Secondo alcune riprese trasmesse dalla televisione russa e analizzate il 28 settembre dall’analista OSINT TheDeadDistrict, le unità mobili russe di difesa aerea potrebbero aver iniziato a impiegare sistemi missilistici spalleggiabili (MANPADS) di fabbricazione cinese, identificabili nei modelli QW-18 o QW-19, oppure loro varianti prodotte su licenza o derivate in Iran.
Sulla natura dell’arma comparsa durante un’esercitazione della 51ª Divisione di Difesa Aerea Russa presso Rostov sono state avanzate diverse ipotesi. Alcune fonti indicano nel Misagh-2 il possibile candidato: si tratta di un sistema missilistico spalleggiabile di fabbricazione iraniana, dotato di un sistema di guida a infrarossi per l’intercettazione di bersagli aerei. Sviluppato dallo Shahid Kazemi Industrial Complex di Teheran, è equipaggiato con un sistema di ricerca passivo a infrarossi che consente l’ingaggio dei bersagli da qualsiasi direzione (all-aspect). A sua volta, il sistema costituisce una variante del missile cinese QW-2 Vanguard, dal quale deriva la tecnologia di base.
E qui l’analisi si complica. La componente di forma scatolare collocata nella parte anteriore del lanciatore ha fatto parlare di una possibile variante del Misagh-3, di cui però non si conoscono evidenze fotografiche. Mentre altri hanno invece suggerito una somiglianza diretta con armi della famiglia QW cinese.
Secondo quanto emerso da una conversazione con militari russi, il sistema sarebbe denominato Iva (in italiano: salice), ma il suo aspetto non trova corrispondenza in nessuno dei MANPADS attualmente in servizio nelle forze russe. Non è da escludere che si possa trattare di una nuova arma russa basata su progetti iraniani o cinesi.
L’utilizzo tattico di questa tipologia di armi non va sottovalutato. Su queste pagine è stato già segnalato l’impiego, nel teatro mediorientale, del sistema terra-aria a corto raggio iraniano denominato Majid, indicato come probabile responsabile dell’abbattimento di un F-15 americano lo scorso aprile.
Le implicazioni strategiche di una possibile fornitura iraniana o cinese a Mosca sarebbero ancora più ampie.
Cooperazione strategica in corso?
L’ipotesi che quest’arma di difesa aerea sia di diretta origine straniera, oppure derivi indirettamente da una progettazione o da tecnologie straniere, va interpretata nel quadro della più ampia riconfigurazione delle relazioni militari di Mosca determinata dalla guerra in Ucraina a partire dal febbraio 2022.
Risale al 4 febbraio 2022 la dichiarazione congiunta di una “cooperazione strategica bilaterale” tra Mosca e Pechino dichiarata “senza limiti” e senza “aree di cooperazione vietate”, condizionata dal mutato del contesto internazionale. Già nel 2021, Iran e Cina avevano sottoscritto un simile accordo di cooperazione della durata di 25 anni, esteso a diversi settori.
Ma è il Trattato di Partenariato Strategico Globale tra Iran e Russia del gennaio 2025 a delineare il perimetro della cooperazione nell’ambito della difesa e del procurement militare tra Mosca e Teheran.
Attraverso l’art. 6 del Trattato, in particolare, i firmatari si sarebbero impegnati a “sviluppare la cooperazione tecnico-militare sulla base dei rispettivi accordi”, nonché a “garantire un adeguato coordinamento” in materia attraverso sessioni annuali dei rispettivi organismi di lavoro competenti. Rientrano in questa cooperazione non solo l’adattamento russo del drone Shahed-136 iraniano, trasformato in Geran-2, ma anche la probabile cooperazione nell’ambito dell’intelligence militare, per il supporto al targeting mirato di obbiettivi statunitensi nella regione.
La fornitura iraniana di nuovi MANPADS potrebbe costituire un nuovo tassello di questo quadro. Lo scorso luglio l’Iran ha stipulato un contratto per ricevere fino a 400 sistemi MANPADS cinesi della famiglia QW e di tipo FN-16.
A differenza delle batterie di difesa aerea fisse, i MANPADS possono garantire una maggiore mobilità tattica, quindi offrire un’alternativa economica ed efficace per ingaggiare velivoli a bassa quota, come elicotteri e droni.
L’eventuale fornitura iraniana o cinese di nuovi sistemi a corto raggio alla Russia confermerebbe il crescente interesse comune per la cooperazione e lo scambio tecnologico finalizzati al contrasto delle minacce nella zona aerea litoranea, sempre più rilevante nei teatri operativi ad alta intensità.
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