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Politica

Kushner fa il mediatore a Gaza ma guadagna con le armi israeliane: l’inchiesta della Cnn

Secondo la Cnn, la società di Kushner è primo azionista di un gruppo israeliano con grosse quote in aziende militari

Un conflitto d’interesse che rischia di inguaiare Jared Kushner, genero del presidente Usa Donald Trump e inviato speciale per la pace. Mentre trattava come inviato della Casa Bianca su Gaza, Kushner vedeva crescere i profitti della sua società d’investimento in un gruppo finanziario israeliano con partecipazioni nell’industria militare dello Stato ebraico. A rivelarlo è un’inchiesta della Cnn, che riaccende i riflettori sulla figura opaca del «ministro ombra» dell’amministrazione Trump e promotore degli Accordi di Abramo.

Kushner e gli investimenti nel complesso militar-industriale di Israele

Al centro dell’inchiesta dell’emittente Usa c’è Phoenix Financial, colosso israeliano attivo nel campo delle assicurazioni e delle pensioni. Affinity Partners, la società di private equity di Kushner con sede a Miami, ne è diventata il primo azionista dopo aver raddoppiato la propria quota cinque giorni prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il «miglior investimento» della sua società, secondo quanto affermato dallo stesso Kushner. Ora la Cnn è riuscita a ricostruire una parte del portafoglio di Phoenix. Ne emergono centinaia di milioni di dollari investiti in Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano, con una quota di almeno 265 milioni di dollari.

Ma Phoenix ha partecipazioni anche in altre otto aziende del complesso militar-industriale dello Stato ebraico: Next Vision (telecamere per droni, oltre 68 milioni), Reshef Technologies (spolette per proiettili d’artiglieria, almeno 40 milioni), Ashot Ashkelon (componenti per carri armati, oltre il 10% del capitale), Israel Shipyards (motovedette d’attacco), oltre a piccole quote in Boeing e Caterpillar. Guarda caso, tutte e nove le società in cui ha investito il genero del presidente Usa hanno visto salire il valore delle loro azioni, una crescita dovuta – ovviamente – al genocidio a Gaza.

Va precisato, come nota la Cnn per dovere di cronaca, che Affinity non possiede direttamente quei titoli, ma guadagna quando Phoenix fa profitti. E i profitti non sono mancati: a luglio la società di Kushner ha ceduto un quarto della sua partecipazione incassando oltre 340 milioni di dollari, più di cinque volte l’investimento iniziale. Resta comunque il primo azionista, con il 7,4% valutato oltre un miliardo.

L’assenza di trasparenza

Kushner impiega un «trucco», o meglio un’escamotage, per evitare di dichiarare pubblicamente i suoi investimenti. Il genero del presidente Usa agisce infatti come un consulente «volontario» dell’amministrazione Usa, ma non ricopre alcun incarico ufficiale. Una scelta che gli evita l’obbligo di rendere pubbliche le proprie finanze e lo mette al riparo da controlli ben più approfondiri. La Cnn precisa che, al momento, non ci sono prove del fatto che la sua attività diplomatica abbia influenzato gli investimenti esaminati, e il suo legale nega ogni coinvolgimento nelle decisioni di Phoenix, di cui Kushner non è mai stato consigliere.

Tuttavia, lo stesso Kushner aveva raccontato a Forbes di mantenere un «dialogo molto attivo» con Affinity Partners, incontrandone i vertici ogni poche settimane: circostanza che il legale ha confermato, precisando che i contatti si sono ridotti con l’aumentare dell’impegno diplomatico.

I dubbi, tuttavia, rimangono. Peraltro non è certo la prima volta che il possibile conflitto d’interesse di Kushner finisce sotto la lente d’ingrandimento della stampa. Già lo scorso 13 marzo il New York Times aveva rivelato che il genero di Trump, mentre faceva da negoziatore per gli Stati Uniti in Medio Oriente, stava cercando di raccogliere almeno 5 miliardi di dollari per Affinity dai regimi del Golfo. Secondo cinque fonti citate dal quotidiano, i rappresentanti della società avevano già incontrato il fondo sovrano saudita PIF, primo e storico investitore con i suoi 2 miliardi, che per accordo ha diritto di prelazione in ogni nuova raccolta. Nel mirino anche i fondi di Emirati e Qatar.

Il bello è che, nel dicembre 2024, Kushner aveva assicurato che avrebbe evitato «preventivamente» ogni conflitto d’interessi e che non ci sarebbe stato bisogno di raccogliere capitali nei quattro anni successivi. Le cose, evidentemente, sono cambiate quando Trump è tornato al potere, in maniera effettiva. Sul caso è intervenuto anche il giornalista Glenn Greenwald, che su X ha parlato di una «corruzione del secondo mandato Trump senza precedenti» per portata e sfrontatezza: l’uso del potere pubblico per arricchire non solo il presidente ma anche i figli e i rispettivi coniugi, con miliardi di nuova ricchezza.

Fonti:

CNN. “Jared Kushner’s Company Has Large Stake in Firm with Israeli Military Links.” CNN, 1 ottobre 2026. https://edition.cnn.com/2026/10/01/us/jared-kushner-israel-gaza-investments-invs-vis.

Rob Copeland e Maureen Farrell, “Jared Kushner Solicits Funds for His Firm While Working as Mideast Envoy,” New York Times, 13 marzo 2026, https://www.nytimes.com/2026/03/13/business/jared-kushner-affinity-mideast-funds.html.

Monica Hunter-Hart e Giacomo Tognini, “How Jared Kushner’s Bold Bets in the Middle East Made Him a Billionaire,” Forbes, 16 settembre 2025, https://www.forbes.com/sites/monicahunter-hart/2025/09/16/how-jared-kushners-bold-bets-in-the-middle-east-made-him-a-billionaire/.



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