricerca e sviluppo nota per il logo della puzzola con lo sguardo beffardo che incrocia le braccia al motto di “Be quick, be quiet, be on time”, ovvero “Sii veloce, sii silenzioso, sii puntuale”, avevano lanciato l’idea di un successore per il leggendario aereo spia, aprendo alla possibilità di un SR-72. Lasciando tutto alla nostra fantasia.

Una fantasia che ci riconduce alla scena iniziale di Top Gun: Maverick, in cui il veterano Pete Mitchell raggiungeva una velocità di Mach 10, pari a circa 12.350 km/h, a bordo di un velivolo sperimentale ipersonico denominato “Darkstar”. Considerato da alcuni un chiaro riferimento all’SR-72. Attualmente non è chiaro a che punto siano le ambizioni di Lockheed in merito, dato che dopo averne parlato a lungo, l’azienda ha taciuto, lasciando ipotizzare che il programma sarebbe rimasto sulla carta, o fosse proseguito in massima segretezza. Ed è qui che tornano d’interesse le parole dell’amministratore Jared Isaacman e della NASA, l’ultima ad operare sul Blackbird, che in passato ha lavorato anche ad altri velivoli sperimentali capaci di volare a regime supersonico e ipersonico e, ovviamente, navette spaziali.

Isaacman ha dichiarato che i piani della NASA, che sta “ricostituendo una flotta di velivoli sperimentali della serie X”, potrebbero comprendere lo sviluppo di un nuovo velivolo sperimentale capace di volare ad alta quota e ad alta velocità, utilizzando come sfondo la sagoma di un aereo che ha subito richiamato alla mente proprio il celebre SR-71 Blackbird.

Aggiungendo in un secondo momento, dopo i primi rumors, la domanda: “Siete sicuri che sia un Blackbird?”

Un velivolo senza equipaggio?

Alle domande ricevute nel merito, la NASA ha risposto sempre in maniera evasiva, ripercorrendo la storia recente del velivolo. “Rimettere in servizio un Blackbird per test ad alta velocità – un ambito tornato in primo piano nell’aeronautica militare dopo decenni di abbandono – si tratterebbe di un’impresa estremamente complessa. Gli SR-71 sono stati ritirati dal servizio da tempo (…) Sebbene il Pentagono possa tecnicamente recuperarne alcuni attualmente in regime di ‘prestito’, ripristinarne anche solo uno rappresenterebbe una sfida enorme, dato che l’intero ecosistema di supporto che un tempo li sosteneva è scomparso da decenni. Tuttavia, disporre di un jet capace di superare Mach 3 per i test costituirebbe una risorsa fondamentale in questa nuova era di esplorazione del volo ad alta velocità”.

L’attenzione è poi stata rivolta alla possibilità di un nuovo velivolo che potrebbe trarre ispirazione dal Blackbird: “D’altra parte, è certamente possibile costruire un nuovo velivolo sperimentale che superi l’SR-71 in termini di quota e velocità, pur basandosi sul suo ‘DNA’. Un simile velivolo potrebbe sfruttare materiali, avionica, sistemi di controllo del volo e motori di ben sette decenni più moderni rispetto al suo predecessore. È possibile che esistano già dimostratori tecnologici di questa categoria nell’ambito dei programmi classificati; la NASA potrebbe acquisirne uno una volta che il Pentagono ne avrà declassificato l’esistenza”.

Aggiungendo infine: “Indipendentemente dalle modalità di acquisizione di un velivolo così particolare, un elemento distintivo fondamentale potrebbe essere la presenza di un pilota umano a bordo, sebbene non si possa escludere l’opzione di un velivolo senza equipaggio”. “La NASA vanta una lunga tradizione nello spingersi oltre i confini dell’aviazione sperimentale e continuiamo a esplorare opportunità per valorizzare questa eredità”. E sembra puntare a “volare più in alto, più lontano e più velocemente di quanto abbia fatto negli ultimi decenni”. “Riconosciamo l’interesse suscitato dall’SR-71 e dalla sua straordinaria storia presso la NASA, ma al momento non abbiamo ulteriori informazioni da condividere riguardo a questo velivolo”.

A fronte di tutto questo, esiste una piccola possibilità che l’esemplare 844 sparito dagli schermi possa riapparire in una veste sostanzialmente diversa o “rielaborata”. Ma è presto per dirlo, e la NASA sembra voler giocare, nei limiti della classificazione delle informazioni top-secret, con l’interesse che ha raccolto per questa mossa.

Gli SR-71 Blackbird sono stati dismessi a causa della complessità della loro gestione e per via dell’onerosa manutenzione. Alla fine della Guerra Fredda, la temporanea diminuzione delle minacce globali e l’avvento dei satelliti avevano reso superflua una flotta di aerei spia supersonici e, solo dopo gli attentati dell’11 settembre, si ipotizzò di rimettere in servizio un Blackbird a supporto della “Guerra globale al terrorismo”; la spesa prevista, che si aggirava tra i 40 e i 45 milioni di dollari, raffreddò gli animi. Ora, i tempi e le minacce sono cambiati.

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