Il tentativo di far schiantare un aereo passeggeri della compagnia emiratina Flydubai su Israele è stato sventato. E grazie sostanzialmente a tre uomini. Secondo le prima ricostruzioni il pilota avrebbe accoltellato il co-pilota, ma questi, ferito, sarebbe riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio così da permettere ai passeggeri di farvi irruzione e immobilizzare il dirottatore.

L’areo, però stava precipitando e a salvare la situazione sembra siano stati “due persone dell’equipaggio, un russo e un ucraino, ambedue piloti fuori servizio”, come riferisce Israel Hayom, che sono riusciti a riprendere le redini dell’aereo e a farlo atterrare in sicurezza in Arabia Saudita.
Una sequenza di eventi che però è ancora tutta da charire, perché nel momento in cui scriviamo non è ancora tutto chiaro. Stranamente, perché tutti i passeggeri sono sani e salvi e devono aver raccontato quanto successo con dovizia di particolari, comprese le nazionalità dei piloti e dei piloti che hanno salvato tutti.

La mancanza di informazioni certe a diverse ore dall’incidente, e soprattutto dall’attarreggio, suscita domande, anzitutto se si voglia creare una narrazione ad hoc eliminando testimonianze scomode e valorizzandone (o altro) altre. Perplessità, tutto qui, che nascono dalla constatazione che la propaganda usa di tutto, non butta via niente; figuriamoci un evento tanto drammatico.
Netanyahu, che alcuni giorni fa, tornando dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha fatto una tappa segreta negli Emirati arabi (confermata da Abu Dhabi), ha subito allertato il gabinetto di sicurezza.
Proprio ieri il premier aveva allarmato sul rischio di un attacco imminente contro Israele, che sarebbe avvenuto prima delle elezioni, anche se il suo allarme era stato prontamente smentito dall’esercito, che aveva comunicato che non c’erano segnali di un attacco del genere. Evidentemente ne sapeva più dei suoi militari, che pure hanno un servizio di informazioni alquanto sofisticato.

Se l’attacco fosse riuscito, sia che l’aereo si fosse schiantato su una città israeliana sia che fosse precipitato al suolo uccidendo i passeggeri israeliani, la colpa sarebbe stata data ovviamente all’Iran, con tutto quel che consegue: guerra, stato di emergenza in Israele, annullamento delle elezioni. Conseguenze che, ovviamente, ancora incombono, eccome.
Ed è sulle conseguenze dell’atto terroristico che occorre interpellarsi attraverso la fatidica domanda: a chi giova? Ieri avevamo dato spazio a un articolo pubblicato da Haaretz che ci sembra oggi più attuale che mai (vedi Piccolenote: “Trump tratta con l’Iran, Netanyahu cerca di rilanciare la guerra”).

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