In linea d’aria, tra la penisola coreana e l’Ucraina, ci sono oltre 7.200 chilometri di distanza. Eppure c’è un filo rosso sempre più visibile che parte dall’Estremo Oriente e termina la sua corsa sul fronte militare russo-ucraino. Da un lato la Corea del Sud ha deciso di sostenere Kiev rifornendo di aiuti umanitari il governo guidato da Volodymyr Zelensky e di armamenti letali i Paesi del fianco settentrionale e orientale della Nato. Dall’altro la Corea del Nord, in virtù del partenariato strategico del 2024 siglato tra Kim Jong Un e Vladimir Putin, ha fatto altrettanto con la Russia, in maniera ancora più profonda, mettendo armi e soldati a disposizione dell’alleato.
Se nordcoreani e russi continuano a dialogare, scambiandosi informazioni sensibili e altri equipaggiamenti militari, i rapporti tra sudcoreani e ucraini sono però minati da inaspettate tensioni. La motivazione ufficiale? La cattura da parte di Kiev di due soldati di Pyongyang, o meglio, la violazione ucraina di un presunto accordo segreto sul trasferimento dei prigionieri nordcoreani preso tra Ucraina e Corea del Sud.
Corea del Sud-Ucraina: tensioni diplomatiche
Tutto è iniziato quando Zelensky, pochi giorni fa, ha dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il suo Paese aveva “inviato due prigionieri di guerra nordcoreani nella Repubblica di Corea”. Seoul, che da tempo attendeva di prendere in custodia gli uomini, ha reagito convocando il più alto diplomatico di Kiev in Corea del Sud per chiedere spiegazioni.
Le parole del presidente ucraino non sono affatto piaciute al suo omologo sudcoreano Lee Jae Myung. Il motivo starebbe in un fantomatico accordo di segretezza sul trasferimento di prigionieri nordcoreani, raggiunto da entrambe le parti ma violato da Zelensky.
L’intesa sarebbe stata proposta dall’Ucraina, alla luce delle pressioni interne che avrebbero chiesto di sfruttare i prigionieri come pedine di scambio con cittadini ucraini detenuti dalla Russia, e accettata dalla Corea del Sud, per tutelare la sicurezza dei militari e delle loro famiglie, oltre che per preservare le relazioni con Pyongyang.
In seguito alla rivelazione di Zelensky, Lee ha scritto su X che l’Ucraina aveva violato “accordo di riservatezza” definendo la mossa come deplorevole. Secca la replica del consigliere di Zelenskyy, Dmytro Lytvyn, secondo il quale non esisterebbe alcun accordo di riservatezza.

Seoul non vuole essere trascinata in guerra
Il ministero degli Esteri sudcoreano ha comunicato all’ambasciatore dell’Ucraina a Seoul che c’era “accordo chiaro” e che i due Paesi “avevano deciso di trattare la questione (del trasferimento dei prigionieri nordcoreani ndr) in via confidenziale”. L’ufficio di Lee ha puntato il dito contro Kiev, spiegando che questo atteggiamento “danneggia gravemente la fiducia” tra i due governi.
Il presidente sudcoreano ha addirittura minacciato misure non meglio specificate contro l’Ucraina a meno che Kiev non riconosca l’esistenza dell’accordo di riservatezza sopra citato. “Se il rifiuto di riconoscere i fatti e di presentare scuse pubbliche dovesse persistere, adotteremo ulteriori misure”, ha scritto lo stesso Lee su X. “Non vorrei definirlo un incidente. Diciamo che si tratta di un malinteso diplomatico“, ha risposto il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha.
La situazione rimane tesa. Perché mentre Russia e Corea del Nord sono sempre più coordinate, Ucraina e Corea del Sud sono ai ferri corti. La posizione di Seoul è stata chiara fin da subito: ha condannato le azioni di Mosca, si è unita alle sanzioni occidentali e, nel momento in cui i nordcoreani hanno iniziato a sostenere i russi, ha fornito assistenza non militare a Kiev. Lee, che vorrebbe riprendere il dialogo con Kim, non ha alcuna intenzione di superare questo limite. Per questo il tentativo di Zelensky di forzare la mano non gli è affatto piaciuto.

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